Dall’Open Innovation all’Open Integration: il caso Dedagroup | Economyup
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CASE STUDY

Dall’Open Innovation all’Open Integration: il caso Dedagroup



L’Open Integration è la naturale evoluzione dell’Open Innovation: la capacità combinata di aprire e integrare flussi di conoscenza esterna e interna. Dedagroup, software vendor e system integrator, ha sviluppato una strategia che ha il suo punto di forza in un Digital Hub per gestire le collaborazioni con soggetti esterni

di Angelo Cavallo, Antonio Ghezzi

03 Lug 2019


“La complessità è qui per restare e con molta probabilità tenderà a crescere”, scriveva già nel 1989 Giovanni Dosi, uno degli studiosi italiani di innovazione più noto nella comunità scientifica. Affrontarla è possibile, sapendo che è necessario aprire il processo di innovazione e far leva su competenze provenienti dall’esterno, soprattutto dai centri di ricerca. Come ha fatto Dedagroup, di cui raccontiamo il caso in questo articolo: un’azienda che sta abbracciando l’Open Innovation portandola a una sua naturale evoluzione, l’Open Integration.

Definiamo Open Integration come capacità combinata di aprire e integrare flussi di conoscenza esterna e interna (per maggiori dettagli sul concetto di Open Integration, clicca qui). L’Open Integration Strategy di Dedagroup – un software vendor e system integrator basato principalmente in Italia, ma con sedi operative anche estere – si fonda sulla capacità di strutturare e gestire in modo efficace collaborazioni con clienti, partner, centri di ricerca e università. Di questo ecosistema collaborativo fa parte FBK (Fondazione Bruno Kessler), ente di ricerca al top in Italia specializzato in Artificial Intelligence.

Non si può essere esperti di tutto

Dedagroup si trova a dover competere in contesti sempre più complessi, dove è difficile conservare l’abilità di integrazione tra sistemi, soprattutto se questi sistemi sono sempre più tecnologicamente avanzati. “Serve sviluppare competenze interne, ma con la consapevolezza che non si può essere esperti di tutto” (Roberto Loro, CTO Dedagroup). Forte di questa consapevolezza, Dedagroup ha deciso di collaborare con FBK e in particolare con il centro “specializzato da oltre 40 anni in AI” (Paolo Traverso, Direttore FBK).

Il Co-Innovation Lab con FBK

La collaborazione tra Dedagroup e FBK si è concretizzata nel Co-Innovation Lab, iniziativa dedicata allo sviluppo di standard e buone pratiche per l’apertura e l’interoperabilità dei dati e dei servizi (Open Data, Open Services) per il territorio, i cittadini e la comunità, per la realizzazione di applicazioni digitali di nuova generazione fortemente orientate all’impiego di tecniche di Intelligenza Artificiale.

Il primo progetto su cui ha lavorato il Co-Innovation Lab è lo sviluppo del Digital Hub, una piattaforma di servizi che consente lo scambio e l’integrazione di dati provenienti da diverse fonti e attori, con diverse autorizzazioni di accesso (per maggiori dettagli sull’architettura della piattaforma rimandiamo al Webinar di riferimento, clicca qui). L’infrastruttura modulare della piattaforma abilita una combinazione di apertura a fonti esterne e attori e integrazione tra di loro, dove una necessità alimenta l’altra in un ciclo rinforzante. Il razionale di questo ciclo può essere espresso attraverso una process view come illustrato nella Figura 2 sottostante.

Openness e Integration: un ciclo rinforzante

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Più attori usano e si integrano alla piattaforma, più dati ci saranno a disposizione. Questo è rilevantissimo perché consente a FBK di avere accesso a dati reali di mercato su cui fare sperimentazioni dei propri sistemi di cybersecurity, “cosa assai preziosa per un centro di ricerca che lavora alla frontiera dell’innovazione scientifica e tecnologica” (Paolo Traverso, Direttore FBK). Inoltre, più sicurezza la piattaforma sarà in grado di generare, più ci sarà trust da parte di chi la utilizza – ovvero aziende, individui o enti che sviluppano enablers e quindi offrendo servizi al mercato. Si tratta di quel trust che è fondamentale nel mettere in pratica concretamente collaborazione tra aziende nel processo di innovazione. Cos’è questa piattaforma, se non un’occasione di Open Innovation (OI)?

Le aziende attraverso il Digital Hub collaborano, facendo leva sui dati messi a disposizione da altri attori, in modo organizzato e sicuro. I dati non sono altro che la componente atomistica della molecola conoscenza. Una piattaforma che abilita flussi di dati e quindi conoscenza dall’interno all’esterno (e viceversa), è un abilitatore formidabile di OI. Una OI molto strutturata, dove vi è una governance che è garantita dalla piattaforma stessa che consente accesso a fonti di conoscenza e le integra.

Dall’Open Innovation all’Open Integration

Questo caso è estremamente interessante e aggiunge molto al dibattito sull’Open Innovation. Perché la fase di presa di coscienza prevalentemente esplorativa delle aziende che iniziano a sperimentare l’OI sta volgendo al termine. Si sta entrando in una nuova fase di maturità che richiede una evoluzione verso quella che definiamo Open Integration. Dove cioè alla necessità di aprirsi si abbina la necessità di integrare, gestire e governare l’apertura. Vi è quindi la necessità di possedere due core capability: openness e integration capability, per rendere efficace l’OI e accompagnare l’OI in una seconda fase potremmo dire di exploitation.

Non solo. La capacità combinata openness – integration crea di fatto le condizioni fondanti di gestione e controllo che conducono allo scaling del processo di Open Innovation. Ovvero dove esistono innumerevoli opportunità di collaborazione tra innumerevoli attori in modo sicuro e trasparente.

Manager e imprenditori che si occupano di innovazione e in particolare di OI, hanno la necessità di cambiare il loro focus dall’“how to open innovation” a “how to integrate and manage openness”, perché l’apertura non basta se non c’è controllo di processo. OI è un’arma potente che è nulla se non si ha la capacità di gestirla e integrare flussi di conoscenza e dati. In questo caso, emerge il ruolo chiave che le piattaforme possono giocare nel garantire lo switch necessario da Open Innovation a Open Integration.

Angelo Cavallo

Ricercatore Senior dell’Osservatorio Startup Hi-tech

Antonio Ghezzi
Direttore dell'Osservatorio Startup Hi-Tech del Politecnico di Milano