I cambiamenti necessari per lo sviluppo della filiera automotive

IL REPORT

L’innovazione parte dalle competenze: i cambiamenti necessari per lo sviluppo della filiera dell’auto



Lo sviluppo di capitale umano e competenze è la chiave e maggiore sfida per il rilancio della filiera italiana di componentistica automotive, rileva uno studio di Deloitte. Fondamentali le nuove tecnologie il supporto delle istituzioni, preoccupano sostenibilità, elettrificazione e tensioni geopolitiche

27 Lug 2022


Il capitale umano è al centro del rilancio della filiera italiana di componentistica automotive. Questo il fulcro della ricerca Automotive Suppliers Survey 2022 condotta da Deloitte con il contributo scientifico del Politecnico di Milano e il supporto dell’ANFIA, Associazione Nazionale della Filiera Italiana Automotive, uno studio che si pone l’obiettivo di delineare e approfondire il sentiment e la percezione delle imprese italiane di componentistica riguardo alle prospettive di ripresa e rilancio della filiera.

Dalla ricerca emerge la consapevolezza del ruolo fondamentale delle nuove tecnologie e del supporto delle istituzioni. Preoccupano particolarmente i costi di produzioni e le sfide della sostenibilità e dell’elettrificazione, nonché i rischi derivanti dalle tensioni geopolitiche.

La chiave della trasformazione, nonché la maggiore sfida? Lo sviluppo di persone e competenze.

Qui è possibile scaricare il report completo.

La trasformazione della filiera automotive: essenziali automazione e sviluppo istituzionale

Le aziende rivelano un significativo ottimismo nella resilienza della filiera nazionale: quasi la metà (43%) si dichiara fiduciosa, rispetto a una netta minoranza (16%) che esprime invece un outlook negativo.

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Considerate fondamentali per il rilancio della filiera la capacità di sfruttare l’automazione e le nuove tecnologie di processo (67%) oltre alla capacità di integrare le nuove tecnologie con quelle esistenti (60%).

Altrettanto centrale il ruolo delle istituzioni nazionali (es. MISE) e sovra-nazionali (es. Commissione EU), date le priorità di intervento identificate dal cluster come l’alleggerimento degli oneri fiscali (basilare per il 71%), seguito dal potenziamento degli incentivi all’adozione di tecnologie innovative (69%) e da una semplificazione burocratica che favorisca anche gli investimenti esteri in Italia (66%)

Le preoccupazioni: costi di produzione, elettrificazione e protezionismo

I molteplici shock dello scenario internazionale hanno amplificato i potenziali fattori di criticità, delineando un quadro destinato a diventare più complesso e interdipendente a livello sia globale sia cross-settoriale.

“Le sfide sono molteplici e interconnesse, ma al tempo stesso l’industria Automotive può sfruttare un’occasione di rilancio senza precedenti anche grazie ai fondi PNRR e NGEU. La filiera italiana è dunque chiamata riconquistare un ruolo da protagonista tramite un approccio strategico basato su una logica di stretta collaborazione fra i diversi player della value-chain e su una prospettiva di crescita di lungo periodo” spiega Franco Orsogna, Partner Deloitte Italia.

La quasi totalità delle imprese (92%) concorda nel porre al primo posto fra le preoccupazioni l’aumento dei costi di produzione, ma in prospettiva futura risultano prioritarie anche le sfide della sostenibilità e dell’economia circolare (55%), l’aumento dei costi di trasporto e della logistica (50%).

Sul fronte tecnologico preoccupa il passaggio verso un’elettrificazione completa del powertrain dei veicoli (64%), destinato a causare una progressiva contrazione dei volumi di vendita di componenti relativi ai tradizionali motori benzina/diesel (57%).

Infine, viene identificato il rischio derivante dalle dinamiche geopolitiche a livello globale che potrebbe nuovamente indurre misure restrittive e protezionistiche (66%). Anche la dinamica nazionale rende sensibile il settore a causa dell’incertezza potenziale del quadro politico-istituzionale (52%).

Filiera automotive, il rilancio parte dalle competenze

Dalla survey emerge un’ampia eterogeneità di sfide e priorità gestionali: più della metà delle imprese (53%) include ben 7 categorie diverse, a conferma dell’elevata complessità e interconnessione delle variabili in gioco nel contesto di mercato.

La sfida maggiormente citata fa riferimento allo sviluppo del capitale umano e di nuove competenze (77%), un aspetto che implica inevitabili investimenti e cambiamenti nella struttura organizzativa.

“Per affrontare con successo il cambiamento in atto, occorre dunque puntare sugli elementi distintivi e sui fattori di eccellenza del Made in Italy, a partire dallo sviluppo del capitale umano, del patrimonio di competenze e dei talenti. Inoltre, per mantenere competitività su mercati di scala globale, le imprese dovranno moltiplicare il proprio valore potenziale tramite nuove partnership e alleanze strategiche ad ampio raggio per mettere a fattor comune risorse e know-how ad alto valore aggiunto” sostiene Orsogna.

Le tensioni geopolitiche e la disruption delle supply-chain internazionali contribuiscono poi a posizionare al 2° posto fra le priorità gestionali l’aumento del costo di materiali, input e sub-componenti essenziali (70%), con un impatto diretto sui servizi logistici e sulle attività produttive.

Le strategie di investimento: capitale umano e tecnologie

Coerentemente con la principale sfida gestionale, il primo ambito su cui le imprese stanno investendo risulta lo sviluppo del capitale umano attraverso l’acquisizione di nuove skill, competenze e know-how (86%), seguito immediatamente dalle attività di innovazione e R&D (84%)

Più di 7 imprese su 10 (72%) stanno inoltre investendo nel potenziamento tecnologico 4.0 dei propri asset e in attività di pianificazione strategica pluriennale che, a fronte delle continue evoluzioni del contesto esterno, consentano di mantenere una vision e un percorso di sviluppo coerente nel lungo periodo

Rilancio post-covid, a che punto siamo?

Nel complesso, dalle risposte raccolte emerge un significativo ottimismo sulle prospettive di rilancio post-Covid, come conferma l’evidenza che circa la metà delle imprese (49%) considera di trovarsi già in una “fase di rilancio” caratterizzata dal completo superamento della crisi pandemica e dall’attuazione di un piano strategico volto a rafforzare ulteriormente la capacità di resilienza futura.

Ciò nonostante, il 51% delle imprese riconosce di non essere ancora riuscita a tornare pienamente ai livelli pre-Covid, di queste un terzo (33%) però dichiara di aver lasciato alle spalle la fase emergenziale. In generale soltanto una quota molto marginale di intervistati prevede che i volumi di vendita (7%) e il fatturato (6%) non torneranno ai livelli pre-crisi prima del 2024.