Bilanci

Il nostro 2013? Eos e il sogno di una Facebook o Skype tricolore

Alberto Onetti, chairman della Mind The Bridge Foundation, fondazione che supporta lo sviluppo della nuova imprenditorialità in Italia, traccia il bilancio dell’anno che sta per finire. E anticipa le tendenze digital del 2014

Pubblicato il 03 Dic 2013

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Da una parte, ci sono i colossi che fanno shopping di startup per accaparrarsi i talenti. Dall’altra, in prospettiva, ci saranno sempre più realtà che si concentreranno sul mobile e sull’artigianato digitale. Ecco il presente e il futuro dell’innovazione digitale secondo Alberto Onetti, chairman della Mind The Bridge Foundation, la fondazione che ha sede nella Silicon Valley e supporta lo sviluppo della nuova imprenditorialità in Italia. EconomyUp.it lo ha incontrato alla terza edizione di Social2Business, l’evento di business networking internazionale promosso dal gruppo Giovani imprenditori di Assolombarda. Una buona occasione per provare a capire che anno è stato il 2013 per le start up e quali saranno le direttrici di sviluppo attorno alle quali si muoverà il mondo del digitale nel 2014.

Volendo tracciare un bilancio sintetico del 2013 per il mondo dell’innovazione e delle start up digitali, quali sono gli elementi chiave da sottolineare?
“L’IPO di Twitter è di sicuro l’immagine di copertina del 2013. Un’IPO scintillante con moltiplicatori altissimi che è destinata a rimettere sul mercato una ondata di investimenti – angels o meglio superangels – e a generare (nel tempo) spillover di nuove start up”.

E oltre allo sbarco a Wall Street di Twitter?
“L’IPO è solo la punta dell’iceberg. Twitter ha raccolto 1,2 miliardi di dollari e ha dedicato 640 milioni (oltre il 55%) in acquisizioni (29), di cui solo due sopra i 100 milioni. Molte di queste sono piccole acquisizioni di talenti. Lo stesso, per esempio, ha fatto Facebook: su 2,3 miliardi di dollari raccolti, 1 miliardo e mezzo (il 65%) lo ha dedicato ad acquisizioni in cui, Instagram a parte, dominano le piccole acqui-hiring (le acquisizioni mirate più a rilevare il team di una start up più che i suoi prodotti e servizi, ndr) tra cui l’italiana Glancee, avvenuta la settimana prima dell’annuncio di Instagram. In sostanza, da parte delle big c’è grossa attenzione ad accaparrarsi nuovi talenti”.

Grandi Ipo e piccole acqui-hiring sono due tratti distintivi della scena dell’innovazione nella Silicon Valley e a livello globale. In Italia invece cosa è successo?
“In Italia, posto che la copertina va senza dubbio alla cessione di EOS di Silvano Spinelli per 480 milioni di dollari, si conferma una crescita dell’ecosistema delle start up, che tuttavia richiede di strutturarsi per potere evolvere. In particolare, oltre a sognare una Facebook o Skype tricolore, dovremmo lavorare per mettere il mondo delle start up in connessione con l’universo produttivo esistente che è fatto in prevalenza da Pmi. Questa è una delle direzioni su cui, come Mind the Bridge, ci stiamo concentrando: il nostro Job Creator Tour 2014 cercherà di mettere di fronte – e fare matching tra – startup e imprese esistenti. A San Francisco, alla Startup School, si affiancano due programmi, uno dedicato appunto a manager ed old generation entrepreneurs, che si chiama Executive intrepreneurship program, e uno dedicato ad investitori in startup, l’Angel Investing School. Obiettivo: fare dialogare le nuove imprese con quelle esistenti”.

A Social2Business si è parlato molto di megatrend. Quali saranno le tendenze più importanti in ambito digital nel 2014?
“Di certo si conferma il mobile, che è sempre più la piattaforma di riferimento. Questo richiede e richiederà sviluppi e user interface dedicati, e non semplici adattamenti di soluzioni pensate per desktop. Quindi, ci sono grandi opportunità in questo settore. Un altro ambito in forte crescita è quello relativo al second screen, ossia soluzioni per device mobili di interazione con il mondo della televisione: questo potrebbe attrarre gran parte degli investimenti pubblicitari. Poi c’è un ritorno di attenzione verso le soluzioni enterprise. Da ultimo il mondo dei makers, che è una tendenza ormai affermata. Questa, se si riuscisse a colmare il digital divide, potrebbe rappresentare una incredibile opportunità di rilancio del patrimonio del fare (artigianale) italiano”.

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