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BUONA VISIONE A TUTTI

L’innovazione comincia da noi: studiamo di più e smettiamola di lamentarci

di Giovanni Iozzia

28 Lug 2017

Due immagini spiegano le fatiche dell’Italia di fronte alla trasformazione digitale: il grafico sull’immigrazione poco qualififcata in un Paese con pochi laureati e il cartello attaccato sulla porta dell’ufficio del Papa (Vietato lamentarsi). Che invita a “concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti”

Mi porto in vacanza, sullo smartphone, due immagini. E voglio condividerle con chi si pre-occupa del futuro e ha a cuore la trasformazione digitale e la crescita dell’Italia.

La prima l’ho ritagliata dal Corriere della Sera che, da diverse fonti (Eurostat, Ministero dell’Interno, Istat, Università di Milano), ha ricostruito il profilo di un’Italia potenzialmente sempre più incolta, almeno rispetto agli standard degli altri Paesi con cui giustamente vuole competere.

Sapevamo già che siamo i penultimi nella UE per numero di laureati (fa peggio solo la Romania), ma adesso sappiamo anche che stiamo “importando” forza lavoro dequalificata, ed è questo l’aspetto più preoccupante dell’ondata migratoria che tanto allarme suscita per altre ragioni più contigenti. La vera domanda è: fra deficit di laureati e ingresso di immigrati non istruiti quale sarà il livello culturale dell’Italia fra 10 anni? E quale sarà la sua capacità di immaginare e costruire il futuro? DI fare innovazione?

La seconda immagine l’ho “staccata” dalla porta dello studio di Papa Francesco.

Vietato lamentarsi, quindi. E continua l’avviso papale: “I trasgressori sono soggetti da una sindrome da vittimismo con conseguente abbassamento del tono dell’umore e della capacità di risolvere i problemi. La misura della sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di bambini. Per diventare il meglio di sé bisogna concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti quindi: smettila di lamentarti e agisci per cambiare in meglio la tua vita”. Il cartello è un omaggio dello psicoterapeuta Salvo Noè al Pontefice, che evidentemente l’ha gradito e gli ha dato il suo imprimatur. Come possiamo non tenerne conto?

Messe insieme, quel che ci dicono queste due immagini può aiutarci a capire perché in Italia ci sono pochi imprenditori innovativi e solidi e quei pochi fanno fatica a trovare finanziatori e clienti; perché nelle aziende si tende a remare contro la corrente digitale, a dispetto di analisi, studi ed evidenze di mercato; perché le startup restano spesso nane; perché il futuro fa paura e non viene invece visto come un’opportunità.

I segnali del primo semestre e la furia francese

Nel primo semestre del 2017 non sono mancati i segnali di incoraggiamento, sia sul fronte delle startup sia su quello dell’open innovation: qui ho provato a ricordarli, senza dimenticare però che è ancora mancata quella svolta, decisa e convinta, che deve arrivare da chi regge la cosa pubblica ma anche e soprattutto da chi guida le aziende, grandi e piccole che siano. Le startup non hanno più bisogno di incentivi e agevolazioni ma di un mercato, vero, di capitali e di clienti. Invece la prima parte dell’anno si chiude all’insegna della furia francese, che non batte solo sui cantieri navali e le telecomunicazioni ma anche sul fronte dell’innovazione. L’annuncio del presidente Macron dell’istituzione di un fondo da 10 miliardi a sostegno delle startup, arrivato insieme all’apertura del più grande incubatore del mondo a Parigi (StationF), sembra averci annichilito. E ha riacceso una ricorrente tendenza all’autocommiserazione nazionale.”Per diventare il meglio di sé bisogna concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti”, raccomanda il Papa per interposto psicologo.

Può un Paese incolto e lamentoso generare e far crescere imprenditori innovativi in grado di cogliere le opportunità della trasformazione digitale? Senza formazione e coscienza dei propri valori e del proprio valore si può affrontare la disruption da protagonisti e non da vittime? Ce n’è abbastanza da riflettere in vacanza per affrontare la ripresa guardando avanti, senza cercare spiegazioni e giustificazioni voltandosi indietro.

 

Giovanni Iozzia
direttore responsabile EconomyUp

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista. Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy. Dal 2014 conduco il magazine settimanale EconomyUp su ReteconomySky512

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