Startup in Italia: aumentano gli addetti ma scende il fatturato | Economyup
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I NUMERI

Startup in Italia: aumentano gli addetti ma scende il fatturato



Sono quasi 7.400, con capitale sociale di 373,6 milioni di euro e personale in crescita: lo rileva Infocamere sul II trimestre 2017, evidenziando però il calo tutti gli indicatori economici. Conseguenza indiretta dell’uscita di 800 società dal Registro nel 2016 per scadenza dei 4 anni del “periodo da startup”

21 Lug 2017


Lieve aumento del numero delle startup in Italia, che al 30 giugno risultavano essere quasi 7.400, con un capitale sociale pari a 373,6 milioni di euro, così come cresce il numero complessivo di soci e addetti, che tocca quota 36.504, ma calano fatturato, produzione e reddito operativo. Sono elementi contenuti nel Report trimestrale diffuso periodicamente da Infocamere, che in questo caso presenta i dati relativi al secondo trimestre 2017. (A questo link il Report completo)

Al 30 giugno 2017 il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese è risultato pari a 7.394, in aumento di 514 unità rispetto alla fine di marzo (+7,5%). Le startup rappresentano lo 0,46% delle oltre 1,6 milioni di società di capitali attive in Italia (a fine marzo l’incidenza del fenomeno era pari allo 0,43%). In termini sia assoluti che percentuali, si tratta di una crescita ben maggiore rispetto a quella registrata nel precedente trimestre (+135 unità, +2%), quando la sezione speciale aveva fatto registrare una prima, consistente fuoriuscita di startup diventate “mature”. A questo proposito va ricordato che la normativa che ha istituito le startup innovative, il d.l. 179/2012, aveva previsto un “regime transitorio” della durata di quattro anni che è scaduto il 18 dicembre 2016. Per questo nella prima metà del 2017 circa 800 imprese – molte delle quali già in fase avanzata di sviluppo – hanno perso lo status speciale di startup innovativa. Va dunque sottolineato che tutti gli indicatori presentati nel presente report, sia di tipo demografico e occupazionale che economico e finanziario, sono fortemente influenzati da questa dinamica.

♦ CAPITALE SOCIALE – Il capitale sociale delle startup è pari complessivamente a 373,6 milioni di euro, in media 50.519 euro a impresa. Il capitale medio è caratterizzato da un lieve decremento rispetto al trimestre precedente (-0,5%), mentre per il complesso delle società di capitali la diminuzione è stata del 3,6% (Tavola 1).

♦ SETTORI DI ATTIVITÀ – Per quanto riguarda la distribuzione per settori di attività, il 70,6% delle startup innovative fornisce servizi alle imprese. In particolare, prevalgono le seguenti specializzazioni: produzione software e consulenza informatica, 30,8%; attività di R&S, 13,9%; attività dei servizi d’informazione, 8,9%. Il 19,6% opera nei settori dell’industria in senso stretto. Su tutti: fabbricazione di macchinari, 3,6%; fabbricazione di computer e prodotti elettronici e ottici, 3,4%; fabbricazione di apparecchiature elettriche, 2%. Il 4% opera nel commercio.

♦ RICERCA E SVILUPPO – L’incidenza delle nuove imprese innovative tra le società di capitali è più elevata della media nei comparti dei servizi alle imprese (1,4%) e dell’industria in senso stretto (0,6%). In particolare, è interessante osservare come il 26,2% delle società di capitali italiane la cui attività economica è classificata con codice Ateco 2007 “Ricerca e Sviluppo” sono startup innovative; rilevante è anche la quota di neo-imprese innovative fra le società dei servizi di produzione di software (8,6%).

♦ DONNE E STARTUP –  Guardando alla composizione delle compagini sociali (Tavola 3), le startup innovative con una prevalenza femminile sono 991, il 13,4% del totale, contro un’incidenza del 17% se si prende in esame l’universo delle società di capitali. Le startup innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 3.175 (42,9% del totale, quota inferiore a quella fatta registrare dal complesso delle società di capitali, 49,5%).

♦ GIOVANI E STARTUP – Le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 1.596, il 21,2% del totale, una quota più di tre volte superiore rispetto a quella rilevata tra le altre società di capitali (6,7%). Le startup innovative in cui almeno un giovane è presente nella compagine sociale sono 2.621 (35,4% del totale, contro un’incidenza del 12,8% se si considera la totalità delle società di capitali italiane).

♦ STRANIERI E STARTUP – Le startup innovative con una compagine sociale a prevalenza straniera sono 203, il 2,7% del totale, una quota inferiore a quella osservata nel complesso delle società di capitali (4,5%). Le startup innovative in cui è presente almeno un cittadino non italiano sono 935, il 12,6% del totale; tale quota è superiore a quella del complesso delle società di capitali (10,7%).

♦ GEOGRAFIA DELLE STARTUP – Analizzando la distribuzione geografica del fenomeno, in valore assoluto la Lombardia rimane la regione in cui è localizzato il maggior numero di startup innovative: 1.694, pari al 22,9% del totale nazionale. Seguono l’EmiliaRomagna con 808 (10,9%), il Lazio con 719 (9,7%), il Veneto con 637 (8,6%) e la Campania, prima regione del Mezzogiorno con 547 (7,4%). In coda alla classifica figurano la Basilicata con 56, il Molise con 27 e la Valle d’Aosta con 15 startup innovative. La regione con la più elevata incidenza di startup innovative in rapporto al totale delle società di capitali è il Trentino-Alto Adige (1,07%). Seguono le Marche con 0,86%, Friuli Venezia-Giulia ed Emilia-Romagna appaiate con 0,72%, e la Valle d’Aosta con 0,7%. Chiudono Toscana, con 0,32%, e il Lazio, con 0,26%.

♦ LE CITTÀ – Milano è la provincia in cui è insediato il numero più elevato di startup innovative: a fine giugno 2017 tale numero si assesta a 1.160 (15,7% del totale nazionale). Seguono Roma con 625 (8,5%), Torino con 285 (3,9%), e Napoli con 262 (3,6%). Tutte le altre province che figurano tra le prime dieci, nell’ordine Bologna, Padova, Modena, Bari, Trento e Firenze, superano abbandonatamente le 100 unità. Se si considera il numero di startup innovative in rapporto al numero di società di capitali attive nella provincia, c’è un avvicendamento in testa alla classifica: Trieste figura ora al primo posto con 142 startup ogni 10mila società di capitali. Trento segue con 136, Ascoli Piceno con 128, Ancona con 113, Rimini con 98.

♦ GLI ADDETTI– Sotto il profilo occupazionale (Tavole 6-7), a fine marzo 2017 2 risultano presenti 2.604 startup innovative con almeno un dipendente3 (-65 rispetto alla precedente rilevazione), pari al 35,2% del totale: un dato in diminuzione rispetto a quello registrato a fine dicembre (39,6%). Tuttavia, a fine marzo 2017 il numero complessivo di addetti è pari a 9.365: un incremento di 696 unità rispetto a fine 2016, per una crescita percentuale dell’8%. Ne risulta un marcato incremento del numero medio degli addetti per startup innovativa: 3,6, contro i 3,25 di dicembre 2016 e i 3,4 del settembre precedente. Rimane invariato il valore mediano: almeno la metà delle startup innovative con dipendenti ne impiega al massimo 2. Dopo la flessione registrata nell’ultimo trimestre, in cui un buon numero delle startup più solide, anche in termini occupazionali, ha lasciato la sezione speciale, si evidenzia dunque una nuova, visibile crescita del numero di addetti. Non è solo il valore assoluto, ma anche il valore medio a crescere: l’aumento del numero dei dipendenti non è dunque solo spiegabile con il maggior numero di imprese iscritte in sezione speciale, ma piuttosto con un non trascurabile rafforzamento occupazionale delle stesse.

♦ I SOCI – A fine giugno 2017 sono 29.651 i soci delle 7.228 startup innovative che presentano almeno un socio (+2.512 rispetto ai 27.139 rilevati a fine dicembre presso 6.732 startup innovative). È ipotizzabile che i soci siano coinvolti direttamente nell’attività d’impresa. In media ogni startup innovativa presenta 4,03 soci, con un valore mediano pari a 3, entrambi invariati rispetto al trimestre precedente; si tratta di dati superiori a quelli del complesso delle società di capitali (media: 2,55; mediana: 2). Al 31 marzo 2017, il numero complessivo di soci e addetti coinvolti nelle startup innovative italiane era pari a 36.504 unità. Alla stessa data di un anno prima essi erano 29.311, per un incremento del 24,5%: tale rafforzamento appare più significativo se si considera che, in media, le startup iscritte un anno fa erano mediamente più “mature” (ossia risultavano costituite da più tempo) rispetto alle attuali.

♦ I BILANCI – Venendo infine agli indicatori economici e finanziari, occorre premettere che i dati di bilancio attualmente disponibili, relativi al 2015, riguardano meno della metà delle startup iscritte: 3.605 su 7.394 (-103 rispetto all’ultima rilevazione), il 48,8% del totale. Questo semplicemente perché gran parte di esse non esisteva ancora nel 2015. Per una panoramica più rappresentativa dell’attuale stadio di sviluppo del fenomeno – in grado cioè non solo di coprire una quota maggiore delle imprese target, ma anche di descriverne il percorso di crescita – è necessario attendere la prossima edizione di questo rapporto, per la quale si renderanno disponibili i dati dei bilanci 2016. In attesa di tale aggiornamento, si assiste a un arretramento di tutti gli indicatori relativi al valore della produzione. Ciò, come si è detto, è determinato dalla fuoriuscita negli ultimi mesi di molte delle imprese più mature, recanti valori del fatturato mediamente più elevati; tale effetto è mitigato solo in misura marginale dall’iscrizione di imprese già in possesso di bilancio per l’anno 2015. Il fatturato medio per impresa nel 2015 risulta pari a 114,9 mila euro, in diminuzione di 7.728 euro sulla media del trimestre precedente (-6,3%). Il valore mediano è pari a 21.948 euro, in decisa diminuzione rispetto ai 24.161 registrati alla fine di marzo (-9,2%). L’attivo medio è pari a poco più di 222mila euro per startup innovativa, in calo di 15.632 euro rispetto alla precedente rilevazione (-6,6%); la metà delle startup innovative si ferma poco sotto i 62mila euro (-5,3% rispetto a marzo). Considerando, infine, la produzione complessiva delle startup innovative nell’esercizio 2015, al 30 giugno essa risulta pari a 414.189.811 euro, un dato inferiore di 40,5 milioni rispetto ai 455 milioni di euro che assommavano le startup iscritte a fine marzo. Il reddito operativo complessivo fatto registrare nel 2015 è negativo per poco meno di 63,5 milioni di euro, contro gli 70,5 milioni della precedente rilevazione. In linea con le precedenti edizioni di questo rapporto, il grado di immobilizzazioni sull’attivo patrimoniale risulta particolarmente elevato: il rapporto è pari al 28,18%, quasi 5 volte maggiore rispetto al rapporto medio delle altre società di capitali, pari al 5,76%. Nel 2015 prevale la quota di startup innovative che registra una perdita: 57,98%, contro la restante parte (42,02%) che segnala un utile di esercizio. Lo scostamento con la precedente rilevazione è pressoché nullo (57,96% contro 42,04%). Com’è fisiologico per imprese di recente costituzione a elevato contenuto tecnologico, l’incidenza delle società in perdita tra le startup innovative risulta sensibilmente più elevata rispetto a quella rilevabile nell’universo delle società di capitali, pari al 35,02%. Gli indicatori di redditività ROI e ROE delle startup innovative registrano valori negativi; se però ci riferisce soltanto a quelle in utile, gli indici sono sensibilmente migliori di quelli fatti riportare dalle altre società di capitali (ROI: 0,11 contro 0,02; ROE: 0,26 contro 0,03). L’indice di indipendenza finanziaria delle startup innovative è leggermente inferiore rispetto a quello registrato dal complesso delle società di capitali (0,35 contro 0,38), ma la differenza è ancora più pronunciata se si considerano soltanto le startup innovative e le società di capitali in utile (0,27 contro 0,38). Per ogni euro di produzione le startup innovative generano in media 16 centesimi di valore aggiunto (1 cent in meno rispetto a marzo), un dato inferiore rispetto a quello del complesso delle società di capitali (21 centesimi). Limitatamente alle imprese in utile, le startup generano, per contro, più valore aggiunto sul valore totale della produzione rispetto alle società di capitali: 32 centesimi contro 21.