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Cos’è la DeFi: opportunità e rischi della finanza decentralizzata

La finanza classica è un sistema chiuso, governato dalle istituzioni, intermediato, la DeFi, finanza decentralizzata, è un sistema aperto, governato dagli utenti e dagli investitori stessi, perciò disintermediato, veloce ed economico, ma non regolamentato e ad alto rischio. Qui i dettagli per saperne di più

Pubblicato il 03 Mag 2023

DeFi, finanza decentralizzata

L’acronimo DeFi letteralmente significa Decentralized Finance, finanza decentralizzata, ed è un’evoluzione del mondo crypto ap­plicata ai servizi finanziari. Il denaro digitale e le criptovalute, come il Bitcoin creato nel gennaio 2009 – e da allora anche tutte le altre migliaia di criptomonete che lo hanno seguito – è sostanzialmente denaro programmabile, progettato per operare su una rete digitale decentralizzata.

Cos’è e come funziona la DeFi

Una rete digitale decentralizzata è estremamente capillare e resistente, in quanto non offre alcun punto di crisi: se uno o più nodi dovessero disattivarsi, i nodi superstiti possono reindirizzare la connessione attraverso la rete, impiegando altri nodi online. Mentre è connesso alla rete, ciascun nodo può comunicare con gli altri nodi utilizzando uno specifico protocollo, che permette di realizzare e convalidare transazioni o altri tipi di contratti digitali e quindi anche servizi finanziari.

I principali servizi finanziari che sono stati disintermediati con la DeFi sono innanzitutto quelli di Lending (prestatore), Borrowing (mutuatario), Trading, prodotti derivati, Asset management e Insurance. E i volumi di valore che viaggiano e vengono scambiati attraverso servizi di finanza decentralizzata sono già enormi: lo scorso anno sono stati superati i 200 miliardi di dollari.

L’e­ra della disintermediazione finanziaria

Siamo nell’e­ra della disintermediazione, della decentralizzazione, non solo della moneta – con le criptovalute – ma anche del mercato finanziario, e ciò è possibile attraverso una tecnologia ‘un­stoppable’, che non si può fermare.

Come rimarca Roberto Gorini nel libro Crypto Economy’, pubblicato da Roi Edizioni, “i protocolli decentralizzati sono di tutti e di nessuno”, e il DeFi “è un settore altamente a rischio e non controllato, per cui occhio alle truffe e ai protocolli troppo giovani e sog­getti ad hackeraggi. Se le cryptovalute, come Bitcoin, non sono hackerabili, questi protocolli lo sono e potreste per­dere tutto. Ciò non toglie che la loro portata innovativa sia devastante e che alcune delle menti più brillanti al mondo stiano lavorando a sviluppare questi progetti”.

Finanza classica versus DeFi

La DeFi ha ricalcato molti dei servizi già offerti dalla finan­za classica, ma ne ha anche aggiunti altri, che con la vecchia tecnologia non era possibile offrire. Tuttavia, ci sono grandi differenze strutturali e concrete.

–La finanza classica è: un sistema chiuso, governato dalle istituzioni, (quindi) intermediato, piuttosto lento e costoso, burocratico, ma anche controllato e tutelato.

–Il mondo finanziario DeFi è un sistema aperto, governato dagli utenti e investitori stessi, perciò disintermediato, veloce ed economico, non regolamentato, non tutelato e ad alto rischio.

C’è da osservare che anche il vecchio mondo finanziario, benché tutelato e controllato, ha comunque un grado di rischio elevato se non si sa cosa si sta comprando o se ci si affida ciecamente a intermediari. L’eccesso di controllo non ha mai tutelato del tutto gli inve­stitori da truffe o perdite importanti.

“La commistione fra tecnologia, economia e crittografia, offre la possibilità di gestire un sistema completamente decentrato, sicuro e resiliente, ma anche accessibile pubblicamente, a partire dal quale si possono realizzare nuovi tipi di applicazioni”, sottolinea Mervyn King in La fine dell’alchimia’, pubblicato in Italia da Il Saggiatore. In questo modo, “diventa possibile concepire, effettuare e proteggere tramite la blockchain complesse attività finanziarie, e il tutto a costi minimi e senza contare su una terza parte”.

Attività finanziarie di Lending e Borrowing

Alcune piattaforme permettono a detentori di cryptovalu­te di prestarle al mercato in cambio di un interesse, mentre i borrower (mu­tuatari) le prendono a prestito. L’attività di Lending nel mondo DeFi è la più importante e genera già oggi profitti enormi.

La piattaforma garantisce le parti perché il borrower deve mettere del collaterale per prendere in prestito: l’attività più frequente è quella di de­positare bitcoin o ethereum e prendere in prestito crypto­dollari, e di solito il collaterale in garanzia vale almeno il doppio di ciò che si prende in prestito, questo per evitare le conseguenze della volatilità.

Le piattaforme più famose di lending hanno volumi di depositi piuttosto alti, come Aave.com (con valore dei depositi di oltre 12 miliardi di dollari) e Compound.finance (valore depositi di oltre 6 miliardi di dollari).

Dex, trading e Liquidity provider

Un’altra attività già consolidata nel panorama DeFi è quella del trading sugli exchange decentralizzati (Dex). È come fare trading in Borsa, ma senza aprire una posizione in banca o presso un’istituzione finanziaria, lo si fa direttamen­te verso altri utenti che mettono a disposizione la liquidità.

Il funzionamento di un exchange decentralizzato è completamente diverso da una piattaforma di trading. Su un exchange centralizzato c’è un utente che offre, ad esem­pio, bitcoin contro dollari (maker) e un altro utente che ac­cetta l’offerta e compra bitcoin in cambio di dollari (taker), il tutto è regolato da un terzo (exchange) che garantisce che le due partite vengano scambiate in sicurezza, e per questo l’exchange prende una commissione. Invece nell’exchange decentralizzato c’è un utente che fa da Liquidity provider e l’altro che compra o vende. L’utente che mette a disposi­zione la liquidità prende una commissione.

DeFI: tutto è gestito dal protocollo, l’algoritmo della piattaforma

Tutto è gestito dal protocollo (algoritmo della piattaforma, in pratica: l’ap­plicazione) senza intermediari: i due utenti si scambiano i token direttamente. Non c’è bisogno di conoscere l’altro utente, né di fidarsi di lui, ci si può fidare dell’algoritmo che scambierà simultaneamente i due token. Tra i Dex più utilizzati nel panorama DeFi ci sono Uniswap.org (con un valore di depositi pari a 7,5 miliardi di dollari), e Pancakeswap.finance (valore depositi di 4,5 miliardi di dollari).

Su tutte le principali piattaforme DeFi non ci sono login o password da ricordare, ci si connette con il proprio wallet, che solitamente è un’estensione del browser. Quello di gran lunga più utilizzato dalla maggior parte del mercato è Metamask. Un wallet è un’applicazione che gestisce il proprio por­tafoglio digitale attraverso la chiave privata, una lunga password che serve ad attivarlo. Con il wallet si possono anche spostare le crypto valute e gli Nft dal proprio indirizzo digitale alla piattaforma decentralizzata.

Su YouTube ci sono numerosi tutorial, per esempio quelli sul wal­let Metamask, che ormai è uno standard e funziona con tutte le maggiori piattaforme, tra cui Ethereum, Binance Smart Chain, Fantom, Avalanche, Polygon.

Chi governa le piattaforme di DeFi?

Chi governa le piattaforme di finanza decentralizzata? An­che se siamo in presenza di protocolli e piattaforme disin­termediate, è pur vero che qualcuno deve decidere come sviluppare la tecnologia, quali servizi offrire e quanto farsi pagare. A tutto ciò provvede la Dao (Decentralized Autonomous Organization), ed è l’entità che governa e decide il futuro di un protocollo. Non è una società, non è un’associazione, né un’istituzione politica: è l’insieme dei detentori dei token di governance, e questi personaggi sono anonimi.

Il token di governance è l’asset emesso dal protocollo stesso, e chi lo possiede può votare sul futuro del progetto. Il token lo si può comprare, oppure se ne viene in possesso utilizzan­do la piattaforma stessa attraverso AirDrop (regalo per un utilizzo) o farming (ricompensa per mettere a disposizione liquidità sulla piattaforma). Si vota a maggioranza e ogni token è un voto.

Di solito un token holder (una persona che ha la proprietà di uno o più token) può fare una proposta qualunque sulle attività del progetto, per esempio alzare le commissioni, implementare un servizio nuovo, accettare una nuova cryptovaluta, dopodiché la comunità vota e decide a maggioranza; poi il team di sviluppo deve seguire l’indicazione.

La Dao è quindi una comunità anonima e auto­noma, fatta di persone che non per forza si conoscono, ma che hanno tutte un medesimo interesse sul progetto e che decidono assieme. La gestione di una Dao all’interno di un progetto di DeFi è quanto di più decentralizzato oggi si è riusciti a creare: la fiducia è riposta nel codice digitale, e nell’interesse comune a far funzionare il sistema.

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Stefano Casini
Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, imprese, tecnologie e innovazione. In oltre 20 anni di attività, ho lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Mi piacciono i progetti innovativi, il teatro e la cucina come una volta.

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