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Ecco perché Edison punta 300mila euro sulle startup

21 Mar 2014

La società di Foro Buonaparte, che 130 anni fa aprì la prima centrale elettrica in Italia, ha lanciato un concorso che si chiude il 30 marzo. «Sono già 500 i progetti registrati», dice Andrea Prandi, che spiega: «La nostra azienda ha nel dna la propensione a favorire l’imprenditorialità».

Andrea Prandi
C’è ancora tempo per partecipare a Edison Start e proporre progetti d’impresa innovativi. Il concorso lanciato dalla più antica società energetica europea, che quest’anno compie 130 anni, mette in palio 100 mila euro per ciascuno dei vincitori delle tre categorie (Energia, Sviluppo sociale e culturale, Smart communities) e consulenza gratuita in ambito manageriale per i primi finalisti e scade il 30 marzo.

Fino a quella data è possibile iscrivere la propria idea sul sito edisonstart.it, dove chiunque può dare un voto, e sperare che venga selezionata da un gruppo di esperti creato per l’occasione. Come è nata l’iniziativa? Perché? A EconomyUp lo racconta Andrea Prandi, direttore Relazioni esterne e comunicazione di Edison, che è un manager particolarmente attento alla nuova imprenditorialità: tre anni fa ha fondato l’associazione Smartitaly con l’obiettivo di creare una rete di esperti di tecnologia e ricercatori per sperimentare progetti innovativi e supportare i giovani aspiranti imprenditori. 

Prandi, ci fa un primo bilancio di EdisonStart? Quanti sono i progetti arrivati?
Sono arrivati circa 500 progetti. I più numerosi sono nell’area dello Sviluppo sociale e culturale e in quella delle Smart communities. Qualcuno in meno – sono all’incirca un centinaio – ne abbiamo ricevuto nell’ambito dell’Energia, ma è dovuto al fatto che si tratta di progetti più complicati. Un po’ ce lo aspettavamo. Uno degli aspetti interessanti è che chi si è iscritto ha potuto vedere quali sono i progetti, quanti sono, dove sono. C’è una mappa in cui tutte le idee sono geolocalizzate, dove ciascuno può vedere se c’è già qualche progetto simile oppure, perché no, offrirsi per una collaborazione.

Quale sviluppo potrebbe avere la piattaforma?
Dal momento che permette di avere una panoramica completa delle startup, nulla vieta che domani venga aperta a tutte le nuove imprese innovative d’Italia e non soltanto a quelle che partecipano a Edison Start nelle tre categorie. Potrebbe diventare un network per mettere insieme persone che danno vita a nuova imprenditoria. Per esempio, se una startup è forte nella parte tecnologica ma debole su quella finanziaria potrebbe usare la piattaforma per entrare in contatto con chi può rafforzare il team con quelle competenze. Uno strumento del genere, nell’ecosistema italiano, ancora non esiste.

Perché Edison ha deciso di puntare sulle startup e sulla nuova imprenditoria?
Da una parte, c’è la situazione generale: l’esigenza del Paese è di far fronte alla disoccupazione e di far nascere nuove imprese. In quest’ottica, le grandi aziende non possono non interessarsi al problema principale dell’Italia e hanno il dovere di dare un loro contributo. Dall’altra parte, anche se ci auguriamo di portarlo avanti anche nei prossimi anni, Edison Start è un progetto legato alla celebrazione dei 130 anni di Edison. Quest’azienda a suo tempo è stata una startup e ha già nel suo dna la propensione a favorire l’imprenditorialità.

In che senso è stata una startup?
All’epoca non si chiamavano startup ma lo spirito era quello. Giuseppe Colombo, l’ingegnere che ha fondato questa azienda, era un professore del Politecnico di Milano che partecipò alla Mostra internazionale dell’elettricità di Parigi e vide alcune macchine innovative per produrre energia. Erano strumenti creati sulla base delle invenzioni di Thomas Edison. Così, Colombo andò negli Usa per incontrare il grande inventore e osservare il primo impianto elettrico del mondo. Quando tornò a casa, mise a punto la prima centrale elettrica d’Italia. Era a Milano, in via Santa Radegonda: la centrale che illuminava la Scala. Quel progetto era sostenibile ed è per questo che è ancora esistente. Ecco perché una delle caratteristiche di cui più terremo conto nella valutazione delle startup è la loro sostenibilità.

In che modo la Edison favorì l’imprenditorialità?
Basta dire che la Edison portò in vari luoghi l’energia elettrica, che allora non c’era. Alcuni settori produttivi, come l’industria tessile, hanno avuto uno sviluppo enorme grazie all’introduzione dell’elettricità. Prima, erano alimentati con l’energia meccanica generata dalle stesse persone che lavoravano. Partendo da Milano, fino ad arrivare a tutta la Lombardia e oltre, le aziende che hanno beneficiato dell’energia elettrica per la loro crescita hanno potuto farlo grazie ad Edison.

Cosa farà Edison con le startup selezionate?
Ciò che contraddistingue questo concorso da altri è il fatto che Edison mette a disposizione il suo management per supportare lo sviluppo di 30 progetti: le startup selezionate potranno ridiscutere con noi i loro business plan, confrontarsi con esperti di finanza, marketing, organizzazione e, in genere, ricevere consigli per migliorare su ogni fronte. Oltre ai nostri manager, abbiamo coinvolto anche il Politecnico di Milano e l’Università Bocconi: gli startupper hanno a disposizione una task force. In più, i vincitori delle tre categorie avranno anche il premio di 100 mila euro.

E dopo? Edison investirà su alcune startup, le rileverà o ne acquisterà i prodotti e i servizi?
Non si può ancora dire se acquisteremo alcune società o se acquisteremo i loro prodotti. Devono ancora dimostrare di essere in grado di far bene: ce lo auguriamo, ovviamente. Più che investire direttamente su di loro, metteremo a disposizione il nostro know how finanziario per fare da ponte con gli investitori.

di Maurizio Di Lucchio

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