Storie romane/2

Startup, la difesa del Miur: il decreto non è sbagliato, l’approccio sì

Su Twitter la risposta del dirigente che ha firmato il provvedimento secondo il quale le società selezionate dovrebbero versare soldi per avere le agevolazioni. La giustificazione: «Trovare un giusto equilibrio tra esigenze di tutela fondi pubblici e esigenze esterne spesso è fatica». Promessi chiarimenti per domani, a Bari

Pubblicato il 15 Gen 2014

Startup, la difesa del Miur: il decreto non è sbagliato, l’approccio sì

«Decreto non sbagliato, valutazione economiche tradizionali, ma con serve approccio diverso». Così ha risposto su Twitter all’articolo pubblicato ieri da EconomyUp.it Fabrizio Cobis, il dirigente del Ministero dell’Università e della Ricerca che l’ha firmato. Le “valutazioni economiche tradizionali” sono quelle che hanno portato a chiedere alle startup selezionate da un importante bando per “accrescere la produzione di innovazione” in quattro Regioni (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) di versare o aumentare il capitale sociale per poter ottenere i finanziamenti previsti. La richiesta, giunta inaspettata alla fine di un lungo iter e dopo un’istruttoria affidata ad alcune banche convenzionate, ha lasciato di stucco e sconcertato chi aveva presentato progetti in associazione con diverse Università.

Cobis, che dirige l’Ufficio IV del Miur, quello dei Programmi speciali di ricerca e diffusione della cultura scientifica, ammette quindi che con le start up l’approccio non è quello corretto, visto che ne serve uno diverso. Viene quindi naturale chiedersi: e allora perché il decreto è stato congegnato così? La risposta la dice lunga sulle logiche tortuose che guidano l’agire della Pubblica amministrazione: «Perché secondo il bando e le procedure vigenti non c’erano alternative. Ora in “autotutela” siamo in grado di ripensarci», dice sempre su Twitter Cobis. Che cos’è l’autotutela? Secondo i giuristi più accreditati, “il potere di farsi giustizia da sé” della Pubblica Ammnistrazione. Potere che ha prodotto una perniciosa abitudine: intanto si fa, poi se qualcuno si ritiene danneggiato, provvederemo a rimediare in qualche modo.
Siamo quindi tutti prigionieri della burocrazia, compresi i manager pubblici? Non è così, secondo Cobis, che segnala una delle sofferenze quotidiane di chi lavora per lo Stato: «Trovare un giusto equilibrio tra esigenze di tutela fondi pubblici e esigenze esterne spesso è fatica», scrive ancora su Twitter, dove anticipa: darà tutti i chiarimenti necessari per capire come uscire dall’empasse domani, giovedì 16, a Bari in occasione dell’evento “Benvenuti al Sud”, un open day promosso da Banca Carime in collaborazione proprio con il MIUR. Un evento rivolto proprio ai giovani e alle start up in una delle quattro Regioni interessate al bando contestato. (g.io.)

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GERLANDO
GERLANDO
12 anni fa

Come tutti i TOPI DA MINISTERO, il ridicolo ‘dirigente’ ha PAURA DI FINANZIARE ciò che è ‘ignoto’ e quindi chiede GARANZIE per pararsi il sedere! Alle Start-up !
Licenziare quest’incapace sarebbe il MINIMO, ma pretendere che in questo povero paese qualcuno si prenda delle responsabilità è un idea FOLLE !
Consiglio a chi ha delle buone idee di business di portarle altrove, in un mondo globalizzato non si deve cadere nella trappola del localismo e del sentimentalismo.
Portate le vostre idee dove possano comprenderle sul serio, e chi, poverino, resterà in questo ridicolo posto sarà causa del suo mal e piangerà se stesso.
Forza, il mondo è alla ricerca di nuove idee, non restate attaccati a mammà, andate altrove !


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