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Fede & tecnologia

Startup, ecco come candidarsi per l’incubatore del Papa

05 Mag 2015

C’è tempo fino al 30 giugno per presentare la propria idea a Scholas Labs, l’acceleratore di progetti non-profit lanciato in febbraio dal Pontefice ma di cui il Vaticano parla poco. Partecipare è semplice ma chi lo ha fatto finora non ha ricevuto alcun riscontro

Papa Francesco durante l'hangout in cui ha lanciato ScholasLabs
Che fine ha fatto l’incubatore di startup sponsorizzato dal Vaticano? Sono trascorsi quasi tre mesi dal lancio da parte di Papa Francesco di Scholas Labs, acceleratore di progetti non-profit a sostegno dell’educazione e dei giovani. Il Pontefice che, oltre ad avere introdotto un’importante ventata di innovazione nella Chiesa, continua a mostrare grande attenzione all’innovazione tecnologica e alle potenzialità del digitale, ha parlato di Scholas Labs all’inizio di febbraio scorso durante un hangout con studenti disabili in collegamento da Spagna, India, Brasile e Stati Uniti. Un progetto che ha immediatamente destato l’attenzione internazionale. In tanti, anche in Italia, si sono chiesti come candidarsi per essere selezionati e riuscire a far diventare realtà la loro iniziativa in ambito sociale o formativo. Ma, almeno fino a questo momento, è sembrata regnare un po’ di confusione sulle modalità di accesso, al punto che alcuni lettori di EconomyUp si sono rivolti a noi per avere ulteriori chiarimenti. 

Abbiamo fatto le nostre ricerche e abbiamo verificato che la procedura è in realtà molto semplice. Per presentare la propria candidatura è sufficiente collegarsi a http://scholaslabs.org/#/: in pochi click è possibile presentare il proprio progetto, da scrivere rigorosamente in inglese. Sul sito, sempre in inglese, è spiegato cos’è Scholas Occurrentes:  un’“entità formativa, lanciata da Papa Francesco,  dove tecnologia, arte e sport sono usati per incoraggiare l’integrazione sociale e la cultura dell’incontro”. E poi si chiarisce cos’è Scholas Labs: un “programma per accelerare progetti e supportare imprenditori impegnati a innovate nel campo della formazione e della tecnologia”. A coloro che saranno selezionati, è spiegato più sotto, saranno forniti visibilità, connessioni a un network imprenditoriale, mentorship, supporto e feedback per il miglioramento del progetto. L’iniziativa è sostenuta, si legge sempre sul sito, da Globant, Google, Grupo Telecom e Microsoft. Giganti dell’innovazione in aiuto delle startup sociali benedette dal Papa. Fin qui tutto bene. A noi però si sono rivolti giovani italiani che all’inizio di marzo hanno presentato il progetto attraverso la piattaforma e non hanno ancora ricevuto risposta. Neppure la risposta di cortesia in automatico in cui si segnala che il progetto è stato ricevuto e che sarà valutato nei tempi necessari. Il mistero è presto spiegato: tra le faq del sito è specificato che l’organizzazione riceverà le candidature fino al 30 giugno 2015.

Dopo questa scadenza la squadra di esperti (non è specificato chi siano) valuterà tutti i progetti presentati e selezionerà i primi destinati ad essere accelerati. È anche precisato che per quest’anno i progetti prescelti saranno dieci, mentre nella prossima edizione ci si aspetta di arrivare a una ventina.

Certamente sarebbe stata opportuna una comunicazione via email di feedback a coloro che – e immaginiamo siano davvero tanti – hanno presentato la candidatura online, giusto per sapere se il materiale è arrivato a destinazione o se è necessario un ulteriore invio. Evidentemente, forse proprio a causa della mole di richieste pervenute, l’ente ha preferito sospendere momentaneamente le comunicazioni via posta elettronica. A quanto ci risulta, chi ha provato a inviare un’email alla casella “info” per avere ulteriori informazioni non ha avuto risposta. Noi stessi, come giornalisti, ci siamo rivolti alla casella di posta elettronica destinata alla categoria, press@occurrentes, ma il messaggio è tornato indietro con la segnalazione di “delivery notification”.

Non è risultato immediatamente chiaro, perlomeno non agli addetti ai lavori, nemmeno chi fosse l’ente organizzatore, Scholas Occurentes, che invece è di estremo rilievo in quanto organizzazione educativa internazionale nata su ispirazione di Papa Francesco in persona. A marzo del 2000  l’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, convocò in Plaza de Mayo una folla di alunni e docenti di vario ordine e grado e  piantò, insieme a un ulivo della pace, il primo seme delle “escuelas de vicinos”, scuole di quartiere e luoghi di incontro in cui studenti di istituti pubblici, privati, cattolici e di altre religioni potessero confrontarsi sui piccoli e grandi temi riguardanti la città, il Paese e il mondo.

Nei successivi 15 anni dalle “escuelas de vecinos” argentine sono nate le “Scholas Occurrentes” o “scuole per il dialogo”, promosse dalla Pontificia Accademia delle scienze e diffuse in quindici Paesi. Visitando il sito http://www.scholasoccurrentes.org/ è possibile avere un’idea delle molteplici attività in cui è impegnata l’organizzazione nelle più varie parti del mondo. Insomma, c’è forse stato un piccolo blackout di comunicazione per un progetto certamente valido e degno della massima promozione. Ma l’importante è che la macchina si sia messa in moto. Potrebbero uscirne startup in grado di fare grandi cose per la società.  

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