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Innovazione

Un premio per un’altra Italia possibile

29 Nov 2013

Il premio Marzotto, collegando la tradizione dell’imprenditoria illuminata con le ambizioni degli startupper, valorizza progetti ed esperienze che possono fare la differenza. A partire dal rapporto tra ricerca accademica e impresa e dalla relazione virtuosa tra generazioni

Premio Marzotto, un momento della finale
Pensa al futuro e guadagnati il presente, diceva Giannino Marzotto. L’invito risuona attuale e imperioso nell’auditorium di Valdagno, provincia di Vicenza, dove va in scena BandaLarga, il format televisivo (che forse vedremo su La7 o su Rai3, trattative in corso…) che ha fatto da coronamento al Premio Marzotto 2013. Qui si incontrano tradizione e innovazione, la cultura d’impresa illuminata con l’ecosistema delle startup, le idee del nonno Gaetano, come tiene a ricordare Matteo Marzotto, con le ambizioni dei nuovi imprenditori. In sala c’è anche Laura Olivetti a creare un filo ideale fra NordEst e NordOvest, tra la città sociale di Valdagno e la Comunità di Ivrea. E l’obiettivo di un’altra Italia sembra possibile.

E’ un bel pungolo per i giovani che forse poco sanno delle visioni di Olivetti o di Marzotto ma che numerosi hanno risposto alla chiamata del Premio: un migliaio. Tredici sono arrivati in finale. Due sono stati portati al trionfo: Basilio Lenzi e Alessandro Filippeschi conquistano un assegno da 250mila euro con i loro scheletro leggero e robotico. Hanno 27 e 30 anni, Basilio farà il suo dottorato di ricerca poco prima di Natale ma la storia della loro Wearable Lights Exoskeleton lascia intravvedere uno spazio di innovazione che, nonostante tutto, anche in Italia è fiorente: la startup nasce nei laboratori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il terzo socio è Fabio Salsero, che i 50 anni li ha superati ed è senior researcher nel Laboratorio guidato dal professor Massimo Bergamasco. Un esempio virtuoso di sapienza accademica che riesce a farsi impresa ma soprattutto di incontro-scambio fra generazioni: non sempre accade, ma succede. E le buone pratiche vanno sostenute, valorizzate e promosse. Così come va ormai accettata l’idea che se si guarda oltre la tecnologia digitale e il gioco delle app, non c’è limite anagrafico all’innovazione. Nel biotech, nel farmaceutico, nella meccanica, in quelle che sono le eccellenze italiane la scintilla del cambiamento nasce dall’incontro fra esperienza e visione, tra “vecchi” e giovani come sempre è stato nei momenti migliori della storia.

Forse non riuscirà ad essere pop come vorrebbe l’impegno televisivo, ma il Premio Marzotto è certamente un’operazione di successo nella valorizzazione della nuova intelligenza imprenditoriale. Non solo per i denari che mette a disposizione ma per il tessuto di relazioni in cui immerge i progetti selezionati. Bella l’idea di far suonare almeno per un giorno la banda degli innovatori per cambiare il Paese. Rassicurante la presenza dell’ecosistema delle startup nel cuore della città sociale. Stimolante l’invito a trovare una via italiana all’innovazione. Ma come saggiamente ricordavano alcuni importanti imprenditori presenti alla festa, da Riccardo Illy a Ettore Riello: attenzione a non farsi male nel confronto con la realtà quotidiana di un Paese ancora segnato da pessime abitudini.

di Giovanni Iozzia

  • ComputArte

    Insomma Illy e Riello si riferiscono a quei vizietti di finanziare quei progetti che si autoreferenziano come innovativi , ma non lo sono….in effetti basterebbe fare una semplica ricerca in rete per CONSTATARE se ciò che è alla ribalta delle luci e con i premi in mano, sia effettivamente NUOVA oppure no…
    E’ strano pensare che anche premi molto “importanti” si appoggino per la parte di scrematura a soggetti “terzi” che cassano progetti sulla carta veramente innovativi e poi premiano progetti che hanno precedenti o rivendicazioni fatte da qualcuno che invece è stato escluso.
    SAREBBE VERAMENTE INTERESSANTE ACCEDERE ALL’ARCHIVIO DI TUTTI E 1000 I PROGETTI PER APPUARE IL BUON LAVORO FATTO DALLA COMMISSIONE 🙂

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