Open banking, che cosa manca ancora per avere standard e semplicità | Economyup

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Open banking, che cosa manca ancora per avere standard e semplicità



Cosa manca alle soluzioni di open banking chieste da mercato e consumatori in termini di innovazione e interventi legislativi? Per esempio uno standard comune nella fruizione dei nuovi servizi ed esperienze di pagamento meno rallentate. Ecco un’analisi delle attuali lacune e come superarle

di Giovanni Vattani

10 Ago 2020


Open banking, servono standard comuni

Con questo articolo chiudiamo il nostro viaggio alla scoperta del presente e del futuro dei pagamenti elettronici. Dopo aver descritto attori e processi ed aver esaminato le novità introdotte dalla PSD2, oggi cercheremo di capire quali sono le soluzioni che il mercato ed i consumatori chiedono (palesemente o inconsciamente) e cosa manca per renderle disponibili, sia in termini di innovazione che di interventi legislativi.

Open banking, l’importanza di uno standard comune

Cominciamo ad analizzare ciò che manca dal punto dal visto legislativo; l’Autorità Bancaria Europea (EBA), nell’emanare i paradigmi dell’Open Banking ha obbligato le istituzioni finanziarie che sviluppano le API (Application Programming Interface) per consentire l’accesso ai dati da parte dei TPP (Third Party Provider), a non creare ostacoli nel processo e ad osservare gli standard tecnici di regolamentazione (RTS) e gli standard aperti, sicuri e comuni, per la comunicazione (CSC).Come già avvenuto in passato però, ogni banca ha interpretato a suo modo tali direttive ed ha contribuito a creare un ecosistema di API abbastanza disomogeneo. Le maggiori frizioni, come hanno fatto notare alcuni TPP in una nota indirizzata ad EBA, vengono rilevate nel processo di autenticazione dell’utente: in buona sostanza le API reindirizzano il cliente, che magari ha iniziato la sua transazione da un dispositivo mobile, verso un client web, rendendo l’esperienza molto macchinosa. Tale processo viene ritenuto comunque superfluo, considerando che il cliente si è già autenticato in maniera forte (Strong Customer Authentication – SCA) nella propria applicazione mobile. Meno frizioni più fluidità.

L’importanza di migliorare i pagamenti istantanei

Un’altra lacuna da colmare sembra essere quella dei pagamenti istantanei tramite POS. Alcune banche europee permettono ai propri clienti di effettuare questa tipologia di pagamento ma, al momento, lo stesso servizio non è accessibile dai TPP che, temporaneamente, non hanno accesso a soluzioni di pagamento nel mondo fisico.

Questione sicurezza: non rallentare troppo l’esperienza di pagamento

In termini di sicurezza, sempre interpretando liberamente le normative, alcune banche, involontariamente o meno, rallentano l’esperienza di pagamento tramite PISP (Payment Initiation Service Providers), sia richiedendo di digitare il numero di conto sul quale effettuare l’addebito (quando potrebbe essere semplicemente esposto per una conferma one click), sia richiedendo più volte la conferma dell’identità del cliente nel corso della transazione. Ci sono infine alcune banche che, anche se consce che il consenso del cliente per una operazione tramite PISP, deve essere conferito soltanto al TPP, richiedono, per il buon esito della stessa, un consenso preventivo a questo tipo di operazioni.

Direi che EBA ha ancora il suo da fare: non basta semplicemente concepire un nuovo sistema di accesso ai dati ed alle transazioni di pagamento, ma occorre, con uno sforzo sicuramente molto importante, cercare di standardizzare le modalità di esposizione e fruizione di questi nuovi servizi da parte delle banche. Lasciare in sospeso questa tematica potrebbe portare ad una mancata realizzazione dell’Open Banking, consentendo al mondo bancario di chiudersi a riccio in maniera paradossalmente maggiore che in passato ed aprirsi soltanto stipulando precisi accordi di fornitura di servizi e prodotti. Temo che chi aveva profetizzato, grazie all’avvento dell’Open Banking, il tramonto delle banche tradizionali a beneficio del Fintech e delle neo Bank, si stia già ricredendo.

Open banking: gli sviluppi futuri

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Analizziamo ora i possibili sviluppi futuri in ambito di prodotti e servizi. Iniziamo dal tema del wealth management. Abbiamo visto come, sia le banche tradizionali che i player più innovativi, stiano proponendo sempre più soluzioni di gestione patrimoniale ai propri clienti, un tema, stando alle ultime ricerche di settore, particolarmente caro ai Millennials. Le offerte attualmente sul mercato possono raggrupparsi in tre categorie: la prima è costituita da uno o più prodotti da “scaffale”, chiavi in mano, offerti in qualità di “rivenditori” di prodotti altrui, la seconda consente l’accesso a prodotti “a scelta guidata” (in base ad una breve serie di domanda si instrada il cliente verso l’una o l’altra soluzione) e poi ci sono i player che offrono una piccola scelta di prodotti sviluppati in casa (offerti da chi ha la licenza per farlo). Ritengo che, al fine di raggiungere la platea più ampia possibile, le società che offrono questo tipo di servizi dovrebbero costruire un modello “iper-personalizzato”, coniugando le potenzialità dei robo advisor, le potenzialità (per ora inespresse) delle API e prodotti di investimento socialmente responsabili. Ho ragione di ritenere che questo sia l’unico modello che consentirà di vincere la concorrenza in questo campo e di realizzare soluzione realmente innovative e remunerative.

Nel pensare ai prossimi sviluppi in tema di pagamenti in Europa, dobbiamo assolutamente considerare quelli che sono i maggiori competitors al di fuori del nostro continente e che si stanno, più o meno velocemente, radicando alle nostre latitudini: WeChat, AliPay, ApplePay, SamsungPay. Se vogliamo veramente che l’Europa non diventi terra di conquista, non bastano gli interventi direttivi della Comunità Europea e di EBA. Questi competitors vanno “combattuti” sul loro campo, cercando di generare prodotti simili, per quanto riguarda semplicità d’uso, velocità e disponibilità, ma che abbiano un respiro europeo; l’onda lunga partita dai paesi nordici, che vede la prevalenza dell’uso di strumenti quali i wallet digitali interoperabili, dovrà pervadere quanto prima il resto d’Europa. Sicuramente l’iniziativa EPI (European Payment Initiative) va in questa direzione ma dovrà avere più sponsor e più forza per sperare di raggiungere i propri obiettivi. Parallelamente, ritengo sia giunto il momento, come già annunciato a più riprese, che l’Europa si doti di una versione digitale dell’Euro; il tema è stato reso ancora più urgente dagli ultimi sviluppi in tema di CBDC (Central Bank Digital Currencies), considerando appunto che, sia la Cina che gli Stati Uniti stanno rapidamente traguardando soluzioni del genere e questo rischierebbe di schiacciare ancora di più la nostra valuta.

Per chiudere, posso affermare che ci sarà bisogno, aldilà degli interventi citati in precedenza, anche di una intensificazione della regolamentazione e della gestione della sicurezza nel mondo Fintech, considerando la sua espansione corrente e futura. La sicurezza assumerà via via un ruolo sempre più importante e, ritengo, che soluzioni veramente innovative da questo punto di vista possano essere portate soltanto dalla Blockchain, tecnologia che renderà possibile lo sviluppo di soluzioni in tanti altri ambiti: dall’identità digitale, alla cosiddetta valuta di scopo (transazioni che al loro interno includono anche le regole attraverso le quali devono essere portate a termine le transazioni stesse), le già citate CBDC, il settore dell’Insurtech e quello del DeFi (Decentralized Finance).

A prestissimo e … mai paura !

 

Giovanni Vattani

Da oltre 20 anni nel settore dei pagamenti, ha contribuito all’adozione ed alla diffusione, nel settore B2C delle Utilities, di sistemi di pagamento innovativi quali PayPal, MyBank e CBill. Partecipa…