Startup, tutto da rifare. Ecco cinque obiettivi possibili | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

LA PROPOSTA DEL PRESIDENTE DI ROMA STARTUP

Startup, tutto da rifare. Ecco cinque obiettivi possibili

21 Mag 2013

Secondo molti, il nuovo Governo dovrebbe sbrigarsi a completare i decreti attuativi relativi al tema delle Startup Innovative introdotto con il “Decreto Crescita 2.0” nella precedente legislatura. Decreti peraltro respinti da Bruxelles, e attualmente in fase di nuova stesura. Ho un’opinione differente, in materia, che voglio esporre sperando di non suscitare polemiche…

Gianmarco Carnovale, Presidente – Roma Startup
Secondo molti, il nuovo Governo dovrebbe sbrigarsi a completare i decreti attuativi relativi al tema delle Startup Innovative introdotto con il “Decreto Crescita 2.0” nella precedente legislatura. Decreti peraltro respinti da Bruxelles, e attualmente in fase di nuova stesura. Ho un’opinione differente, in materia, che voglio esporre sperando di non suscitare polemiche.

Come noto forse solo agli addetti ai lavori, il Governo Monti è entrato con una grande carica mediatica su una  tematica di cui si stava occupando il Parlamento già da molti mesi; difatti a Luglio 2012, quando il Ministro Passera annunciava il lavoro di una task force, alla Camera veniva approvato un testo denominato “DDL Agenda Digitale”, completo ed incisivo, promosso dagli On.li Gentiloni-Palmieri-Rao, responsabili di digitale ed innovazione rispettivamente di PD, PdL ed UDC. Tale testo, a cui io ed altri colleghi contribuimmo, fu bloccato dalla montagna governativa che cinque mesi dopo sfornò il suo piccolo Decreto, deludendo l’aspettativa di chi sperava in un balzo netto della normativa italiana per allinearsi almeno ai paesi più virtuosi in Europa.

Il grande errore di molti fu quello di plaudere all’iniziativa, definendola “comunque un inizio ed un miglioramento”. In quei giorni, difatti, pochissimi dissero chiaramente che quanto fatto era insufficiente a frenare la fuga di innovatori ed imprese verso paesi anche a noi confinanti, che costruiscono programmi d’attrazione studiando le debolezze del sistema italiano, puntando i nostri migliori imprenditori per convincerli a costruire valore e posti di lavoro nei loro territori.

Il testo governativo non faceva nulla per mettere le neonate e mal definite startup innovative nelle condizioni di competere ad armi pari con concorrenti europee e statunitensi; concorrenti che tutt’oggi godono di benefici ed agevolazioni volte a lanciarle alla conquista dei mercati mondiali per produrre valore e ricchezza da riportare in patria. Le nostre, di startup innovative, è già tanto se godono di benefici miseri fin tanto che scalano il mercato nazionale.

La verità ora come allora è che c’è bisogno di un ripensamento immediato: dobbiamo rivedere le regole per le startup innovative fin dalle loro fondamenta, fin dalle definizioni e dai limiti che sono stati fissati per timore di “infiltrazioni” e per paura di non avere coperture. Dobbiamo metterci in testa che le startup innovative sono l’embrione delle nuove multinazionali italiane che porteranno valore e lavoro qualificato nel nostro paese nei prossimi vent’anni, che la loro crescita dev’essere liberata con regole nuove e sgravi coraggiosi, che il loro DNA deve essere da giganti, perché in Italia rinascano le Olivetti di un tempo. Per farlo dobbiamo fare poche cose: 1. Chiedere a Bruxelles uno statuto di società europea dedicato; 2. definire legalmente gli investitori qualificati; 3. ridefinire le startup spostandone il riconoscimento a soggetti privati; 4. incrementare la detraibilità degli investimenti in startup fino ai livelli del Cinema (o del finanziamento ai Partiti); 5. Dedicare un set di aliquote, regole ed adempimenti fiscali minimale. Sarebbe anche bello un Fondo di Fondi strutturato come in Israele, ma già con i primi 5 punti fermeremmo la fuga di cervelli ed attrarremmo molti investimenti esteri.

Le startup innovative non saranno molte perché innovare non è da tutti, il numero di queste imprese è esiguo e non raggiungerà mai le molte migliaia, quindi basta con la scusa delle coperture: sono meno di diecimila imprese in uno Stato come Israele, che vi punta tutto da oltre un decennio. Sono mille a Londra. Ma sono migliaia che danno lavoro qualificato, creano indotto, crescono più del PIL. E saranno un’economia rilevante anche per noi, se le risorse verranno concentrate in un luogo che possa ambire a diventare una delle grandi Startup City del mondo.
Presidente Letta, Ministro Zanonato, Ing. Caio, so che il tema dell’Agenda Digitale è complesso perché intrecciato con ogni aspetto pubblico e privato del paese. Ma allora dividetene il destino da quello delle Startup Innovative: lasciate che il piccolo comparto delle imprese innovative scappi in  avanti, mentre si aprono i cantieri per la lunga rifondazione dell’economia italiana. Ci vorrà poco, non più di sei mesi per le Leggi nazionali, lo stesso per le normative UE se la Commissione, come credo, concorderà su un percorso che potrebbe valere per ogni Stato membro.

Roma Startup è pronta a collaborare con il Governo su questo fronte, come in passato, mettendo a disposizione tutte le proprie competenze, conoscenze ed energie.

Gianmarco Carnovale è il Presidente di Roma Start up  

di Gianmarco Carnovale