Il rischio "mobility divide": auto nuove e grandi solo per chi può permettersele

REPORT ANIASA

Il rischio “mobility divide”: auto nuove e grandi solo per chi può permettersele



Il Rapporto Aniasa fotografa il 2021 e i primi mesi del 2022: frena il noleggio a breve termine, ma tiene quello a lungo termine. Riprende il car sharing nel post-pandemia. Il full electric si impone solo al Nord e nelle flotte. E ora c’è il rischio “mobility divide”: chi non si può permettere il Suv tiene l’auto vecchia

23 Mag 2022


Dopo il digital divide, sta emergendo il “mobility divide“, ovvero il divario tra chi continua ad acquistare automobili grandi e costose, e chi è costretto a tenere il vecchio veicolo e usare i mezzi pubblici. È uno degli elementi contenuti nel Rapporto Aniasa (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, della Sharing mobility e dell’Automotive digital), che sottolinea la crescita del noleggio auto a lungo termine nel 2022.

La ricerca, condotta in collaborazione con Bain & Company dall’associazione che rappresenta nel sistema Confindustria le imprese attive in noleggio veicoli, car sharing e servizi collegati alla mobilità,, evidenzia una serie di trend: gli italiani si muovono in auto più di quanto facevano prima della pandemia, eppure il mercato degli acquisti è praticamente fermo e il parco circolante continua a invecchiare.

Cresce lentamente la penetrazione delle vetture elettriche, quasi esclusivamente nelle città del Nord Italia e nelle flotte aziendali. Sta aumentando il mobility divide, cioè “divario di mobilità”, tra chi può permettersi le vetture con nuove motorizzazioni (SUV e vetture grandi) e chi invece non può farlo e si affida alla propria vecchia auto o ai mezzi pubblici. Il noleggio, anche per privati, si candida ad essere motore di una maggiore e più sostenibile, sotto il profilo economico, diffusione di questi veicoli. Ma vediamo nel dettaglio gli elementi emersi dal report Aniasa effettuato su un bacino di 1.000 consumatori.

La ripresa di car sharing e micromobilità nel 2022 (ma l’auto personale è la più usata)

L’anno scorso l’auto personale è stato il mezzo di trasporto usato più spesso (dal 69% del 2020 al 73% del 2021). Nel 2022 c’è stata tuttavia una ripresa del car sharing, che inizialmente era stato fortemente colpito dalla pandemia: dal -54% del 2020, al -16% del 2021 al +2% del 2022. Anche l’utilizzo dei monopattini elettrici è in risalita: dal -8% del 2021 al +5% del 2022). Alla base di questa ritrovata mobilità è anche il ritorno sui luoghi di lavoro: mentre nel 2019 si lavorava da remoto in media solo 0,8 giorni a settimana, il Covid ha portato questo valore a 2,6 nel 2020, per poi riscendere a 2,1 nel 2021 e a soli 1,4 giorni a settimana nel 2022.

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Mercato automotive in crisi e parco auto italiano troppo vecchio

Nonostante la ritrovata mobilità, il mercato automotive è alle prese con la peggior crisi dagli anni Settanta. Dopo la crisi pandemica, la carenza di chip e lo scoppio del conflitto in Ucraina, con la conseguente mancanza dei sistemi di cablaggio prodotti sul territorio, hanno continuato a soffiare sul fuoco della crisi. Nel 2021 le immatricolazioni sono scese sotto quota 1,5 milioni di unità, con il 2022 che sta segnando una contrazione del 27% da inizio anno. Il temporaneo arresto del mercato, tuttavia, potrebbe non essere di per sé un problema assoluto, rileva Aniasa, visto che l’Italia ha un indice di motorizzazione tra i più alti al mondo (670 auto ogni 1.000 abitanti, circa 1,5 auto per nucleo familiare). Ma si continua a registrare un costante invecchiamento del parco circolante passato dal 2000 a oggi da un’età media di 8,8 a 11,5 anni.

Auto full-electric: il mercato è al Nord e nelle flotte

L’elettrico cresce, ma solo nelle metropoli del Nord Italia e nel mondo flotte. Faticano Sud e privati. I consumatori non hanno ancora sposato i nuovi trend della mobilità, che faticano ad imporsi nel contesto attuale. Le auto full electric (BEV) hanno visto aumentare la propria quota nel 2021, pur restando ancora concentrate nelle grandi metropoli del Nord Italia (5,3% di quota), grazie a profili di consumatori inclini all’innovazione e con buona disponibilità economica. Appare oggi evidente la correlazione tra il reddito pro-capite regionale e la penetrazione di BEV. Questo segmento è tutto sommato ancora poco rilevante, con un peso di circa il 4% sul totale 2021 e un calo al 3,3% nel primo trimestre del 2022 (dimezzato nel canale privati, sceso all’1,8%). I consumatori preferiscono piuttosto gli acquisti di ibrido-mild, che non sembra però avere effetti significativi sulle emissioni complessive.

Il rischio “mobility divide”: auto nuove e grandi solo per i ricchi

La contemporanea crescita dei SUV (saliti dal 4% del 2000 al 51% del 2021) non agevola questa transizione a causa del conseguente aumento dei prezzi di listino. È quindi inevitabile, secondo la ricerca, una riflessione sul modello di mobilità futura del nostro Paese: se le stime di riduzione dei segmenti minori dovessero concretizzarsi (segmento A dal 18% al 6% del totale mercato), si prospetta un rischio concreto di “mobility divide” tra chi potrà permettersi le auto con nuove motorizzazioni (SUV e vetture grandi) e chi invece non potrà farlo e dovrà ricorrere al Trasporto Pubblico Locale, il vero assente nel dibattito pubblico.

L’opzione del noleggio

Stante queste contraddizioni strutturali del mercato automobilistico, il noleggio emerge come una leva in grado di “democratizzare le novità”, rendendole accessibili ai più. Il canale del noleggio a lungo termine, infatti, garantisce oggi un mix di emissioni molto più sostenibili rispetto all’acquisto diretto. Ad esempio, nel canale privati (con solo codice fiscale) ben il 30% delle vetture a noleggio ha emissioni sotto i 60 gr/km, contro il 6% delle vetture acquistate. E anche tra le aziende, l’immatricolato con emissioni superiori ai 160 gr/km è pari al 28% per le imprese che acquistano e scende al 9% per quelle che scelgono il noleggio. La conferma viene dai consumatori, che hanno dichiarato di essere più propensi all’utilizzo del noleggio a lungo termine (+5% nel 2022 vs 2021, rispetto al -2% del 2021 vs 2020).

Noleggio a breve termine: indicatori negativi rispetto al pre-pandemia

Nel primo trimestre dell’anno in corso, il noleggio a breve termine ha evidenziato una leggera ripresa rispetto allo scorso anno. Rispetto al pre-pandemia restano negativi tutti gli indicatori: fatturato (-4%), numero di noleggi (-22%) e giorni di noleggio (-2%). Desta preoccupazione anche il crollo delle immatricolazioni (-70%) che certifica gli effetti della crisi di prodotto in atto.

Noleggio a lungo termine: + 9% nel 2022

Il giro d’affari del lungo termine è, invece, cresciuto (+9%) nel primo trimestre, anche grazie a una flotta aumentata del 7%, pur con immatricolazioni nuovamente in calo (-8%). Nello stesso periodo il car sharing ha registrato un’incoraggiante crescita dei noleggi (+50%) rispetto al primo trimestre del 2021 che lascia ben sperare per il prosieguo dell’anno.