Diritti d'autore: una startup domanda, la Siae risponde | Economyup
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Diritti d’autore: una startup domanda, la Siae risponde

01 Lug 2016

Dopo l’incontro di EconomyUp con il presidente Filippo Sugar, Patamu, la giovane impresa che offre un servizio on line per la tutela delle opere, chiede ulteriori chiarimenti su diversi temi. Abbiamo girato i quesiti alla Società degli Autori ed Editori. Che ha subito replicato punto per punto

Filippo Sugar, presidente SIAE e CEO Sugar Music (foto Marco Rossi)
La startup domanda, Siae risponde. Avevamo chiuso l’incontro con Filippo Sugar, presidente della Società Italiana Autori ed Editori così: “La situazione è davvero complicata. La guerra continua. Il dibattito è aperto”. E infatti poche ore dopo la pubblicazione su EconomyUp Patamu, startup citata nel colloquio, che offre un servizio online di certificazione della paternità delle opere, interviene nel suo blog per  “fare alcune riflessioni e porre alcune domande” al presidente Sugar. Economyup  le ha subito girate alla SIAE, che ha prontamente replicato. Ecco le risposte alle domande di Adriano Bonforti, founder di Patamu.

ADRIANO BONFORTIPerché per disiscriversi dalla SIAE può essere ancora necessario aspettare 15 mesi, nonostante le indicazioni della direttiva Barnier? Una SIAE che dichiara ai quattro venti di essersi ammodernata non può addurre scuse tecniche per giustificare un periodo così enorme di tempo. Inoltre, perché non sono indicate chiaramente le tempistiche di disiscrizione sul sito?

FILIPPO SUGAR – Le tempistiche per recedere sono indicate molto chiaramente sul nostro sito e non prevedono assolutamente 15 mesi di attesa. “Per gli Associati e i Mandanti è possibile in ogni momento interrompere il proprio rapporto di tutela con SIAE … Il recesso avrà effetto dal 1° gennaio successivo all’arrivo della suddetta comunicazione, …”. Nel caso più sfortunato possibile di un recesso inviato il 1 Gennaio, quindi, si tratta di attendere 12 mesi, ma ciò dipende dalla libera scelta di chi voglia recedere ed è perfettamente in linea con quanto previsto dalla Direttiva Barnier. 

ADRIANO BONFORTI – Dove è possibile sapere quanto la SIAE ottiene dai cosiddetti “concertini” non

Andrea Conforti, fondatore di Patamu
analitici che sono usati in gran parte per gli autori emergenti, e come ed a chi vengono redistribuiti quei proventi?

FILIPPO SUGAR – Sulla nostra ordinanza di ripartizione sono disponibili tutte le informazioni sulle modalità di ripartizione dei concertini. Con il borderò digitale, la ripartizione è analitica al 100%. 

ADRIANO BONFORTI – Perché, nonostante il diritto demaniale (sul quale la SIAE basa la pretesa che venga compilato il borderò anche per opere non SIAE o di pubblico dominio) sia stato abolito, la SIAE chiede ed accetta ancora compensi per i concerti di musica classica?

FILIPPO SUGAR – SIAE non incassa compensi e non prevede tariffe per esecuzioni di repertorio in pubblico dominio. Se invece all’interno della definizione di musica “classica” viene incluso anche il repertorio di autori/compositori ad oggi tutelati da SIAE, per questi eventi è ovviamente previsto il pagamento di un compenso. 

ADRIANO BONFORTI – Perché, nonostante il diritto demaniale sia stato abolito, la SIAE chiede ed accetta ancora il pagamento dei diritti per l’esecuzione di autori non SIAE, tra cui molti autori Patamu? Non è un controsenso che la SIAE, che dichiara di rispettare i diritti di tutti e pretende di avere l’esclusiva nel rappresentare i suoi artisti, richieda il pagamento dei diritti d’autore anche per gli artisti non iscritti? Per la SIAE vale il principio secondo cui i diritti d’autore sono intoccabili e sacri solo se si tratta di artisti SIAE?

FILIPPO SUGAR – SIAE incassa solo per conto dei suoi associati e mandanti. I permessi che vengono rilasciati coprono unicamente il repertorio di circa 45.000.000 di opere che SIAE ad oggi tutela. 

ADRIANO BONFORTI – Con quali risorse la SIAE sta promuovendo e pagando le campagne (in cui si presenta come Patamu peraltro) sui social? Non sarebbe corretto per un ente pubblico esplicitare da dove provengono le risorse?

FILIPPO SUGAR – Nel bilancio SIAE (debitamente pubblicato) è esplicitata la provenienza di tutte le risorse che la Società utilizza per tutelare i suoi associati e mandanti. SIAE, peraltro, e lo si precisa per chiarezza, non è semplicemente “ente pubblico” (espressione che tende a confondere sulla natura delle risorse gestite) ma è “ente pubblico economico a base associativa” (con risorse integralmente privatistiche e non pubbliche). Per quanto riguarda le campagne social, ci stupisce constatare che proprio una giovane società come Patamu sia contro l’utilizzo di uno strumento come Adwords. SIAE non si presenta come Patamu, ma ha semplicemente avviato una campagna di informazione con centinaia di keyword. Ciò, peraltro, anche per contrastare il fenomeno di acquisto della keyword SIAE da parte di soggetti terzi. 

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

  • Andrea Tonoli

    “SIAE non incassa compensi e non prevede tariffe per esecuzioni di repertorio in pubblico dominio”, peccato che di eventi con repertorio di pubblico dominio dove comunque si pagasse SIAE se ne vedano parecchio, soprattutto in località “remote” dove gli organizzatori di eventi non conoscono molto bene le procedure. Bisognerebbe fare più chiarezza ed i mandanti SIAE dovrebbero informare meglio gli organizzatori al momento della richiesta.

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