"I cattivi falliscono, ecco perché" | Economyup
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

“I cattivi falliscono, ecco perché”

di Luciana Maci

01 Dic 2014

Altri argomenti

No agli imprenditori spietati, i buoni hanno più successo. Lo sostiene Paul Graham, founder dell’incubatore Y Combinator: “Le startup non vincono facendo la guerra, i founder ‘malvagi’ non assumono i più bravi, chi pensa solo ai soldi ha un handicap rispetto a chi vuole un mondo migliore”. E se lo dice uno dei massimi investor degli Usa c’è da rifletterci

Paul Graham, co-fouder dell'incubatore statunitense Y Combinator
I cattivi falliscono. Può sembrare un’affermazione improbabile in tempi in cui sembrano primeggiare un po’ ovunque personaggi alla Frank Underwood, lo spietato politico protagonista di House of Cards. Ma se a dirlo è Paul Graham, importante investitore statunitense, programmatore, saggista e soprattutto co-founder di Y Combinator, uno dei principali incubatori per startup nel mondo, si può perlomeno prestare attenzione alla sua tesi. Fino a convincersi che ci sia del vero.

Graham, il cui incubatore co-fondato con la moglie Jessica Livingston ha finanziato finora oltre 450 startup tra cui Dropbox e Airbnb, sostiene di “conoscere poche persone cattive”. Non che non esista la cattiveria nel mondo, sottolinea, specificando però di frequentare prevalentemente “fondatori di startup, programmatori e docenti”. Spietatezza, cinismo e malanimo esisteranno in altre categorie, dice con (solo apparente) candore, ma non nelle categorie sopra citate.

E spiega perché.

Innanzitutto, argomenta Graham in un articolo recentemente apparso sul suo sito, “essere cattivi rende stupidi”. “Odio gli scontri – spiega – perché sono troppo generici, mentre la vittoria è sempre in funzione della situazione e delle persone coinvolte. Non si vincono le battaglie pensando alle grandi idee ma ai trucchi che possono funzionare in quel caso particolare”. Inoltre, a suo dire, nelle battaglie si sprecano inutilmente un sacco di energie. “Le startup non vincono attaccando – puntualizza – ma ‘trascendendo’: a parte poche eccezioni, si vince andando avanti, non fermandosi a combattere”.

Un’altra ragione per cui i founder cattivi sono destinati a fallire è che “non riescono a far lavorare con loro le persone migliori. Possono arrivare ad assumere chi ha bisogno di un lavoro, ma i migliori hanno sempre altre opzioni. E, mentre avere dipendenti in grado di eccellere è qualcosa che può contribuire alla crescita di una grande organizzazione, è invece una questione essenziale per una startup ”.

In terzo luogo Graham – che nel 1995 con Robert Morris fondò Viaweb, la prima company di software as a service poi acquisita da Yahoo nel 1998 – sostiene che “quando uno vuole costruire grandi cose, può aiutarlo l’essere guidato da uno spirito di magnanimità. I fondatori di startup che finiscono per diventare i più ricchi – afferma – non sono quelli che pensano solo ai soldi. Quelli che pensano solo ai soldi accettano l’offerta di acquisto più elevata, come accade solitamente a quasi tutte le startup di successo, ma quelli che continuano ad andare avanti sono guidati da qualcos’altro. Possono non dirlo esplicitamente, ma di solito stanno cercando di migliorare il mondo. E questo significa che le persone con un naturale desiderio di migliorare il mondo hanno un vantaggio naturale”.

Altro argomento per preferire i buoni ai cattivi: “Per gran parte della storia la gente ha lottato per ottenere il controllo di risorse che scarseggiavano, come per esempio i pastori nomadi che respingevano i cacciatori ai margini delle terre sfruttabili. Oggi non è più così: si vince non combattendo per il controllo delle risorse, ma avendo idee innovative e costruendo cose nuove”.

Dopo qualche ulteriore argomentazione, Graham conclude con un quadretto familiare: “Io e Jessica abbiamo sempre cercato di insegnare ai nostri figli a non essere cattivi. Tolleriamo chiasso, disordine e cibo-spazzatura, ma non la cattiveria. E adesso abbiamo un’altra buona ragione dalla nostra parte: essere cattivi porta al fallimento”.

 

 

Altri argomenti

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

Articoli correlati