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n8n, come è nato e cresciuto l’unicorno tedesco dell’AI che sostituisce il lavoro di altre startup



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Nata a Berlino nel 2019, n8n è ora valutata 2,5 miliardi di dollari. Ecco perché questa piattaforma di automazione dei processi che collega applicazioni e sistemi attira gli investitori e come entra in concorrenza con parte del mercato SaaS fatta di piccole soluzioni specialistiche

Pubblicato il 27 gen 2026



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Il team di N8N

Nel dibattito tech degli ultimi due anni si è parlato moltissimo di modelli e chatbot, molto meno di ciò che davvero determina l’impatto dell’AI nelle aziende: l’orchestrazione dei processi, cioè la capacità di collegare sistemi, dati e decisioni in workflow ripetibili. È in questo spazio, storico terreno di integrazione tra app e automazione “low-code”, che n8n è passata da progetto amato dagli sviluppatori a caso europeo da manuale: nell’ottobre 2025 la startup tedesca ha annunciato un round Series C da 180 milioni di dollari che porta la valutazione a 2,5 miliardi.

La traiettoria è interessante anche perché racconta un fenomeno più ampio: l’AI sta riaccendendo l’interesse per le piattaforme che non “sostituiscono” il lavoro umano con un singolo assistente, ma mettono l’AI dentro le catene operative (ticketing, CRM, finanza, procurement, operations) e la rendono governabile. Nella fase precedente al maxi-round n8n era arrivata a circa 40 milioni di ARR (ricavi ricorrenti annualizzati) e oltre 230.000 utenti attivi, e stava discutendo una valutazione superiore a 1,5 miliardi di dollari.

Cosa fa n8n

n8n è una piattaforma di automazione dei processi che serve a collegare tra loro applicazioni e sistemi (cloud e interni) e a far eseguire automaticamente una sequenza di azioni.

In pratica, con n8n si possono:

  • creare workflow (flussi di lavoro) con un editor visuale: “se succede X → fai Y”
  • integrare strumenti diversi (CRM, email, Slack/Teams, database, fogli di calcolo, ticketing, e-commerce, ecc.)
  • chiamare API e trasformare dati (pulire, filtrare, unire informazioni tra fonti)
  • far girare automazioni sia in cloud sia sui tuoi server (self-hosting, utile per controllo e compliance)
  • inserire passaggi di AI dentro i flussi (per esempio: riassumere testi, classificare richieste, estrarre dati da documenti, generare risposte) e poi inoltrarli ai sistemi aziendali.

Come è nata l’idea di rendere componibili le integrazioni

La genesi di n8n, come spesso accade, non nasce da una “visione” astratta ma da un fastidio pratico. Jan Oberhauser aveva provato diverse soluzioni di automazione e integrazione, trovandole troppo costose, poco flessibili o inadatte a casi d’uso di nicchia; soprattutto, molte non permettevano di far girare i workflow sulla propria infrastruttura invece che “solo” nel cloud. La risposta è stata costruire n8n, inizialmente per sé, poi come servizio per altri.

Il progetto emerge pubblicamente nell’autunno 2019: la startup “annuncia la sua esistenza” a ottobre e incontra subito un interesse superiore alle aspettative, al punto da accelerare verso una prima raccolta. Da qui la scelta che diventerà identitaria: posizionarsi come piattaforma di automazione “per team tecnici”, con un approccio che combina interfaccia visuale e possibilità di scrivere codice quando serve.


Il fondatore Jan Oberhauser e la scommessa “fair-code”

n8n è legata a doppio filo al suo fondatore, Jan Oberhauser. In un’intervista a TechCrunch, Oberhauser ha raccontato che la startup è entrata nel radar degli investitori grazie alla trazione conquistata online; ha persino rifiutato l’ingresso in Y Combinator, perché non voleva lasciare Berlino e perché n8n era nata come side project, portato avanti mentre lavorava part-time.

C’è poi un tratto identitario che la distingue da molte realtà “open source”: n8n non si definisce open source in senso stretto, ma fair-code, cioè un modello “source-available” che cerca di tenere insieme i benefici della community e la sostenibilità economica del progetto.

Nel 2022 l’azienda ha reso più chiara questa scelta con un cambio di licenza: ha adottato la Sustainable Use License (SUL), spiegandone ragioni e implicazioni. La documentazione ufficiale precisa che la SUL è stata creata da n8n nel 2022 come licenza fair-code con limitazioni specifiche.


I round: dal seed europeo al salto da 2,5 miliardi

La storia finanziaria di n8n è quasi uno specchio dell’evoluzione del mercato: prima la trazione developer-driven, poi la scalata enterprise e infine l’effetto-AI.

  • Seed (marzo 2020): round da 1,5 milioni di dollari, co-guidato da Sequoia e firstminute, con altri investitori e angel.
  • Series A (aprile 2021): round da 12 milioni di dollari guidato da Felicis, con Sequoia e altri partecipanti
  • Series B (marzo 2025): 55 milioni di euro guidati da Highland Europe, con HV Capital e investitori precedenti (Sequoia, Felicis, Harpoon).
  • Fase “unicorno” (estate 2025): a pochi mesi dal Series B n8n discuteva già una valutazione oltre 1,5 miliardi, con metriche di utilizzo e ARR in forte accelerazione.
  • Series C (ottobre 2025): round da 180 milioni di dollari con valutazione 2,5 miliardi, guidato da Accel (con altri fondi e investitori corporate citati dalla società).

In parallelo, il racconto dei round aiuta a capire quando n8n cambia pelle: da piattaforma di automazione generalista a infrastruttura per “portare l’AI in produzione” attraverso workflow osservabili e integrati nei sistemi esistenti, come sottolinea anche Accel nella nota d’investimento.


Come funziona la piattaforma: workflow a nodi, self-hosting e integrazioni

Dal punto di vista prodotto, n8n è un editor di workflow: si costruiscono automazioni come catene di “nodi” (trigger, trasformazioni, chiamate API, condizioni, azioni), collegando strumenti esterni e sistemi interni. È una proposizione che vive su tre promesse: componibilità, controllo e estendibilità.

Sul repository GitHub ufficiale, n8n si definisce una piattaforma di automazione per team tecnici che offre “flessibilità del codice con la velocità del no-code”, citando 400+ integrazioni, capacità AI “native” e l’obiettivo di mantenere “pieno controllo” su dati e deployment. La stessa azienda, sul sito, insiste sull’unione tra AI e business process automation come tratto distintivo.

Qui entra un punto chiave della storia: fin dall’inizio n8n ha puntato sulla possibilità di self-hosting, cioè installare e gestire la piattaforma su infrastruttura propria.

Ovviamente, il self-hosting ha anche un rovescio della medaglia: ti prendi in carico sicurezza e aggiornamenti. Non è un dettaglio teorico: a gennaio 2026 TechRadar ha riportato vulnerabilità critiche che hanno coinvolto istanze esposte e la necessità di patch rapide. Per molte aziende, questo spinge verso la versione cloud o verso pratiche DevSecOps più mature.


Perché è “una startup che sostituisce altre startup”

n8n non compete soltanto con realtà come Zapier, Make o Workato: entra in concorrenza anche con una parte del mercato SaaS fatta di tante piccole soluzioni specialistiche, nate perché in molte aziende “nessuno ha tempo” di far dialogare bene tra loro i sistemi.

In pratica, n8n finisce per sostituire altre startup in tre modi.

Primo: porta integrazioni e automazioni “in casa”, riducendo la necessità di comprare un tool diverso per ogni reparto. Quando una sequenza di attività diventa qualcosa che puoi riutilizzare e adattare, molte funzioni oggi acquistate come servizi separati (sincronizzare dati tra applicazioni, inviare notifiche e alert, smistare richieste, arricchire informazioni, spostare e sistemare dati, automatizzare operazioni ripetitive) possono essere accorpate in un’unica piattaforma.

Secondo: aiuta a usare l’AI in modo ordinato dentro i processi aziendali. Invece di avere “pezzi” di AI sparsi qua e là, n8n permette di inserirli in un flusso di lavoro con passaggi chiari, regole, verifiche e collegamenti con gli strumenti già in uso. Nella lettura di Accel, n8n può diventare una sorta di “centro di controllo” per costruire e far funzionare automazioni guidate dall’AI nelle attività operative quotidiane, collegandosi a molti sistemi diversi. Anche Sequoia, in un contenuto dedicato, descrive questa evoluzione: una piattaforma pensata per collegare modelli di AI e applicazioni, con l’idea di “connettere tutto con tutto”.

Terzo: rende più veloce costruire nuovi prodotti digitali (e quindi “si mangia” pezzi di mercato che altre startup proverebbero a vendere). Se in pochi giorni puoi impostare un processo completo collegando, per esempio, CRM, pagamenti, assistenza clienti, gestione dei dati e AI, molte funzionalità che prima richiedevano mesi di sviluppo diventano più facili e comuni. È un effetto tipico delle piattaforme: crescono perché semplificano, ma proprio semplificando riducono lo spazio per una miriade di strumenti intermedi.

In questo senso, la storia di n8n è anche una lezione di posizionamento. Invece di inseguire la promessa del “no-code per chiunque”, ha scelto un perimetro più chiaro – i team tecnici – e ha costruito un prodotto pensato per loro. Ed è proprio questo che oggi, con l’AI, lo rende ancora più strategico: l’automazione non come scorciatoia, ma come base su cui far funzionare processi e integrazioni nel tempo.

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