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STARTUPBUSINESS

Spotify si quota in Borsa con il metodo “direct listing”. Ecco che cos’è

16 Mar 2018

Ad aprile la società svedese farà il suo esordio nel listino di New York. L’obiettivo di raccolta è un miliardo di dollari, ma le modalità di quotazione non saranno quelle di una tradizionale IPO. In questo modo si rende più appetibile la strada della Borsa a chi ha risorse limitate

Spotify, la società svedese che ha realizzato la piattaforma digitale omonima di musica in streaming on demand, sarebbe pronta alla quotazione. Secondo quanto riportano le indiscrezioni di Tech Crunch, la scaleup fondata nel 2006 da Daniel Ek e Martin Lorentzon, avvierà le contrattazioni del suo titolo presso la Borsa valori di New York a inizio aprile. Obiettivo di raccolta? Un miliardo di dollari.

Oltre alla notizia in sé, la quotazione di Spotify è interessante per un aspetto particolare: per questa operazione la società ha deciso di applicare il modello del cosiddetto direct listing process (Dlp) detto anche Direct public offering (Dpo). Di cosa si tratta? Come ha spiegato Startupbusiness in questo articolo, è una modalità di quotazione che ha costi decisamente inferiori rispetto al normale processo della Ipo (Initial public offering).

Questo perché è l’azienda stessa a gestire il processo in modo diretto, senza quindi impiegare i servizi degli intermediari finanziari, tipicamente banche di investimento, senza compiere il roadshow per raccogliere l’impegno dagli azionisti potenziali e senza definire un prezzo di debutto dell’azione. Tra l’altro, non è nemmeno necessario dichiarare in anticipo quanto si desidera raccogliere, nella speranza di una risposta positiva da parte del mercato. In questo caso dunque, la cifra dichiarata da Spotify è più che altro un auspicio e non un obiettivo obbligato.

Ma perché si ricorre a questa tipologia di quotazione? Rendere più agile, rapido e meno costoso il processo di quotazione significa rendere più appetibile la strada della Borsa anche a imprese che hanno risorse limitate, ma elevata potenzialità e quindi più facile la creazione di un mercato secondario per gli investitori in equity e di conseguenza un maggiore tasso di liquidità anche per i capitali a sostegno dello sviluppo delle imprese di nuova generazione.

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