Perché la crisi tocca le Big Tech - Economyup

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Perché la crisi tocca le Big Tech (e potrebbe essere un’opportunità per l’innovazione)



Facebook ha annunciato 11mila licenziamenti, Amazon e Apple hanno tagliato personale, Google ha bloccato le assunzioni. E altre compagnie stanno affrontando un reset aspro. Succede perché la crescita è inferiore alle attese. È una svolta. Potrebbe riportare lo spirito imprenditoriale nell’ecosistema dell’innovazione?

di Alberto Onetti

08 Nov 2022


Facebook ha annunciato il taglio di 11mila posti di lavoro. Prima ancora Stripe e Twitter. Il 3 novembre Patrick Collison ha mandato una mail a tutti i suoi dipendenti annunciando un taglio del personale del 14%.

Today we’re announcing the hardest change we have had to make at Stripe to date. We’re reducing the size of our team by around 14% and saying goodbye to many talented Stripes in the process. If you are among those impacted, you will receive a notification email within the next 15 minutes.”

Come consuetudine nelle Silicon Valley, l’annuncio è stato dato all’alba a tutti i dipendenti ed è seguito da mail alle persone licenziate (nel giro di 15 minuti) e meeting in tutta l’azienda nelle prime ore della giornata:

Più brutale nei modi (e nelle dimensioni) è stato Elon Musk (ma qui pesa anche il cambio della governance) che, tra giovedì e venerdì scorso, ha lasciato a casa circa il 50% del personale di Twitter (quasi quattromila persone). E l’onda dei licenziamenti potrebbe non fermarsi qui (rumors parlano di un ulteriore 20-25%).

Questi sono solo gli ultimi episodi della saga delle RIF (“Reduction in Force”, il modo un po’ fancy con cui viene definito il taglio del personale) che, da qualche mese, a seguito della fase di grandissima incertezza che stiamo vivendo (inflazione, shock energetici, alti tassi di interesse, budget di investimento ridotti, taglio dei finanziamenti alle startup, …), sta colpendo il mondo del Tech.

Le Big Tech fanno ovviamente più rumore. Amazon e Apple hanno tagliato personale, Google ha bloccato le assunzioni (“hiring freeze”), che è l’anticamera delle RIF.

Il resto delle Tech (anche se non Big come le altre) sta fronteggiando un “reset” ancora più aspro. Solo per citare alcuni casi, Twillio ha tagliato il 10% del personale lo scorso mese (un migliaio di persone circa), Snap a fine agosto il 20% (milletrecento).

Per le Big Tech è un evento storico. Le cinque grandi – che a fine dell’anno scorso rappresentavano ~1/4 dell’intero S&P500 – sembravano immuni alle condizioni di mercato grazie alla loro inarrestabile marcia di crescita quarter over quarter.

ENTERPRISE VALUE DELLE 5 BIG TECH 

Il mio partner in crime Marco Marinucci mi raccontava di avere vissuto ai suoi tempi di Google il “first-ever hiring freeze” nel 2007. Il mondo era in ginocchio a seguito della crisi finanziaria e il blocco delle assunzioni era durato solo qualche mese (senza essere accompagnato da sostanziali layoff).

Nota. Nel solo terzo trimestre Google ha fatturato 69 miliardi di dollari (con un utile di 13), Apple 90 (con 20 di utile) e Meta 27 (con un utile di 4).

Ma perchè tagliano? Perché la loro crescita è inferiore alle attese. E le loro mostruose valutazioni (Apple ha un price earning di circa 22, ossia per comprarla si pagano 22 volte gli utili, Google 16-17 volte, Meta 9) sono basate su aspettative di crescita esponenziale. E se questa rallenta (sotto i dati di Google) la loro capitalizzazione crolla.

Nel mondo delle startup non ancora public (quotate in borsa) i principi sono gli stessi. Se raccogli capitali a valutazioni di decine o centinaia di milioni di dollari, stai promettendo crescita esponenziale. E se questa non succede o è più lenta del previsto, nella migliore delle ipotesi la valutazione crolla, nella peggiore non trovi nuovi capitali (e chiudi).

GOOGLE EARNINGS PER SHARE TRIMESTRALI: Actual vs Forecast (Q4 2021-Q3 2022)

Graphical user interface Description automatically generated with low confidence

Però questo momento dovrebbe essere vissuto come una grande opportunità nel mondo dell’innovazione.

Perchè, come ha commentato Marco, verranno messi sul mercato (“unleashed”, liberati) una moltitudine di capitale umano che era “stuck” nella prigione dorata delle Big Tech, “most likely overpaid but generally underutilized”.

Attendiamoci pertanto decine di migliaia di persone che riverseranno il proprio spirito imprenditoriale nell’ecosistema.

E tra dieci anni guarderemo al 2022 come uno dei migliori anni. Perché sarà l’anno in cui gran parte delle nuove Big Tech saranno state create.

 

Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.