Una costante spinta verso l’innovazione, che lo ha portato a spaziare dai sistemi di sicurezza antifurto alle tecnologie mediche d’avanguardia, dai software per l’aerospazio al monitoraggio intelligente delle infrastrutture: è il tragitto imprenditoriale di Enrico Magni, presidente del Gruppo TXT, realtà industriale che ha fatto parlare di sé nelle scorse settimane perché ha contribuito al lancio di TXT InfraWise, spin-off nato nell’ecosistema del Politecnico di Milano. È una startup che sviluppa tecnologie per monitoraggio, analisi e gestione delle infrastrutture critiche ed è pensata per rafforzare l’offerta di TXT in questo segmento.
A guidare le iniziative di questo Gruppo internazionale con sede a Cologno Monzese, specializzato in software, consulenza e soluzioni digitali, c’è appunto un imprenditore di lungo corso, la cui storia attraversa circa mezzo secolo di industria italiana. Ma, più che una traiettoria lineare, è una sequenza di reinvenzioni.
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L’innovazione come sfida imprenditoriale
Magni guarda all’innovazione con lo stesso spirito di quando fondò, partendo da zero, Laserline. Con una convinzione: la tecnologia non sostituisce la visione imprenditoriale, la amplifica.
«Io tutte le mattine mi alzo e ringrazio perché quello che sognavo è molto meno di quello che ho fatto», dice ad EconomyUp quasi come manifesto personale.
Un imprenditore seriale cresciuto reinventandosi
La biografia di Magni racconta molto di questo approccio. Nato in Lombardia, diplomato perito tecnico alle scuole serali, fa i primi passi in un’attività artigianale di installazione di accessori per auto, poi decide di passare dalla distribuzione alla produzione. Così nasce Laserline, che in pochi anni diventa una delle storie industriali italiane più interessanti dell’elettronica automotive. «Partiti da zero nell’88, nel ’95 fatturavamo 60 miliardi di lire», ricorda.
Quando il mercato cambia e le case automobilistiche iniziano a integrare di serie gli accessori, Magni fa quello che farà molte altre volte nella sua carriera: cambia mestiere prima che sia il mercato a costringerlo.
Quindi decide di portare in Italia i sistemi di identificazione contactless per operatori come Vodafone, TIM e Omnitel.
L’acquisizione di Lutech e il rilancio dopo la crisi
Nel 2004 arriva uno snodo decisivo: l’acquisizione di Lutech, rilevata dal gruppo Lucchini nel pieno di una fase critica. «L’ho comprata quando Lucchini era andato in default», ricorda. «Era una bellissima esperienza industriale da costruire». Magni racconta quell’operazione come una scommessa imprenditoriale più che finanziaria: “ristrutturare, rimettere ordine, far crescere”. Una crescita che porterà, nel 2017, alla cessione a un fondo. «Pensavo di non venderla. Poi i fondi continuavano a cercarmi e alla fine ho detto sì. Avevo 62 anni e credevo che fosse arrivato il momento di andare in pensione». Tentativo durato pochissimo. «Ho fatto due mesi di vacanza e ho capito che non ce l’avrei fatta».
Nel frattempo, dentro Lutech, Magni aveva portato una startup tedesca, TeraTron, pioniera nei sistemi immobilizer per l’automotive. «L’abbiamo finanziata nei primi anni, poi ha iniziato a camminare con le sue gambe. A quel punto ne abbiamo rilevato la maggioranza».
L’approdo in TXT e una nuova stagione industriale
Tornando alla “pensione mancata”, è a quel punto della sua vita che per l’imprenditore arriva l’opportunità di entrare in una società quotata: TXT e-solutions. «Era un’esperienza che non avevo mai fatto e per me era un ulteriore stimolo».
Magni racconta di aver osservato a lungo prima di intervenire. «Sono stato qui un anno e mezzo a guardare, poi abbiamo lavorato sul management, abbiamo cambiato parecchie cose». Il risultato è arrivato. «L’anno scorso abbiamo chiuso con record di utili e 400 milioni di fatturato». Ma più dei numeri, insiste sul clima che si è creato. «È un ambiente che mi piace tantissimo. Io punto sui giovani. Dico sempre che quelli bravi di adesso sono molto più bravi dei bravi di un tempo». Il riferimento è anche al Futura Innovation Lab, ecosistema dedicato all’innovazione tecnologica e digitale lanciato il 25 marzo 2026 da TXT in collaborazione con il Politecnico di Torino. Grazie a un investimento di 4 milioni di euro finanziato dal PNRR, l’azienda e l’ateneo hanno dato vita a un accordo che mette insieme patrimonio tecnologico, competenze e attività di ricerca. Al centro due laboratori, uno a Torino, vicino all’Università, e uno nella sede della società a Cologno Monzese, aperti alla progettazione e alla sperimentazione di soluzioni innovative in vari settori. E con tanti giovani al lavoro sui software per l’aerospazio o sui sistemi mission critical.
Dal software al “naso molecolare”: la frontiera deep tech
Nel racconto di Magni, però, l’innovazione non si ferma a questi settori. C’è un’altra scommessa che lo entusiasma. «Prima ancora di acquisire TXT avevo fatto un investimento su un naso molecolare». Il progetto, sviluppato attraverso Nanotech Analysis e in collaborazione con il Politecnico di Milano, punta a individuare molecole tumorali in modo non invasivo, analizzando composti volatili.
«Abbiamo otto brevetti e 56 sottobrevetti. Stiamo sperimentando già in sei o sette ospedali». I primi risultati riguardano tumore alla prostata e allo stomaco, e si sta lavorando sul tumore al rene». Quello che lo affascina è la possibilità di fare diagnosi senza invasività: «Capire la presenza di patologie sentendo ciò che è volatile, quello che emanano le urine o il respiro. È una cosa straordinaria».
Un progetto che intreccia AI, sensoristica, salute e longevity tech, e che mostra quanto la curiosità imprenditoriale di Magni continui a spostarsi verso nuove frontiere.
“A settant’anni ho ancora l’entusiasmo di un ragazzino”
Alla fine il filo che lega antifurti, contactless, Lutech, TXT e il naso molecolare sembra uno solo: non smettere di ricominciare. «Purtroppo ho 70 anni», dice sorridendo, «però ho ancora l’entusiasmo di un ragazzino». Poi quasi corregge quel “purtroppo”. «L’età non è il punto. Cerco di trasmettere quello che so agli altri».
L’AI come leva per essere protagonisti
Questo vale ancora di più nell’intelligenza artificiale, terreno su cui il Gruppo sta investendo con convinzione.
«Noi vogliamo usare l’AI per essere protagonisti», spiega. La prospettiva non è quella dell’intelligenza artificiale come automazione pura. Piuttosto, come strumento che potenzia chi conosce davvero i domini industriali. «Ci darà strumenti incredibili». L’imprenditore non nasconde le ripercussioni sul lavoro. «Secondo me in 4-5 anni, forse anche meno, gli effetti si vedranno fortemente. Un 40% dei lavori cambierà». Ma insiste su un punto: il valore non sparisce, si sposta. «La bassa manovalanza resta. Però dall’altra parte si creano livelli nuovi di competenze».
Un ragionamento che si vede bene in uno dei filoni su cui TXT sta puntando: il monitoraggio intelligente delle infrastrutture.
Sensori, dati e ponti
Magni racconta di un nuovo business nato attorno a sensori intelligenti per ponti, ferrovie e autostrade. Dietro c’è una combinazione di sensoristica, data analysis e ingegneria strutturale. «Abbiamo 130 persone che tutte le notti montano sensori. Quel tipo di lavoro continuerà a esistere. Poi i dati arrivano in una data room e lì vanno interpretati. Alla fine interviene ancora l’ingegneria strutturale. Perché qualcuno deve dire quando quel ponte è a rischio o meno».
È qui che torna il suo approccio all’AI: non sostituzione ma integrazione.
E tuttavia, in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sembra spingere molti verso l’idea che il futuro sia già scritto, Magni rivendica l’opposto. Il futuro, sembra dire, resta ancora un lavoro da imprenditori.
























