PAGAMENTI INNOVATIVI

Smart Object Payments, cosa sono e come permettono alle smart car di pagare da sole

L’automobile è per eccellenza l’oggetto connesso da cui è comodo pagare: il rifornimento, il pedaggio, il parcheggio, persino il pranzo. Alcune case automobilistiche già offrono modelli che “pagano da soli”. Quali le prospettive?

Pubblicato il 02 Mag 2023

Smart Object Payments Smart Car

La spesa la fa il frigo. Allo shopping ci pensa Alexa. E la benzina la compra la smart car. Grazie agli Smart Object Payments, oggi si può pagare con una varietà di oggetti connessi (a Internet e alla nostra carta di credito) e l’auto sta emergendo come oggetto intelligente per eccellenza da cui effettuare gli acquisti, attivandoli direttamente dal cruscotto con un pulsante o, ancora meglio, con un comando vocale.

L’automobile è per eccellenza l’oggetto connesso da cui è comodo pagare: il rifornimento, il pedaggio, il parcheggio, persino il pranzo. Alcune case automobilistiche offrono modelli che “pagano da soli” – al momento servizi e prodotti del costruttore, non di terzi. Ma il mercato è in evoluzione, spiega Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano: le opzioni si estenderanno, l’interazione vocale sarà un must e le Big tech (Google, Amazon, Apple) reclameranno un loro ruolo.

L’interesse verso questo settore stato evidenziato dal recente Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, come indica il direttore Ivano Asaro: “A livello globale crescono gli Smart Object Payments: soprattutto le smart car – auto dotate di connessione Internet – stanno ricevendo sempre più attenzione da parte di un mercato che negli Stati Uniti vede già oggi circa 84 milioni di veicoli online. È un settore nascente, ma ha grandi potenzialità”.

Smart Objects Payments, gli oggetti che pagano da sé

I primi esempi di oggetti in grado di pagare da soli non mancano, pur se rappresentano ancora una nicchia. Già oggi esistono modelli di frigorifero in cui l’intelligenza artificiale rileva autonomamente che cosa manca rispetto alle abitudini del proprietario, e compra quello che serve. Alcune lavatrici rilevano che un filtro è da cambiare e lo acquistano online – naturalmente, con il consenso del titolare del digital wallet o della carta.

L’attenzione oggi è indirizzata verso l’auto perché, man mano che cresce il parco di veicoli connessi, sempre più automobilisti apprezzano la possibilità di pagare direttamente dal cruscotto servizi come i pedaggi autostradali, i parcheggi, lo ski pass, il rifornimento di benzina o la ricarica elettrica, un pasto al take away o al drive thru.

L’auto connessa entra così a far parte del mercato degli Smart Object Payments, pagamenti innescati direttamente dagli oggetti smart – ovvero con capacità di pagamento non solo integrate (come le carte di credito contactless) ma autonome.

Come funzionano gli Smart Object Payments

Nel caso dei pagamenti avviati autonomamente dagli oggetti, si ricorre a un processo chiamato tokenizzazione: dentro gli oggetti c’è virtualmente una quantità di denaro messa al sicuro (il token) collegata direttamente con la carta di credito. L’oggetto smart avvia così il pagamento attingendo dal token.

È quel che già accade negli smartphone e che potrà essere implementato in tutti gli “oggetti che pagano”.

Smart Object Payments e smart car: cosa fanno le case automobilistiche

Le case automobilistiche si stanno muovendo in questa direzione, pur se si tratta, ancora una volta, di primi passi. Volkswagen ha lanciato il servizio Volskswagen Pay (che dal 2022 si chiama J.P. Morgan Mobility Payments Solutions a seguito della joint venture tra Volkswagen Financial Services e J.P. Morgan, che si è occupata dello sviluppo tecnologico) da cui si possono prenotare i nuovi veicoli versando un acconto e pagare servizi di mobilità del Gruppo VW.

Mercedes ha lanciato un servizio simile, Mercedes-Benz Mobility, che integra la piattaforma digitale ePayment creata in-house dal costruttore in una serie di applicazioni del gruppo e permette i pagamenti in-car (tramite il sistema MBUX), via app e sul negozio web (me Store).

Si possono dunque comprare i prodotti e servizi della casa automobilistica ma per ora non si possono, né con Mercedes né con Volkswagen, pagare servizi e prodotti terzi. Questa è però un’evoluzione che verrà sviluppata, afferma Asaro, perché è lì che si trovano le maggiori potenzialità.

Il ruolo di Google Auto, Apple Car e Amazon Alexa

A quel punto le case automobilistiche dovranno fare i conti con le Big tech: le grandi piattaforme digitali americane che offrono software per la smart car già molto diffusi, ovvero Apple Car e Google Auto. Anche Alexa di Amazon, che domina sugli smart speaker domestici, comincia a fare capolino in auto ed è probabile che gli automobilisti vorranno ritrovare nel loro veicolo la stessa tecnologia e la stessa esperienza a cui sono abituati a casa e sullo smartphone, inclusa la capacità di usare i comandi vocali.

“La voce è il futuro e ci sarà un ruolo per le big tech”, afferma Asaro. “Al momento i costruttori cercano di costruire in casa il loro wallet, ma dovranno a un certo punto fare i conti con le tecnologie che il cliente vuole utilizzare e che, solitamente, sono soluzioni di Apple, Google e Amazon”.

Si rischia anche una moltiplicazione di sistemi, prosegue il direttore dell’Osservatorio Innovative Payments. “Questo potrebbe rappresentare un ostacolo allo sviluppo della smart car come oggetto per il pagamento, perché la stessa persona potrebbe guidare auto di brand diversi e per ognuna avrebbe tecnologie che funzionano diversamente. Al tempo stesso, se un costruttore propone una tecnologia davvero efficiente potrebbe farne un fattore di fidelizzazione molto potente”.

Smart Object Payments nella smart car: gli italiani sono interessati

L’edizione più recente dell’Osservatorio Innovative Payments ha incluso un sondaggio sui pagamenti innovativi da cui è emerso che i consumatori sono interessati innanzitutto alle funzionalità di check-out intelligente che evitano di passare per la cassa (al ristorante o al supermercato, per esempio), seguite proprio dai pagamenti direttamente dalla smart car. Seguono i pagamenti tramite elettrodomestici intelligenti e quelli tramite gli smart speaker e i comandi vocali.

Sull’uso di Alexa per pagare dall’auto gli Stati Uniti hanno già alcuni esempi all’attivo, come ExxonMobil, che accetta il pagamento della benzina tramite la app (basta dire “Alexa, pay for gas”) e Domino’s Pizza, che ha sperimentato direttamente con alcuni costruttori (GM, Hyundai) la possibilità di pagare la pizza dall’automobile.

“Le potenzialità ci sono”, conclude Asaro, “ma occorrerà vedere se gli Smart Object Payments avranno una value proposition differenziante. Se sapranno dimostrare di essere più convenienti rispetto al pagamento dallo smartphone, o verranno comunque apprezzati di più, allora il mercato potrà svilupparsi”.

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Patrizia Licata
Patrizia Licata

Giornalista professionista freelance. Laureata in Lettere, specializzata sui temi dell'hitech e della digital economy, dell'energia e dell'automotive. Scrivo dal 2007 anche per CorCom, parte del gruppo Digital360

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