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Scenari economici

Grecia: perché voterei sì, perché voterei no

02 Lug 2015

Fabio Sdogati è docente di economia internazionale e conosce molto bene la Grecia. Gli abbiamo chiesto di mettersi nei panni di un elettore che domenica andrà a votare per il referendum sull’Europa. Ecco le ragioni profonde e contrapposte di un Paese portato allo stremo. E che adesso è unito dalla paura

Fabio Sdogati, docente di Economia Internazionale al Politecnico di Milano e nostro collaboratore, non ha diritto di voto nel referendum in programma in Grecia domenica 5 luglio. Ma conosce molto bene la Grecia, anche per ragioni familiari, come scrive in questo testo. Per questo gli abbiamo chiesto di calarsi nei panni di un cittadino greco e di darci le ragioni per cui voterà SI alla permanenza nell’Unione europea. Ma anche quelle per cui voterà NO. Una è identica, perché unisce tutti gli elettori greci e trova le sue radici nella storia condivisa dei governi Pasok e Nea Demokratia che si sono succeduti nei decenni. 

Fabio Sdogati, docente di Economia Politica al Politecnico di Milano
È veramente ora di cominciare a pensarci. Anche se la situazione è confusa. Mille pensieri, mille problemi. Uno dei quali è che uno non sa esattamente neanche su che cosa è chiamato a votare: anche ammesso che i documenti dell’accordo fossero disponibili, chi li capirebbe? No, non è importante conoscere la lettera dei trattati, lo stato delle trattative, chi sia in buona fede e chi no. I criteri sono altri. Ma occorre che io prenda decisioni definitive: sì o no? Margini non ce ne sono più (ovviamente potrei astenermi, ma non mi sembra il caso). 

Premessa
Amo molto la Grecia fin dai tempi di scuola. Il Monte Olimpo, le battaglie epiche tra gli dei, le infedeltà di Giove, il filo di Arianna, Cnossos, Itaca, la tragedia…. Conosco la Grecia bene, infinitamente meglio di tanti cosiddetti leader politici europei. E di tanti economisti che parlano di «effetti espansivi di una svalutazione». So cosa sono stati lo scambio di popolazione con la Turchia, la guerra civile, la dittatura militare, ho respirato personalmente l’aria degli anni della ripresa economica, del ritorno alla democrazia, dell’orgoglio dell’appartenenza all’Unione europea. Mia moglie è greca. Spero che nessuno pensi che quel che scrivo da anni sulla Grecia lo scriva per questa ragione, come pure ebbe a proporre un collega che pensò bene di interrompermi durante un convegno proprio sulla crisi greca per dirlo, con sguardo ammiccante e sorriso idiota, alla platea di alcune centinaia di persone. La quale, ovviamente, ne fu gelata. Purtroppo, però, c’è libertà di pensiero, ognuno pensi quel che vuole.

Due assiomi
Sforziamoci di essere scientifici fino a che possiamo. Il primo punto, che soltanto gli stupidi e chi è in malafede possono negare, è lo stesso da sei anni: il debito pubblico greco è insostenibile. Non c’è modo che il governo greco possa continuare a ripagarlo ai tassi attuali. Occorrerebbe sparlmarlo su una generazione, forse due, e ciò assumendo che l’Unione europea contribuisca con piani di investimento alla ricostruzione della base produttiva del Paese, quella base produttiva che ha contribuito a distruggere. Questi numeri sono disponibili, li leggo da anni, li conosco bene.

Il secondo assioma è che Syriza è membro di maggioranza di una coalizione di governo da poco più di cinque mesi. Cinque mesi!! Ed è presentata dai benpensanti come il luogo di tutto il male, la causa di tutti i disastri. La stampa, quando parla del governo greco, aggiunge sempre «di sinistra». Quando parla del governo tedesco, o spagnolo, non dice mai «di destra». Chissà perché.

Sulla base di questi due assiomi posso dire che il problema non è più economico. Forse lo era, ma l’intervento devastante dei cosiddetti leader europei lo ha trasformato radicalmente. Non posso votare in quanto economista, debbo votare in quanto cittadino.

VOTEREI SI, OVVIAMENTE

Voterei SI perché esiste il rischio, certo non quantificabile, che il Paese esca, o venga spinto fuori, dall’euro.

Voterei SI perché questo braccio di ferro non può continuare per sempre, perché il Paese è piccolo e l’alleanza di chi lo vuole schiacciare è forte, prima o poi dobbiamo cedere.

Voterei SI per forzare questo governo a fare quello che è stato chiamato a fare, sperando che non si dimetta se vincesse il SI. Perché questo è il primo governo decente in decenni, immune (per quanto lo si possa essere) dalle influenze delle grandi famiglie medioevali: i Papandreou, nonno, figlio e nipote, il primo che firmò il Trattato di Bretton Woods e il terzo ancora al governo dall’ottobre 2009 al novembre 2011; i Karamanlis, il vecchio primo depositario della fiducia dei governi europei quando si trattò di sostituire i militari, il nipote primo ministro del governo Nea Demokratia dal marzo 2004 al settembre 2009, penultimo grande fiduciario di Merkel e uno dei grandi accumulatori di debito pubblico. Famiglie che si spartiscono il potere da decenni, che in combutta tra loro, e negli ultimi anni con i loro amici austeri, hanno garantito alla borghesia greca commesse pubbliche ed evasione fiscale senza paragoni.

Voterei SI perché i prestiti si pagano, anche se da economista irrido a chi parla così. È una questione di orgoglio nazionale, non di etica protestante.

Voterei SI per la paura di impoverimento se il resto d’Europa dovesse chiudere le frontiere alle nostre (poche) esportazioni, le porte delle università ai nostri studenti, le linee di comunicazione che tengono vivo il turismo che, da solo, conta per oltre il 20% del Pil.

Voterei SI perché ho paura.

VOTEREI NO, OVVIAMENTE

Voterei NO perché non abbiamo fatto niente di moralmente sbagliato

Voterei NO perché il governo attuale non ha alcuna responsabilità in questa vicenda, mentre si vuole che si tolga dai piedi e che al suo posto torni un governo-tappetino simil-Samaras che paghi e taccia senza pensare al proprio popolo.

Voterei NO per dare al governo legittimo di questo Paese il sostegno popolare necessario e sufficiente perché possa sedere al tavolo delle trattative e rinegoziare i termini del rimborso, come qualunque banca farebbe ma come le cosiddette istituzioni non sono disposte a fare.

Voterei NO per aiutare questo Governo a fare quello che è stato chiamato a fare, sperando che non si dimetta se vincesse il SI. Perché questo è il primo Governo decente in decenni, immune (per quanto lo si possa essere) dalle influenze delle grandi famiglie medioevali: i Papandreu, nonno, figlio e nipote, il primo che firmò il Trattato di Bretton Woods e il terzo ancora al governo dall’ottobre 2009 al novembre 2011; i Karamanlis, il vecchio primo depositario della fiducia dei governi europei quando si trattò di sostituire i militari, il nipote primo ministro del governo Nea Democratia dal marzo 2004 al settembre 2009, grande fiduciario di Merkel e uno dei grandi accumulatori di debito pubblico. Famiglie che si spartiscono il potere da decenni, famiglie che in combutta tra loro e, negli ultimi anni, con i loro amici austeri, hanno garantito commesse pubbliche ed evasione fiscale senza paragone

Voterei NO perché non si può lasciar morire questo Paese, schiacciato da un debito insostenibile che è tale per grande responsabilità degli austeri che hanno voluto stroncare la crescita… e dunque rendere impossibile onorare il debito. E se voto NO forse una possibilità l’avrà ancora.

Voterei NO perché chi sono questi cosiddetti leader europei che decidono in assenza di uno straccio di processo democratico che li legittimi? Si parla da quindici anni di deficit democratico in Europa: ecco, questa crisi è uno dei frutti avvelenati di quel deficit.

Voterei NO perché da questa posizione possiamo restare nell’euro, perchè debbo aiutare a sconfiggere questa falsificazione diffusa da tutti i mezzi di comunicazione secondo cui votare NO è votare a favore dell’uscita dall’euro.

Voterei NO perché voglio sostenere il mio governo sovrano, che sempre sarà sovrano fino a che non riusciremo a imporre ai nazionalisti un governo europeo. E il Sovrano, come sanno tutti, gode del privilegio di ripudiare il proprio debito.

Voterei NO perché ho paura.

di Fabio Sdogati*

  • Gino

    Bravo Prof. Sdogati, un chiaro esempio che esistono anche professori che pensano in modo lucido e lontano dalle accademie dove vivono isolati dalla gente, come la nostra classe politica.
    Grazie di cuore. Gino

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