La battaglia sui diritti d'autore: Siae vince un match contro la startup Soundreef | Economyup
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LA SENTENZA

La battaglia sui diritti d’autore: Siae vince un match contro la startup Soundreef

03 Ago 2018

L’impresa nata per tutelare il copyright ha perso una causa. Al centro un supermercato che aveva stipulato un accordo con la startup per diffondere musica al suo interno. Secondo i giudici il contratto non è valido, perciò i diritti d’autore vanno versati a Siae. La replica della startup: “Solo una vicenda specifica”

La Siae vince in tribunale contro Soundreef, startup nata per gestire i diritti musicali in maniera indipendente in alternativa alle organizzazioni di gestione collettiva come, in Italia, è appunto la Società degli autori ed editori. Ma la società innovativa ci tiene a ribattere e a fare distinguo: è una vittoria a metà. La questione ruota intorno a un supermercato che, per diffondere musica al suo interno, aveva stipulato un accordo con Soundreef e quindi versava a questa società i diritti d’autore. Ma, secondo i giudici, il contratto non era valido. Un cavillo, potrebbe argomentare qualcuno, che però rischia di minare la credibilità di Soundreef, da tempo impegnata in un testa a testa con la Siae. Ma vediamo cosa è successo, partendo dalla nascita della startup.

CHE COSA FA SOUNDREEF

Fondata a Londra nel 2011 da Francesco Danieli e Davide D’Atri, Soundreef è un’entità di gestione indipendente di diritti musicali riconosciuta in Europa. Soundreef Ltd ha sede legale a Londra e business in 15 Paesi, tra i quali Regno Unito, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Svezia, Costa Rica, India, Russia, Francia, Spagna e Svezia. Soundreef dichiara di gestire i diritti di circa 25mila autori ed editori in tutto il mondo ripagandoli in modo equo, veloce e trasparente.

A novembre 2015 è nata in Italia Soundreef S.p.A, startup innovativa, con un investimento da parte di VAM Investments e di LVenture Group per un totale di 3,5 milioni di euro. La società guidata dal Ceo Davide d’Atri ha acquisito il 100% di Soundreef Ltd. Si può così dire che Soundreef è una startup innovativa completamente italiana. Tuttavia ad occuparsi della intermediazione dei diritti d’autore in Italia è Soundreef Ltd, perché ad oggi nel nostro Paese questa attività è per legge monopolio della Siae. Da tempo Soundreef ha ingaggiato un testa a testa con la Società italiana degli autori ed editori, sfidandola anche a colpi di musicisti: per esempio Gigi D’Alessio e Fedez hanno lasciato la Siae e scelto Soundreef, e con loro altri musicisti.

In tutto. ad oggi, Soundreef ha ricevuto dagli investitori circa 7,7 milioni di euro in cinque round di finanziamento. L’ultimo investimento divulgato risale a gennaio di quest’anno: a finanziare con 2 milioni di euro la società di D’Atri è stata Immobiliare.it.

LA SENTENZA: CHE COSA DICE LA SIAE

Con la sentenza dello scorso 26 luglio, si legge in una nota della Società autori ed editori, è stata riconosciuta la fondatezza della richiesta avanzata nel 2012 della SIAE nei confronti del supermercato IperMontebello di ricevere le somme dovute a titolo di diritto d’autore per la diffusione di opere musicali all’interno della struttura. La licenza per i brani era stata concessa da Soundreef, società che, insieme a IperMontebello, si era opposta legalmente all’istanza.

Il Tribunale di Milano ha stabilito che il contratto stipulato da IperMontebello con Soundreef è inidoneo “a far venire meno la legittimazione di SIAE in ordine alla richiesta di pagamento dei compensi per lo sfruttamento delle opere oggetto tutelate da SIAE in virtù dell’accordo di rappresentanza reciproca intercorrente con ASCAP, società di autori statunitense”.

Il Tribunale, riconoscendo la legittimità della SIAE, ha infatti rilevato che le licenze prodotte da Soundreef “non appaiono conformi alla disciplina che regolamenta i rapporti tra ASCAP ed i propri associati”. La normativa della società di autori statunitense esclude infatti l’interposizione di altri soggetti intermediari, consentendo a ciascun associato di concedere licenze dirette soltanto a utilizzatori musicali, nel rispetto di regole formali ben precise.

Durante la causa Soundreef ha difeso il supermercato in quanto tutte le musiche utilizzate sarebbero state coperte dalla sua licenza. A tal fine ha prodotto vari contratti, affermando di aver acquistato da Music Supervisor inc. (società di diritto statunitense che opera nel business delle Licenze musicali e delle registrazioni) il diritto di distribuire in tutta Europa 4000 opere di autori americani.

Da tali contratti risulta che Soundreef Ltd (all’epoca amministrata da Davide Maria D’Atri) aveva acquistato tali diritti da Beatpick Italia Srl (di cui amministratore era lo stesso Davide Maria D’Atri) che a sua volta li aveva acquistati da Beatpick Ltd (amministrata sempre da Davide Maria D’Atri) alla quale erano stati venduti da Music Supervisor inc. Passaggi che, secondo i giudici, dimostrerebbero la valenza commerciale di tale attività, non riconducibile pertanto all’intermediazione del diritto d’autore.

LA SENTENZA, CHE COSA DICE SOUNDREEF

Prendiamo atto, si legge in una nota diffusa da Soundreef, che la SIAE definisce una vittoria la sentenza emessa lo scorso 26 luglio dal Tribunale di Milano e ne proponga una lettura trionfalistica. Ci sembra, tuttavia, corretto offrire ai media e agli addetti ai lavori alcuni chiarimenti.  Innanzitutto la decisione è stata presa nell’ambito di una vicenda specifica e relativa a un’azione di recupero di un credito che la SIAE assumeva di vantare nei confronti di un supermercato cliente di Soundreef. Una vicenda risalente nel tempo, resa sulla base di regole non più in vigore e in relazione a un’attività che, a seguito delle modifiche normative frattanto intervenute, Soundreef non svolge più direttamente.
SIAE, peraltro, nel diffondere la notizia omette di riferire che il Giudice ha ritenuto fondata la richiesta solo per la metà dell’importo preteso da SIAE; accogliendo, invece, per l’altra metà l’opposizione del supermercato.
Non riteniamo ci sia molto da festeggiare relativamente a una sentenza che mette in evidenza come la SIAE abbia indebitamente cercato di ottenere da un utilizzatore il doppio di quanto effettivamente dovutole.
Al contempo SIAE omette di riferire che il Tribunale di Milano ha ignorato altresì l’argomentazione – posta dai legali di SIAE – secondo cui Soundreef avrebbe agito in violazione del monopolio che, all’epoca, la legge le accordava. Così confermando che quel monopolio non è mai stato assoluto e che l’attività svolta da Soundreef era pienamente legittima – come già riconosciuto in passato dallo stesso Tribunale di Milano e ora confermato dall’Autorità Antitrust nell’ambito del procedimento da essa condotto contro SIAE per abuso di posizione dominante. Soundreef, infine, pur ritenendo la decisione frutto di un errore interpretativo e da appellare, ha già rappresentato a SIAE la propria disponibilità a versarle quanto dovutole a garanzia del credito da essa vantato nei confronti del supermercato.
 

SOUNDREEF VERSUS SIAE: UNA LUNGA BATTAGLIA

Da tempo la startup e la società monopolista si confrontano e, a volte, si scontrano. Sulla questione, durante la scorsa legislatura, si è attivata anche la società civile e la politica.  In una lettera aperta all’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, 349 tra startup, incubatori, acceleratori e innovatori chiedevano di fine al monopolio della Siae (Società italiana degli autori ed editori) sui diritti d’autore e lasciare spazio anche ad altre realtà. Le critiche alla Siae vanno dalla modalità di gestione dei diritti d’autore (dalla ripartizione delle quote a rimetterci sarebbero i giovani e nuovi autori), ai bilanci in rosso, fino all’esercizio del monopolio in Italia.

Da parte sua Filippo Sugar, presidente della Siae, ha avuto modo di spiegare in un’intervista a EconomyUp che “la questione è molto più complessa e più complicata di quanto si voglia far credere”, aggiungendo che la liberalizzazione potrebbe creare ulteriore confusione  e che sono gli stessi grandi player della musica a spingere per avere pochi interlocutori.

Sugar (Siae): per i diritti d’autore la liberalizzazione può produrre confusione