Quando un'idea aspetta 10 anni per diventare un'impresa | Economyup
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La storia

Quando un’idea aspetta 10 anni per diventare un’impresa

11 Ago 2015

È il caso di DBGlove, la startup premiata con i 50mila euro di GoBeyond, il contest di SisalPay. Tutto comincia, nel 2004, con un esame universitario del fondatore Nicola Caporusso, che porta il progetto di un guanto per aiutare chi non vede e non sente. Oggi è una realtà, apprezzata più all’estero che in Italia

DbGlove, il guanto per sordo-ciechi
Tutto è nato da un esame universitario. Poi l’idea è stata premiata con i 50mila euro di GoBeyond, il contest lanciato da SisalPay. Nel 2004, per superare quello di Interazione uomo-macchina alla facoltà di Informatica dell’Università di Bari, era necessario individuare un problema concreto, trovare una soluzione e progettarla. Nicholas Caporusso, barese, all’epoca era uno degli studenti. «Perché non fare qualcosa che aiuti i sordociechi a comunicare?», si chiese Nicholas, avendo fatto esperienze con persone disabili durante il servizio civile. Da lì nasce l’idea di sviluppare un guanto che permettesse a chi non vede e non sente di utilizzare il computer (all’epoca gli smartphone ancora non erano diffusi) attraverso il Malossi, un linguaggio basato sul tatto per persone con disabilità visive ed uditive inventato da un italiano a inizio ‘900.

Non avendo soldi, tempo e sufficienti competenze, Nicholas mette l’idea nel cassetto e comincia a girare il mondo per fare esperienze di studio nell’ambito dell’interfaccia cervello-computer: con la laurea in Informatica in tasca, fa un dottorato all’IMT (Institute for Advanced Studies) di Lucca, va a fare ricerca a Singapore, e vince una borsa di studio Fulbright per studiare business in California alla Santa Clara University.

Al ritorno in Italia, nel 2011, capisce che fare imprenditoria in ambito sociale è il suo futuro e decide di riattivare Qiris, un’organizzazione non profit da lui fondata nel 2009 per supportare i giovani che vogliono fare impresa. Oltre ai progetti non a scopo di lucro, pian piano arriva anche il tempo delle attività profit.

Nel 2013 Nicholas fonda infatti Intact Healthcare, che lui definisce come «un’azienda che produce tecnologie per migliorare la vita delle persone». Insieme a lui c’è il suo attuale socio ed ex compagno di università Gianluca Lattanzi, classe 1982.

La prima iniziativa che rispolvera, naturalmente, è il guanto per sordociechi che aveva iniziato a progettare quasi dieci anni prima. La sfida, agevolata anche da un grant di 110 mila euro assegnato dalla Camera di commercio di Bari nel 2013, è trasformare una delle mani in una tastiera alternativa.

«Abbiamo fatto in modo che a ogni falange della mano sinistra corrisponda una lettera dell’alfabeto», racconta Caporusso a EconomyUp. «Ma visto che le falangi sono 15, dalla lettera ‘p’ in poi i tasti vanno pizzicati, toccati più forte. Poi, ci sono delle soluzioni per aggiungere caratteri speciali o per passare dalle lettere ai numeri. E stiamo implementando dei sensori capaci di riconoscere il piegamento delle dita e i movimenti della mano in modo da poter configurare più tipi di segnali».

Il guanto hi tech, che può essere connesso in bluetooth o in wifi a qualunque apparecchio (computer, smartphone, tablet, smart

Nicholas Caporusso, ideatore di DbGlove
objects…) e funziona sia come sistema per scrivere che come apparato ricevente attraverso delle piccole pressioni e vibrazioni, è stato chiamato DbGlove, ed è il progetto che ha vinto la prima edizione di GoBeyond, il contest ideato da SisalPay per trasformare idee di business in imprese.

Quella di Caporusso e Lattanzi è stata selezionata tra 219 innovazioni e si è aggiudicata un premio di 50 mila euro e un programma di supporto di sei mesi nello sviluppo del business con esperti provenienti da Sisal Pay e dai partner dell’iniziativa (tra cui Google, Gruppo Condé Nast e RTL 102.5)

I due giovani imprenditori hanno scelto Berlino come sede operativa della loro startup. «La società resta italiana, la produzione è in Italia, ma stare in una realtà come quella berlinese dà maggiori garanzie per quanto riguarda lo sviluppo internazionale del nostro progetto», spiega Caporusso. «La cultura di impresa, al momento, è un po’ più diffusa all’estero e da noi le aree felici, tra cui proprio il progetto di SisalPay, sono poche».

Finora i maggiori riscontri che DbGlove ha ricevuto sono arrivati proprio da fuori Italia. A febbraio 2015, Intact è stata selezionata da un acceleratore di impresa internazionale, Eyefocus, che si occupa di tecnologie per prevenire o aiutare le persone con problemi di vista. 

«Inoltre, nel Regno Unito il governo, in collaborazione con altre istituzioni come il Royal National Institute Of Blind People, ci ha appena finanziato con 35 mila sterline attraverso l’agenzia Innovate UK per aiutarci nello sviluppo del progetto», aggiunge l’ideatore di DbGlove. «Insieme al governo inglese, abbiamo programmato una sperimentazione su cento utenti in modo da avere feedback per poi metterlo sul mercato in Europa».

E in Italia? «Al momento ci sono alcuni utenti che lo stanno sperimentando. Ma a differenza di altri Paesi, come il Regno Unito, da noi non si può avere il device a costo zero: il servizio sanitario non si accolla tutta la spesa. In ogni caso, il costo del prodotto è tra i 250 e i 750 euro a seconda del modello».

Per sbarcare a pieno sul mercato è necessario continuare a sviluppare il software alla base del guanto, fare più sperimentazioni e curare la fase della messa in produzione. «Con le risorse che abbiamo ricevuto da SisalPay ci concentreremo su questi aspetti», conclude Caporusso. «In più, stiamo lavorando anche per rendere DbGlove un’interfaccia che oltre a mandare messaggi su smartphone permetta anche di fare design, giochi e musica».

Il mercato potenziale, d’altronde, è enorme: uno studio condotto da Deloitte Access Economics ha evidenziato che nel mondo ci sono 285 milioni di disabili visivi, di cui 39 milioni non vedenti e 246 milioni ipovedenti.

Gianluca Lattanzi (DbGlove), Maurizio Santacroce (Sisal Group) e Nicholas Caporusso (DbGlove)
«Abbiamo scelto di far vincere DbGlove perché è una tecnologia molto sofisticata che ha reali opportunità di mercato, è molto fruibile per l’utente – si indossa un guanto e lo si collega allo smartphone -, e ha un importante significato sociale in quanto agevola persone con un handicap aiutandole a superarlo in modo facile e brillante», spiega a EconomyUp Maurizio Santacroce, direttore payments and services di Sisal Group.

«Oltre al premio in denaro già consegnato affiancheremo questi giovani imprenditori nell’execution del loro piano mettendo a loro disposizione manager che hanno anni di esperienza in vari ambiti di business», aggiunge.

Convinta del buon esito della prima edizione di GoBeyond, SisalPay sta già lavorando alla prossima. «La prima è andata bene: ci aspettavamo 50-100 candidature e ne abbiamo ricevute 219, tutte di ottima qualità. Per l’anno prossimo stiamo ragionando sul panel ideale di partner: sono tante le aziende che ci hanno proposto di aderire. Le sceglieremo in base al nostro obiettivo: supportare operativamente le startup con la maggiore efficacia possibile».

di Maurizio Di Lucchio

  • Andrea

    Mi sembra che i maggiori riscontri invece li abbiano avuti proprio in Italia visto che hanno preso 25k dalla regione Puglia nel 2008 + 110k da camera di commercio nel 2012 + 50k da sisal. E dopo tutti questi anni e questi soldi il guanto ancora non è sul mercato. E giustamente non si menziona la campagna di crowdfunding su indiegogo, fallita miseramente (raccolti meno di 800 euro in due mesi su 250k chiesti).
    Idee molto più complesse e difficili da realizzare hanno visto la luce più in fretta di questa. Evidentemente tutta sta competenza e sta bravura non esiste.

  • Maurizio Di Lucchio

    Da autore dell’articolo, preciso che la campagna di crowdfunding non è stata menzionata perché ritenuta dal sottoscritto poco significativa nell’economia del pezzo. L’idea ha impiegato dieci anni per diventare un’impresa, ma l’impresa stessa ha molti meno anni e sta già avendo riscontri positivi. Scrivere “dieci anni” serviva a sottolineare la caparbietà dell’imprenditore, non i ritardi. Quanto ai feedback da Italia ed estero, non ci riferiamo ai fondi ricevuti ma all’interesse che per esempio il Regno Unito sta dimostrando nel voler adottare l’innovazione.

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