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Open Innovation

Startup, Enel lancia un innovation hub a Tel Aviv

12 Lug 2016

È la prima azienda italiana ad aprire un acceleratore in Israele. La sede è la piattaforma Sosa, in cui ogni anno saranno selezionate fino a 20 startup. Il modello sarà replicato a fine anno in Silicon Valley e nel 2017 a Singapore. L’ad Starace: “Aiutiamo le nuove imprese ad andare sul mercato e noi troviamo soluzioni innovative”

“Perché lanciamo un acceleratore di startup a Tel Aviv? Per sopravvivere. Per capire dove va l’innovazione e non trovarci spiazzati. Senza investire direttamente nelle nuove imprese, perché non è il nostro mestiere. Ma aiutando le startup ad andare sul mercato e noi stessi a trovare, in un’ottica di open innovation, soluzioni innovative per accedere a quel miliardo e 200 milioni di persone nel mondo che hanno poco o zero accesso all’energia elettrica”. Così Francesco Starace, amministratore delegato del gruppo Enel, spiega il motivo per cui il gruppo ha deciso di lanciare Enel Innovation Hub a Tel Aviv, un acceleratore di nuove imprese innovative nel cuore della Startup Nation per eccellenza: Israele.

La sede del programma sarà Sosa, un’avveniristica piattaforma di innovazione che si trova nel centro della capitale finanziaria del Paese: ospita più di 70 startup, ne connette oltre 2.500 mettendole a contatto con 350 multinazionali in ambito hi-tech e più di 20 fondi di venture capital. Ogni anno Enel, che con questa mossa diventa la prima grande azienda italiana ad aprire un hub di innovazione in Israele, farà scouting per individuare fino a 20 startup israeliane e offrirà loro un programma di accelerazione per agevolarne la crescita, dare consulenza industriale e commerciale e metterle in connessione con altri ecosistemi nel mondo – Silicon Valley, Singapore e altre – e soprattutto con la clientela del big player dell’energia che ha come azionista di riferimento il Ministero dell’Economia e delle Finanze. “Enel ha 61 milioni di clienti”, dice Ernesto Ciorra, responsabile innovazione e sostenibilità del gruppo. “Cos’è meglio per una startup? Chiedere un finanziamento di un milione di euro o vendere il proprio prodotto o servizio a 61 milioni di persone?”. 

Il modello operativo, che sarà replicato a fine anno in Silicon Valley e l’anno prossimo a Singapore, è quello già testato dal gruppo in altre aree come l’America Latina, dove Enel ha individuato 30 startup i cui progetti strategici sono attualmente in fase di esecuzione. Le startup saranno selezionate da un comitato consultivo composto da rappresentanti senior di Enel che ne valuteranno la conformità agli obiettivi del gruppo e il potenziale business. Ogni startup sarà seguita da una o più figure di Enel e da persone dello staff di Sosa e di The Junction, una piattaforma di accelerazione legata all’incubatore di Tel Aviv e fondata nel 2011 dal fondo di venture capital che investe in startup early stage Genesis Partners. Al lavoro di tutoraggio si aggiungerà anche la possibilità di partecipare a progetti pilota nei paesi in cui è presente Enel.

A ogni euro di investimento in servizi da parte di Enel corrisponderà un euro di finanziamento anche da parte del ministero dell’Economia israeliano. La scelta di Enel è però di non investire direttamente nelle startup. “Collaboreremo fianco a fianco con diversi venture capital”, spiega Ciorra. “In Israele siamo a stretto contatto con Genesis Partners e Capital Nature. In altri Paesi collaboriamo con Aster Capital in Francia e Svizzera, True North negli Usa, Next in Russia e P101 in Italia”. “Non vogliamo fare investimenti diretti in startup”, gli fa eco Starace. “Non perché non abbiamo risorse da investire: su circa 8 miliardi di investimenti non avremmo problemi a trovare 50 milioni per le startup.  Però non è il nostro mestiere. Entrare direttamente nel capitale è un errore concettuale. Non si fa così open innovation, secondo noi: ecco perché non lanceremo fondi di corporate venture capital”.

Quali saranno i benefici per l’Italia? “Attraverso quest’iniziativa le startup israeliane con cui lavoreremo vedranno ciò che succede in Italia”, risponde Ciorra. “E viceversa le startup italiane con cui stiamo collaborando, tra cui porto l’esempio di Athonet, potranno proporre le loro soluzioni agli innovatori di Tel Aviv e di Israele in generale: così funzionano gli ecosistemi. Il loro valore dipende dalla qualità e dalla qualità di operatori elevato per il numero di connessioni”. Una formula che riassume il modo in cui Enel porterà avanti la propria politica di open innovation da qui in avanti.

di Maurizio Di Lucchio

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