Aurora, la storia della scaleup di guida autonoma che si quota a Wall Street per 11 miliardi - Economyup

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Aurora, la storia della scaleup di guida autonoma che si quota a Wall Street per 11 miliardi



Fondata nel 2017 da ex dirigenti di Uber, Tesla e Google, Aurora Innovation è una compagnia di tecnologie per la guida autonoma determinata ad essere la prima a commercializzare veicoli totalmente driverless. E’ tra i 4 unicorni automotive più quotati al mondo, ed entrerà in borsa con la più alta valutazione del settore

26 Lug 2021


4 anni per arrivare in borsa, con la più alta quotazione tra tutte le società di veicoli autonomi. È la storia della scaleup Aurora, che ha da poco annunciato la sua quotazione al Nasdaq tramite spac. La società si fonderà con Reinvent Technology Partners Y, fondata dagli investitori della Silicon Valley Reid Hoffman, Mark Pincus e Michael Thompson, in un’operazione che frutterà circa 2 miliardi di dollari e farà salire la sua valutazione a 11 miliardi.

Fondata nel 2017 da ex dirigenti di Uber, Tesla e Google, Aurora Innovation è una scaleup di tecnologie per la guida autonoma. A soli quattro anni dalla sua fondazione, ha già raggiunto lo status non solo di unicorno, ma uno dei meno di 40 “decacorni” al mondo, tra gli unici 4 nel settore automotive, assieme alla cinese Didi Chuxing, Rivian e Grab.

Con Amazon tra gli investitori, l’acquisizione della sussidiaria di Uber le tecnologie driverless, e partnership con grandi nomi del settore automotive come Toyota, Paccar, e recentemente Volvo, Aurora ha molti occhi puntati addosso per il futuro della guida autonoma.

Aurora, la scaleup nata da Google, Tesla e Uber

Aurora nasce nella Silicon Valley, dall’unione di tre veterani del settore: il CEO Chris Urmson, per sette anni leader del team dedicato alla guida autonoma di Alphabet, il progetto che sarebbe poi diventato Waymo; il CTO J. Andrew Bagnell, parte del centro di sviluppo di Uber per la tecnologia driverless; e il CPO Sterling Anderson, che ha guidato il processo di design e development e il lancio di Tesla Model X e il programmaTesla Autopilot.

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Fin da subito punta in alto, con l’ambizione di rivaleggiare Waymo. In parte grazie alla fama dei suoi fondatori, attira velocemente l’attenzione di compagnie di investimento e corporate d’alto profilo, ottenendo investimenti da backers del calibro di Greylock Partners, Sequoia Capital, T. Rowe Price ed Amazon.

Nel 2019, Aurora compra la startup di simulazione 7D Labs, fondata da un ex ingeniere Pixar, ed in seguito Blackmore Sensors & Analytics, startup di LIDAR (Laser Imaging Detection and Ranging) un sistema di telerilevamento per determinare la distanza di un ostacolo, da molti esperti del settore considerato il non plus ultra dei sensori per la guida autonoma.

L’acquisizione di Uber ATG e le partnership strategiche

La vera svolta arriva tuttavia nel dicembre 2020, con l’acquisizione del braccio automotive di Uber, Uber ATG, allora valutato 7,25 miliardi. Anziché un pagamento in denaro da parte di Aurora, l’accordo ha visto l’investimento da parte di Uber di 400 milioni nella scaleup, in cambio di una quota del 26% della compagnia nata dall’unione con ATG – compagnia che grazie all’operazione ha raggiunto la valutazione di 10 miliardi. Un risultato win-win, per Uber che si è così “liberata” di una sussidiaria che fagocitava fondi, senza davvero tagliare i ponti con il business della guida autonoma, e per Aurora, che oltre a ricevere un cospicuo investimento ha più che raddoppiato il personale, con l’aggiunta di 1000 dipendenti ai suoi 600.

Da allora, Aurora ha continuato a collezionare partnership strategiche con grandi player del settore: a gennaio 2021 con Paccar, uno dei maggiori produttori di camion negli USA, a febbraio con Toyota e Denso (già investitori di Uber ATG) per sviluppare flotte di robotaxi, e ad aprile con Volvo, sempre per la realizzazione di camion.

La quotazione alla borsa di Wall Street

Il 15 luglio 2021 Aurora ha annunciato l’intenzione di quotarsi alla NASDAQ, la borsa di Wall Street, tramite fusione con una delle cosiddette spac (special purpose acquisition companies), ovvero assegni in bianco pensati per consentire quotazioni più rapide rispetto alle tradizionali IPO. Nello specifico, si fonderà con si fonderà con Reinvent Technology Partners Y, fondata dagli investitori della Silicon Valley Reid Hoffman, Mark Pincus e Michael Thompson.

Concluso l’accordo, Aurora stima di poter disporre di 2,5 miliardi di dollari: un incremento netto di 2 miliardi, in seguito a una transazione che comprende un impegno per un Pipe (Private investment in public equity) da un miliardo, riporta Forbes. Oltre agli investimenti di Paccar, Volvo, Toyota e Reinvent Capital, al Pipe parteciperanno anche società come Baillie Gifford e la Counterpoint Global di Morgan Stanley, assieme a T. Rowe Price, Primecap Management, Xn, Fidelity, Canada Pension Plan Investment Board, Index Ventures e Sequoia Capital.

“Vediamo nella tecnologia della guida autonoma un mercato enorme, che rappresenta davvero il genere di opportunità di venture capital su larga scala per cui abbiamo dato vita alla nostra società”, ha affermato Pincus di Reinvent. “E all’interno di quell’ambito, riteniamo che Aurora sia la migliore scommessa possibile per cogliere una grossa fetta di quella opportunità, grazie al suo team, alla sua tecnologia e alle sue partnership”.

Aurora, quali i piani per il futuro?

Aurora ha sempre dichiarato di puntare ad essere il primo produttore a portare i veicoli a guida autonoma sul mercato. Attualmente, la sua strategia è quella di puntare prima di tutto sui camion, e in seguito passare a servizi di sharing e delivery.

La competizione è dura: a partire da Waymo, che ha lanciato nel 2020 il primo servizio ride-hailing a Phoenix e, non a caso, ha un accordo con il maggior competitor di Uber, Lyft. Sono diverse anche le startup e scaleup che come Aurora si sono lanciate a capofitto nella sfida, ottenendo partnership con grandi case automotive: ad esempio Cruise con General Motors e Argo AI con Ford.

Ma Aurora crede nelle sue potenzialità. Se non di arrivare per prima, specifica il CEO Urmson, di essere “il primo che conta”, ovvero il primo a lanciare un prodotto commerciale scalabile in sicurezza.

Maura Valentini

Laureata in lingue orientali, sono un'amante di Giappone e innovazione. Parte del gruppo Digital360 dal 2020, scrivo per le testate EconomyUp, InsuranceUp e Proptech360.