La discussione sull’innovazione digitale in Italia si sta spostando sempre più dal piano teorico a quello operativo. Nei settori industriali tradizionali come nelle realtà più orientate alla tecnologia, la capacità di trasformare strumenti e modelli in risultati di business è diventata una necessità strategica. Durante un confronto pubblico avvenuto il 2 dicembre 2025 all’interno del convegno Digital & Open Innovation 2026 organizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, quattro manager provenienti da ambiti differenti hanno raccontato come stanno reinterpretando il rapporto tra innovazione, governance aziendale e impatti sul mercato.
Le testimonianze di Silvia Celani, Head of Innovation di Open Fiber; Alessandro Di Pasquali, Chief Technical Officer di FPZ; Paolo Magni, Innovation & ESG Manager del Gruppo Enercom; e Paolo Perego, Chief Technology Officer di Svicom, mostrano come l’innovazione stia diventando sempre più ibrida, intrecciando tecnologia, processi, partnership e strumenti finanziari.
Indice degli argomenti
L’innovazione diventa asse del business: priorità condivise tra le imprese
Uno dei temi emersi con maggiore chiarezza riguarda la crescente integrazione tra innovazione e strategia aziendale. Per diverse organizzazioni, non si tratta più di sviluppare tecnologie in astratto, ma di legare in modo diretto le iniziative innovative ai risultati operativi.
Silvia Celani, di Open Fiber, ha spiegato come per loro sia fondamentale abbandonare una logica puramente tech-driven: “ci stiamo muovendo verso un’innovazione di mercato, ovvero un’innovazione che si avvicina più ai temi di business”.
Il concetto ricorre anche negli interventi degli altri speaker, che sottolineano tutti la necessità di coordinare le attività innovative con il business as usual. L’obiettivo condiviso è trasformare l’innovazione da funzione esplorativa a leva concreta per rafforzare competitività, efficienza operativa e sostenibilità economica.
Open Fiber: partnership, finanza agevolata e innovazione “concreta”
Come la rete diventa piattaforma abilitante
Celani ha delineato un approccio all’innovazione digitale costruito su due pilastri: l’integrazione con il business e l’utilizzo strategico delle partnership. Lavorare con municipalità, pubbliche amministrazioni, PMI e università consente a Open Fiber di creare “servizi a valore aggiunto” capaci di rafforzare sia il proprio business sia la digitalizzazione dei territori.
Elemento centrale è anche la finanza agevolata, definita una leva indispensabile per sostenere progetti di ricerca e sperimentazione: “andare a lavorare con strumenti che possono essere quelli dei PTP, bandi nazionali e regionali” è un modo per trasformare le tecnologie emergenti in soluzioni concrete, come nel caso dei progetti dedicati al Cloud Computing.
Per Celani, l’obiettivo di fondo è chiaro: portare la fibra non come infrastruttura fine a sé stessa ma come “agente abilitante di innovazione” per borghi e comuni.
FPZ: una PMI che investe il 10% del fatturato in ricerca e digitalizzazione
Gestire la conoscenza, innovare i processi, personalizzare il prodotto
Alessandro Di Pasquali, CTO di FPZ, rappresenta una prospettiva diversa: quella di una PMI manifatturiera che da oltre 50 anni progetta soffianti industriali e che sta affrontando la sfida della trasformazione in un mercato definito “commodity”.
FPZ destina “nell’ordine del 10% del fatturato” alla Ricerca e Sviluppo, una percentuale elevata per una realtà di queste dimensioni. Di Pasquali sottolinea che per loro la priorità è costruire una gestione strutturata della conoscenza, rendendo accessibili internamente “50 anni di storia dell’azienda in termini di conoscenza di prodotto”.
Le collaborazioni con università, startup e bandi pubblici completano l’ecosistema interno, mentre sul lato produttivo l’azienda sta digitalizzando la fabbrica per aumentare qualità e controllo. La personalizzazione del prodotto, la flessibilità della supply chain, e l’attenzione a cyber security e sostenibilità diventano così componenti essenziali di un modello di innovazione continua.
Enercom: ERP, cyber security e AI come pilastri dell’innovazione pragmatica
Dalla NIS2 alla creazione di un assistente AI interno
Per Paolo Magni, Innovation & ESG Manager del Gruppo Enercom, i dati presentati nella mattinata trovano riscontro immediato nelle priorità della sua organizzazione: “le prime cinque voci sono le stesse nostre”, ha spiegato, parlando di una sostanziale sovrapposizione tra trend generali e scelte aziendali.
Al primo posto c’è l’investimento nell’adozione dell’ERP in un’ottica di servitizzazione e integrazione API. Al secondo la cyber security, accelerata dall’obbligo normativo della NIS2. Al terzo un uso crescente dell’AI, sia per sviluppare applicativi più sicuri sia per introdurre nuove modalità di lavoro.
L’esempio più concreto è l’ESG Assistant sviluppato internamente da Magni: “ho buttato dentro tutta la knowledge base legata alla sostenibilità del gruppo […] e l’ho istruito affinché facesse le mie veci h24”. Uno strumento costruito per rispondere alle domande dei colleghi, garantendo immediatezza e coerenza informativa, oltre che alleggerire carichi operativi.
Svicom: raddoppio del budget e approccio Lean per una PropTech in crescita
Generative AI, predictive analytics e R&S con gli enti di ricerca
L’intervento di Paolo Perego, CTO di Svicom, introduce il caso di un’azienda che nel 2025 ha compiuto una scelta netta: “abbiamo quasi raddoppiato il budget” dedicato all’innovazione.
Svicom, riconosciuta come PropTech dall’Osservatorio del Politecnico, opera nel Real Estate con un forte orientamento alla digitalizzazione dei processi. L’adozione della metodologia Lean per definire le priorità ha permesso di distinguere due livelli di innovazione:
- corporate, focalizzato su cyber security, Big Data, ottimizzazione dei processi e formazione interna;
- business, orientato allo sviluppo di nuovi prodotti tramite proof of concept e collaborazioni con enti di ricerca.
Tra le soluzioni già avviate, Perego ha citato tool di predictive budget analytics e nuovi sistemi basati su agent AI per analizzare immagini e video nella gestione degli asset: non per la sicurezza, ma per rendere più efficiente la manutenzione ordinaria.
Quattro voci, una direzione comune: costruire innovazione digitale orientata all’impatto
Dalla tavola rotonda emerge una convergenza significativa. L’innovazione digitale non è percepita come un valore astratto o futuribile, ma come un insieme di strumenti e approcci che devono generare benefici tangibili. Le imprese investono perché costrette dalla competizione, dalla normativa, dalla pressione tecnologica e, soprattutto, dalla necessità di rendere più efficace ciò che già fanno.
Che si tratti di portare la fibra nei territori, digitalizzare una fabbrica, rendere più sicuri i sistemi, sviluppare assistenti basati su AI o costruire nuove soluzioni nel Real Estate, la logica resta la stessa: innovare in modo coerente, pragmatico e sostenibile.







