Mobilità elettrica sotto shock, la crisi frena le immatricolazioni

IL REPORT

Mobilità elettrica sotto shock, la crisi frena le immatricolazioni mentre cresce lo sharing



Nel primo semestre 2022 le immatricolazioni di auto elettriche sono scese del 17% (del 2% quelle ibride). Mentre si elettrifica sempre di più lo sharing. I dati dell’Osservatorio Smart&Energy del Polimi. “L’Italia non può permettersi nuove frenate”, avverte il direttore Simone Franzò

di Giovanni Iozzia

26 Set 2022

Transizione elettrica nell'automotive

La smart mobility è sotto shock. Ha resistito allo stop causato dalla pandemia, ma adesso soffre l’impatto della guerra e della conseguente crisi energetica con collegata carenza di materie prime. I numeri del sesto Smart Mobility Report dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, che viene presentato a Milano mercoledì 28 settembre, più che una crisi segnalano una fase di disorientamento, in particolare nel mercato della mobilità elettrica. “Questo nuovo scenario ha ulteriormente inasprito le già notevoli criticità relative ai rincari dell’energia e allo shortage delle materie prime e dei semiconduttori di cui l’industria automotive soffriva da qualche tempo”, fanno notare Umberto Bertelé della School of Management del Polimi e Vittorio Chiesa, direttore scientifico dell’Energy&Strategy Group, nell’introduzione del Report che EconomyUp ha letto in anteprima.

Auto elettriche, la flessione del 2022 in Italia

Vediamo qualche numero. Nei primi 6 mesi del 2022, si è registrata in Italia una flessione delle immatricolazioni di veicoli elettrici (-17% per quelli totalmente elettrici detti BEV e un più contenuto -2% per le PHEV, le auto ibride ricaricabili, rispetto allo stesso periodo del 2021). Si tratta però di una frenata tutta italiana, visto che a livello globale le immatricolazioni continuano a crescere. “Poco meno di un anno fa parlavamo di come il comparto della mobilità sostenibile, a partire da quella elettrica, avesse retto molto meglio dell’intero settore automotive la crisi pandemica”, commenta Simone Franzò, Direttore dell’Osservatorio. “Purtroppo, a un’emergenza ne è seguita un’altra: la guerra in Ucraina ha di nuovo stravolto lo scenario geo-politico e l’industria automobilistica – che aveva cominciato a dare timidi segnali di ripresa – ha visto inasprirsi le forti criticità legate ai rincari dell’energia e alla carenza di materie prime e semiconduttori. E tuttavia non possiamo permetterci frenate, soprattutto in Italia, ampliando il già enorme gap tra gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e 2050 (rispetto ai quali sono allineate le aspettative degli operatori) e le condizioni attuali di mercato”.

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Mobilità elettrica, lo scenario internazionale

La Cina si conferma primo mercato del mondo, seguito da Europa e Stati Uniti. In Europa i Paesi in cui la quota di mercato dell’elettrico è a doppia cifra nel 2021 è passato da 7 a 8: Norvegia (86%), Svezia (45%), Danimarca (35%), Olanda (29%), Germania (26%), Regno Unito (19%), Belgio (18%) e Francia (18%). Percentuali impressionanti rispetto all’Italia dove nel 2021 le immatricolazioni sono cresciute del 128% arrivando a 137mila, con un ruolo di traino delle Regioni del Nord, grazie anche all’aumento dell’offerta delle case automobilstiche.

La sharing mobility e l’impatto sull’ambiente

Sharing mobility ed elettrico convergono sempre di più. La mobilità in condivisione si diffonde e cresce (aumentano i. noleggi e le distanze percorse), nonostante nel 2021 si sia ridotto il numero di veicoli a disposizione: – 9% rispetto al 2022 e addirittura -20% rispetto al 2019. Evidentemente gli operatori hanno colto lo stop della pandemia per una ottimizzazione delle flotte. Frenata simile anche per le bici, sulle strade aumentano solo scooter e monopattini, che ormai sono totalmente elettrici. Nel car sharing l’elettrico pesa ancora poco meno del 30% (il 27%) e nel bike sharing invece è ormai vicino alla metà delle due ruote in circolazione (43%).

La mobilità condivisa, quindi, oltre a ridurre il numero di veicoli in circolazione e di spingere verso la mobilità dolce (bici e monopattini), diventa un fatto di sostenibilità.

Nel Report si fa questo esempio: si stima che si potrebbero «sostituire» 500 auto di proprietà con circa 85-300 auto elettriche in sharing. Nello scenario più ottimistico, tale «sostituzione» porterebbe ad una riduzione delle emissioni di CO2eq fino a 7 ktCO2eq, di NOx (la somma del monossido di azoto (NO) e del biossido di azoto ) fino a 7 tNOx e di PM2.5 fino a 2 tPM2.5 in tutto il ciclo di vita delle auto.

Infrastrutture di ricarica per le auto elettriche: a che punto siamo

I punti di ricarica aumentano, nel mondo e in Italia. A livello globale si va verso i 2 milioni ad accesso pubblico (erano 1,7 milioni nel 2021 con un incremento del 35% rispetto al 2020): circa la metà di quelli “normal charge” e oltre l’80% di quelli “fast charge” sono in Cina, che anche sul fronte delle infrastrutture si conferma leader mondiale.

Quelli privati sono aumentati con un ritmo maggiore: + 58%

In Italia mel 2021 c’è stato un vero boom: i punti di ricarica pubblici sono aumentati del 75%, avvicinandosi a quota 27mila. Quelli privati addirittura del 250% (sono circa 130mila). Questi numeri spiegano il calo della range anxiety, cioè la paura di restare senza senza energia. Infatti il primo freno al passaggio all’elettrico resta il prezzo ancora alto dei veicoli.

Molta strada è stata fatta negli ultimi 24 mesi ma l’Italia resta in coda all’Europa, in compagnia di Spagna e Portogallo.

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Guardando alla penetrazione della mobilità elettrica nei singoli Paesi europei a fine 2021, intesa come «binomio» passenger car-infrastruttura (in termini di numerosità di punti di ricarica pubblici per 100.000 abitanti e di numerosità di veicoli elettrici circolanti per 100.000 abitanti), la Norvegia resta il Paese modello con oltre 400 punti di ricarica ad accesso pubblico per ogni 100.000 abitanti e 11.000 auto elettriche per ogni 100.000 abitanti. Spagna, Italia e Portogallo mostrano la diffusione più limitata della mobilità elettrica con valori 10 volte inferiori rispetto a quelli della Norvegia.

“L’industria si sta muovendo, sviluppando sia nuovi modelli di auto che l’infrastruttura di ricarica, ma i policy maker in Italia devono dare una spinta forte”, conclude Franzò. “Va sostenuta la filiera e bisogna dare certezze sugli incentivi all’acquisto e sull’iter burocratico per l’installazione dei punti di ricarica, o l’obiettivo di 6 milioni di mezzi elettrici circolanti nel Paese entro la fine del decennio sarà difficilmente raggiungibile”. Parole che in questi giorni suonano come un appello al nuovo Governo che guiderà l’Italia nei prossimi anni.

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.