assicurazioni & innovazione

Innovazione nell’insurtech, Mortara (Be Shaping The Future): “La vera sfida è gestire il cambiamento culturale”



Indirizzo copiato

Pierangelo Mortara, CEO di Be Shaping The Future, analizza le sfide dell’innovazione nell’insurtech: “Il change management è il fattore critico di successo”. Focus su superamento dei sistemi legacy, integrazione dell’intelligenza artificiale generativa e nuovi modelli organizzativi

Pubblicato il 24 feb 2026



innovazione nell’insurtech economyup
Pierangelo Mortara, CEO di Be Shaping The Future DigiTech Solutions

Il mercato assicurativo si trova oggi ad affrontare un punto di svolta che ridefinisce non solo gli strumenti tecnologici a disposizione, ma l’essenza stessa del rapporto tra compagnia e assistito. In una recente intervista rilasciata ai microfoni di InsurZine TV, Pierangelo Mortara, CEO di Be Shaping The Future DigiTech Solutions, ha delineato le traiettorie di un’evoluzione che tocca profondamente la digitalizzazione, l’ingresso di nuovi competitor e la necessità di rispondere a una domanda di personalizzazione sempre più marcata da parte degli utenti. Secondo Mortara, la trasformazione in atto non riguarda esclusivamente l’adozione di nuovi software, ma richiede un ripensamento strutturale che metta al centro i clienti, l’efficienza dei processi e una revisione radicale dei modelli di business.

Be Shaping the Future è una società di consulenza e innovazione digitale che supporta le imprese nel loro processo di trasformazione, fornendo soluzioni in ambito strategico, tecnologico e di gestione. Specializzata nella consulenza IT e nei servizi di digitalizzazione, Be collabora con aziende di diversi settori per ottimizzare e innovare i processi, migliorare l’efficienza e accelerare la crescita digitale.

La triplice agenda dell’innovazione nell’insurtech

L’analisi di Mortara identifica tre direttrici fondamentali su cui le compagnie assicurative stanno concentrando i propri investimenti e le proprie energie strategiche. Al primo posto emerge il mondo dei clienti, dove l’obiettivo primario è il miglioramento della customer experience attraverso una vicinanza sempre maggiore ai bisogni reali delle persone. Questo approccio si ispira a modelli già consolidati nel settore bancario e dei servizi finanziari, puntando su una profilazione tailor-made che si allontana dalla logica dei prodotti “off-the-shelf”, ovvero soluzioni standardizzate e pronte all’uso, per abbracciare servizi costruiti su misura.

Parallelamente, la ricerca di efficienza operativa rimane una priorità assoluta, mossa da quella che Mortara definisce come “l’ossessione sui costi”. Questo sforzo di ottimizzazione si concentra in particolare su due pilastri del ciclo assicurativo: l’underwriting, che comprende le fasi di onboarding e contrattualizzazione, e la gestione dei sinistri. Proprio quest’ultimo ambito rappresenta una delle aree dove il potenziale di miglioramento operativo è più significativo, poiché impatta direttamente sia sui margini della compagnia sia sulla percezione del servizio da parte del cliente.

L’ultimo asse riguarda l’innovazione del modello di business, resa necessaria dalla crescente ricchezza dell’ecosistema e dalla competizione portata da nuovi player. Questa pressione esterna sta spingendo le compagnie storiche a rivedere i propri canali distributivi e a stringere partnership strategiche per mantenere la propria rilevanza sul mercato. “Queste sono le principali aree a cui stiamo assistendo”, sottolinea Mortara, indicando come il settore stia cercando una sintesi tra tradizione e nuove spinte competitive.

Il fattore umano: change management e cultura organizzativa

Uno dei passaggi più significativi dell’analisi di Mortara riguarda il superamento della visione puramente tecnica del progresso. Nonostante si discuta costantemente di soluzioni IT, il vero motore dell’innovazione nell’insurtech risiede nella capacità di gestire il cambiamento organizzativo e culturale. Mortara è categorico su questo punto: “Il change management, di fatto, è un po’ il fattore critico di successo, possiamo dirlo”.

L’implementazione tecnologica non può essere un esercizio isolato, poiché “l’innovazione tecnologica fine a se stessa, alla fine, non ti porta molto lontano”. Una reale evoluzione impone il passaggio da modelli aziendali a silos verso strutture collaborative e a matrice. Tuttavia, si riscontrano ancora resistenze strutturali, dove le organizzazioni tentano di piegare le nuove tecnologie a processi o comportamenti preesistenti, limitandone drasticamente il valore. Per sfruttare appieno il potenziale dell’innovazione nell’insurtech, Mortara suggerisce che la cultura del cambiamentodebba penetrare nel DNA di ogni organizzazione, specialmente in un’epoca caratterizzata da cicli di innovazione continui e non più episodici.

Superare l’eredità dei sistemi legacy

Un ostacolo concreto alla modernizzazione è rappresentato dai sistemi legacy, infrastrutture informatiche datate che, pur rappresentando la storia operativa delle compagnie, portano con sé rigidità e costi elevati. Mortara, attingendo alla sua esperienza quattordicennale nel settore bancario, mette in guardia contro la tentazione di approcci radicali e improvvisi: “L’application modernization, quindi la modernizzazione dei legacy, è sicuramente da anni nell’agenda di tutti i CIO, perché non è un qualcosa che puoi affrontare in modalità ‘big bang'”.

Le necessità del business impediscono di fermare le attività per lunghi periodi di tempo. “Non abbiamo oggi la possibilità di bloccare un’organizzazione e dire al business ‘aspetta 4 anni e intanto ti cambio tutto quanto’, perché tra 4 anni il modello sarà completamente diverso e ci si troverebbe di fronte a una realtà che non è quella pianificata e disegnata alla partenza”. La soluzione risiede nello sviluppo di architetture modulari che permettano un passaggio graduale, supportato da una roadmap chiara. In questo percorso, Mortara invita alla severità strategica: gli approcci puramente tattici e veloci rischiano di generare costi futuri ancora più alti, mentre è preferibile lavorare sulla sincronizzazione tra i nuovi sistemi di front-end e il nucleo legacy, che deve comunque essere gradualmente sostituito.

Dati e Intelligenza Artificiale Generativa: il nuovo volto del pricing

La trasformazione delle compagnie in entità data-driven è un processo ormai consolidato, ma la sfida attuale consiste nel trasformare l’enorme massa di dati raccolti in valore reale. Nell’ambito dell’underwriting, due sono i settori di applicazione più promettenti: il pricing dinamico e la profilazione del rischio. Il dynamic pricing, già visibile in settori come le telecomunicazioni o il turismo, sta diventando un elemento imprescindibile per offrire servizi personalizzati, basando il costo non solo sul tempo, ma sulla reale domanda e offerta.

L’ingresso della GenAI (Intelligenza Artificiale Generativa) promette di accelerare ulteriormente queste dinamiche, specialmente nella profilazione del cliente e nei processi di onboarding. Tuttavia, Mortara sottolinea la necessità di distinguere tra l’entusiasmo per gli investimenti e la reale applicazione industriale: è fondamentale comprendere quanto della GenAI sia ancora a un livello di nicchia o prototipale e quanto sia effettivamente integrato nei processi industriali assicurativi. Oltre alla fase di vendita, i dati giocano un ruolo cruciale nella gestione dei sinistri, dove diventano lo strumento principale per il contrasto alle frodi, un fattore di costo critico per l’intero comparto.

Compliance e architetture per il futuro

L’innovazione nell’insurtech deve necessariamente convivere con un quadro regolatorio complesso. Mortara propone un approccio collaborativo fin dalle prime fasi di ogni progetto: “Ci si deve sedere insieme all’inizio e non alla fine, altrimenti diventa un problema”. I concetti di Security by design e Compliance by design implicano che i responsabili IT, i referenti del business e gli esperti di compliance collaborino allo stesso tavolo sin dal concepimento di una nuova soluzione.

Lungi dall’essere solo un limite, la regolamentazione protegge il mercato dall’ingresso di “player un po’ naïf”. La sfida tecnologica per i prossimi anni si giocherà sulla capacità di integrare architetture modulari cloud-based che garantiscano flessibilità, capacità di calcolo on-demand e un rapido time-to-market. Questo apparato tecnologico servirà a supportare la transizione definitiva verso un modello operativo semplificato, dove il processo di underwriting e la gestione dei sinistri siano più efficaci per l’utente finale.

Secondo la visione conclusiva di Mortara, l’obiettivo ultimo di questa trasformazione è un cambio di paradigma identitario. La compagnia assicurativa del futuro deve evolvere da una struttura focalizzata sul prodotto a una realtà interamente dedicata al cliente. “Dobbiamo prendere questo pendolo e passare da un’organizzazione ‘product-centric’ verso una ‘full customer-centric organization'”. Questa direzione rappresenta la rotta strategica per chiunque voglia mantenere una posizione di leadership in un mercato in costante accelerazione.

FAQ: Fintech – BankingUp

Il Fintech rappresenta la trasformazione digitale nell’industria del banking e dei servizi finanziari. È l’applicazione dell’innovazione tecnologica al settore finanziario che sta rivoluzionando il modo in cui vengono erogati i servizi bancari tradizionali. Questa trasformazione coinvolge diversi ambiti: dal retail banking alle criptovalute, dalla blockchain agli instant payments, dal mobile banking all’open banking. BankingUp è il primo canale dedicato al futuro delle banche e dei servizi finanziari, che monitora news, tendenze, scenari e startup del settore. La digitalizzazione sta permettendo lo sviluppo di nuovi modelli di business e l’ingresso di nuovi player nel mercato, creando un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo dove clienti, banche tradizionali e nuovi operatori possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.

Il mercato delle startup Fintech in Italia sta attraversando una fase di maturità e consolidamento. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, a fine 2024 si contavano 596 startup fintech attive, in lieve calo rispetto alle 622 del 2023. Nonostante questa riduzione numerica, le startup esistenti hanno rafforzato la propria posizione attraverso sinergie con partner industriali e finanziari, dimostrando capacità di adattamento e resilienza. Tra le realtà italiane più affermate troviamo Satispay, Scalapay e Credimi. Altri esempi significativi includono Cardo AI, specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per la finanza strutturata, che ha recentemente concluso un’exit totale con un round Series A da 15 milioni di dollari, e Volume, startup fintech fondata a Londra dall’italiano Simone Martinelli, specializzata in pagamenti account-to-account, che ha raccolto 6 milioni di dollari in un round di finanziamento. I finanziamenti complessivi sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 250 milioni di euro, e anche i ricavi hanno registrato una crescita del 29%.

Le startup Fintech devono affrontare diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. Una delle principali è l’accesso ai capitali: il 46% è impegnato nella ricerca fondi e solo il 12% ha identificato investitori adeguati al round pianificato. I round sono spesso destinati allo sviluppo del prodotto più che all’espansione in nuovi mercati, e l’ammontare dei fondi è generalmente contenuto (oltre il 50% delle richieste è inferiore a 2 milioni di euro). Un’altra sfida importante è il passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione di prodotti e servizi, in un mercato che sta entrando in una nuova fase di maturità. Inoltre, le startup devono affrontare la complessità normativa e la concorrenza sia delle banche tradizionali che stanno digitalizzando i loro servizi, sia di altre fintech. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di costruire partnership strategiche con attori consolidati diventa quindi fondamentale per la sopravvivenza e il successo in questo settore.

Nel 2024, le tecnologie sono il fulcro dell’offerta delle startup fintech, che puntano soprattutto su quelle più consolidate, come API (adottate dal 70%) e Artificial Intelligence (43%). Tra le tecnologie emergenti, si distingue la crescita significativa della Generative AI, adottata dal 26% delle startup, principalmente per ottimizzare processi di back-office. Altre tecnologie rilevanti includono la blockchain, utilizzata per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nelle transazioni finanziarie, e l’Internet of Things (IoT), che sta collegando dispositivi fisici alla rete per consentire una gestione più intelligente delle risorse finanziarie. Queste innovazioni tecnologiche permettono di analizzare i rischi in tempo reale, prevedere insolvenze e migliorare la precisione delle decisioni strategiche. L’adozione di queste tecnologie sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi finanziari, rendendo possibili nuovi modelli di business e migliorando l’esperienza utente.

L’Open Banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018. Questa innovazione ha portato una vera disruption nel mondo bancario, obbligando per la prima volta le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società fintech e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari. Grazie all’Open Banking, la capacità di servire direttamente i clienti non è più una prerogativa esclusiva delle banche tradizionali, ma viene condivisa con società fintech e tech retailer. La fiducia degli italiani nell’Open Banking continua a crescere: nel primo semestre 2024 quasi la metà degli utenti (49,2%) ha almeno un conto connesso. A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), si entrerà nell’epoca dell’Open Finance, che estenderà il concetto di Open Banking prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API.

Il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore transato tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, pari al 43% del totale delle transazioni, segnando per la prima volta il sorpasso sul contante. Nei punti vendita fisici, il valore incassato con strumenti digitali è stato di 385 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023. Nuovi modelli per incassi e rimborsi, tokenizzazione, wallet, approcci mobile-first e formule in abbonamento stanno ridefinendo la relazione tra compagnie e assicurati. Secondo un recente report di Adyen ed EY, oltre la metà dei clienti insurance online desidera acquistare polizze tramite canali mobile-first, mentre per le generazioni più giovani (Gen Z e Millennial) la semplicità del pagamento rientra tra i primi cinque fattori decisionali nella scelta di un’assicurazione. Le soluzioni mobile-first stanno diventando lo standard per la sottoscrizione di polizze temporanee, on-demand o basate sull’utilizzo, mentre i modelli in abbonamento, particolarmente apprezzati dai clienti tra i 25 e i 34 anni, aprono la strada a logiche di pagamento più vicine ai servizi digitali.

Secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, clima, invecchiamento demografico e cybersecurity sono le nuove priorità per l’industria assicurativa. Il rischio climatico si conferma la minaccia più urgente e trasversale, con il 79% delle compagnie che dichiara di avere già a catalogo coperture contro le catastrofi naturali (NatCat). L’offerta attuale include polizze property con estensione agli eventi catastrofali (80%), soluzioni stand-alone per terremoti, alluvioni e grandinate (73%), prodotti dedicati al settore agricolo e soluzioni multirischio (entrambi al 40%). Per quanto riguarda il cyber risk, il 53% degli operatori ha già soluzioni a catalogo, ma la domanda resta debole: il 59% degli operatori la considera bassa. Le coperture più diffuse riguardano malware, ransomware e cyber estorsioni (100%), violazione dei dati (78%) e interruzione dell’attività (56%). Infine, la Long Term Care si afferma come risposta strategica all’invecchiamento demografico, con il 65% delle compagnie che ha già prodotti dedicati. Per aumentare il valore percepito di queste coperture, le compagnie puntano su servizi integrativi come l’assistenza domiciliare certificata (70%), il care management personalizzato (50%) e le convenzioni con RSA e strutture sanitarie (45%).

Il Banking-as-a-Service (BaaS) è la messa a disposizione da parte delle banche dei propri servizi finanziari al di fuori dei rami tradizionali. Ciò avviene attraverso il cloud e le API (Application Programming Interface), a vantaggio di società esterne, come fintech o altre aziende digitali. Queste ultime sono così in grado di offrire ai loro clienti servizi bancari tradizionali, come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza aver bisogno della licenza bancaria. Grazie al BaaS, qualunque azienda può fornire servizi bancari ai suoi clienti. Affinché il BaaS abbia successo, è cruciale che si instauri una collaborazione tra gli istituti di credito e le società fintech. Le banche possono utilizzare strumenti già testati dalle fintech, riducendo i tempi di go-to-market, mentre grazie al digitale possono raggiungere più facilmente i clienti delle Generazioni Y e Z. Il BaaS non va confuso con l’open banking: nel BaaS la società che si appoggia alla piattaforma non entra mai veramente in possesso dei soldi o dei dati del cliente, agisce semplicemente come un intermediario e non è soggetta agli obblighi normativi e di compliance che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere.

Secondo un rapporto realizzato da Cb Insights, dal 2013 al 2017 le principali banche mondiali hanno investito complessivamente 118 miliardi di dollari nel settore del fintech. A guidare la classifica degli istituti di credito più “innovativi” è Goldman Sachs con 37 miliardi di dollari, seguita da Citi Banks (25 miliardi) e J.P. Morgan (14 miliardi). Ogni banca ha una preferenza di investimento specifica: J.P. Morgan si è focalizzata sul settore dei pagamenti, Citi Banks ha puntato sulla sicurezza e l’ecommerce, mentre Goldman Sachs ha scommesso sul settore dei prestiti e sul regtech. Le banche italiane, invece, sembrano essere ancora in affanno rispetto al processo di trasformazione digitale. Secondo un censimento realizzato da ABI, il 70% delle banche italiane analizzate sta lavorando per sviluppare relazioni con le startup fintech, con spese in tecnologia che hanno raggiunto quota 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti sono ancora limitati rispetto ai colossi internazionali.

Le startup fintech operano in una vasta gamma di settori emergenti. Tra i principali troviamo i pagamenti digitali, la gestione patrimoniale, i prestiti peer-to-peer, le assicurazioni digitali (insurtech), la blockchain e le criptovalute. Altri settori in crescita includono le regtech (tecnologie regolamentari) e le soluzioni di cybersecurity finanziaria. In particolare, nel panorama italiano, circa 86 startup sono attive nell’insurtech, il settore che applica la tecnologia al mondo delle assicurazioni. Il settore dei pagamenti digitali sta vivendo una forte crescita, con il valore transato che ha raggiunto 481 miliardi di euro nel 2024, pari al 43% del totale delle transazioni. Anche l’Open Banking sta guadagnando terreno, con quasi la metà degli utenti italiani (49,2%) che ha almeno un conto connesso nel primo semestre 2024. Questa diversificazione permette di affrontare e risolvere problemi specifici attraverso soluzioni tecnologiche mirate, contribuendo alla trasformazione digitale dell’intero settore finanziario.

guest

0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

InnoverAI

Tutti
AI e startup
AI & Innovazione
Ispirazione
Che cos'è InnoverAI
Leggi l'articolo Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
lean startup: l'evoluzione
Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
Leggi l'articolo L’era dell’AI e della “Shadow Competence”: perché il 239% di produttività in più sta restando fuori dalla tua azienda
AI TRANSFORMATION
L’era dell’AI e della “Shadow Competence”: perché il 239% di produttività in più sta restando fuori dalla tua azienda
Leggi l'articolo Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
OPEN WORLD
Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
Leggi l'articolo Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
ai transformation
Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
Leggi l'articolo InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
NEXTWORK360-Economyup
InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
Leggi l'articolo Come cambia il design thinking nell’era dell’incertezza e dell’AI generativa
L'OSSERVATORIO
Come cambia il design thinking nell’era dell’incertezza e dell’AI generativa
Leggi l'articolo Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
lean startup: l'evoluzione
Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
Leggi l'articolo L’era dell’AI e della “Shadow Competence”: perché il 239% di produttività in più sta restando fuori dalla tua azienda
AI TRANSFORMATION
L’era dell’AI e della “Shadow Competence”: perché il 239% di produttività in più sta restando fuori dalla tua azienda
Leggi l'articolo Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
OPEN WORLD
Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
Leggi l'articolo Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
ai transformation
Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
Leggi l'articolo InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
NEXTWORK360-Economyup
InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
Leggi l'articolo Come cambia il design thinking nell’era dell’incertezza e dell’AI generativa
L'OSSERVATORIO
Come cambia il design thinking nell’era dell’incertezza e dell’AI generativa

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x