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Abbiamo bisogno di dati, ma dobbiamo anche saperli leggere



Abbiamo bisogno di dati, disaggregati per territori ma abbiamo anche bisogno di saperli leggere. Senza numeri vincono le lobby e i populismi. Ci sono imprese e startup che hanno fatto dei dati il loro punto di forza. Enormi sarebbero i vantaggi nella pubblica amministrazione. Ma bisogna tornare a fare cose difficili

di Andrea Arrigo Panato

24 Apr 2020


Photo by Lukas Blazek on Unsplash

Io credo che il problema in Italia siano i numeri: non si hanno e non si sanno leggere. Perché i dati implicano responsabilità. E non parlo solo di oggi e di coronavirus, in sanità, in economia, su fisco ed evasione, in azienda. Impressionante è l’assenza di dati locali, regionali, ecc. Si prendono decisioni rilevanti usando medie nazionali che sono il risultato di elaborazioni su territori e realtà economiche estremamente differenti.

Senza numeri vincono lobby e populismi

Senza merito e senza responsabilità. Senza poter apprendere dai propri errori che forse è la cosa più importante per chi affronta nuovi progetti. Molte imprese (startup ma non solo, anche molte imprese che fanno dell’innovazione il loro punto di forza) proprio sulla gestione dei dati e sul costante miglioramento sulla base degli stessi costruiscono successi ed in alcuni casi vere e proprie barriere all’entrata.

In molti settori essere partiti prima, aver offerto per primi un prodotto innovativo consente vantaggi non solo di marketing e di presenza nella testa dei consumatori ma proprio sulla qualità del prodotto, soggetto ad un progetto di miglioramento continuo. Esempio tipico è il settore dell’auto. La differenza tra tedeschi e giapponesi ed il resto dei produttori è in molti casi tutta lì, nel miglioramento continuo, nella costante analisi di dati e performance.

Meno modelli completamente nuovi ma costante perfezionamento dei precedenti

Chissà poi le potenzialità che si potrebbero sfruttare se i dati del Pubblico ( penso solo ai vecchi studi di settore dell’Agenzia delle Entrate ed i successivi derivati) fossero resi disponibili alle imprese (ovviamente conformemente a privacy, ecc.).

Abbiamo bisogno di dati, di averli disaggregati per territorio, abbiamo bisogno di saperli leggere.

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Imparando a guardare le nostre imprese con il distacco e l’assenza di indulgenza di un investitore.

Abbiamo bisogno di tornare a fare cose difficili.

Andrea Arrigo Panato

Dottore Commercialista e Revisore Legale, ha maturato una particolare esperienza nella gestione ordinaria e straordinaria d’impresa. È docente presso le scuole di specialità in Procedure Concorsuali e Risanamento d’impresa e…