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Genenta Science, raccolta record a 6,2 milioni per la startup bio-tech

23 Gen 2015

Fondata da Ospedale San Raffaele, Pierluigi Paracchi, Luigi Naldini e Bernhard Gentner è impegnata nella terapia genica per la cura dei tumori. In pochi mesi ha raccolto più di tutte le startup italiane in un trimestre. A febbraio conta di raggiungere i 10 milioni di euro di investimenti. Naldini: “Ora rapidi verso la sperimentazione clinica”

Luigi Naldini, tra i founder di Genenta Science
Ha raccolto più di tutte le startup italiane in un solo trimestre ed è tra le startup innovative che hanno ottenuto più capitali italiani dal 2000 ad oggi: il “fenomeno” si chiama GENENTA SCIENCE. È una società biotecnologica impegnata nella terapia genica per la cura dei tumori, è stata fondata da Ospedale San Raffaele, Pierluigi Paracchi, Luigi Naldini e Bernhard Gentner e ha chiuso il primo round di investimento, con il supporto di Banca Esperia, la Private Bank di Mediobanca e Mediolanum, a 6,2 milioni di euro. Ora punta ad un secondo round, che dovrebbe chiudersi a febbraio, per un totale di 10 milioni. E sono soltanto pochi mesi che è nata.

“È stata una corsa: a luglio 2014 è stata costituita la società, che è uno spin-off del San Raffaele, a settembre è iniziato il processo di raccolta, il road show è durato di poco più di un mese, ma alla fine abbiamo raccolto quasi 32 volte l’investimento medio di una startup” dice Pierluigi Paracchi, presidente e Ceo di GENENTA SCIENCE, nonché venture capitalist con storie di successo alle spalle tra cui quella di EOS (Ethical Oncology Science), società biofarmaceutica milanese ceduta nel novembre 2013 a Clovis Oncology, azienda biotech statunitense quotata al Nasdaq, per 420 milioni di dollari (tra gli azionisti della società c’era  anche il fondo di venture capital Principia I gestito da Paracchi).

In base ai dati dell’Aifi, Associazione italiana del private equity e venture capital, nel primo semestre 2014 in tutte le startup italiane sono stati investiti 17 milioni di euro, con un investimento medio di 315mila euro a startup. Le proporzioni con la raccolta di GENENTA SCIENCE sono presto fatte.

“Ad attirare capitali sulla nostra società – spiega Paracchi – sono stati il track record dei promotori (tra cui appunto la straordinaria exit di Eos), i brevetti, che sono l’elemento fondante di qualsiasi società biotech e il fatto che dietro ci sia un gruppo di scienziati di livello e un’istituzione di ricerca come il San Raffaele, tra le poche italiane riconosciute a livello mondiale”.

Altro elemento interessante: gli investitori sono tutti privati –  imprenditori, manager, family office e professionisti – e non compare alcun fondo di venture capital. Può significare un cambio di paradigma nella mentalità degli investors italiani?

Di certo l’ingresso dei nuovi soci investitori permetterà a GENENTA SCIENCE di completare la fase di studio pre-clinico e progredire nella preparazione della fase clinica del proprio protocollo terapeutico antitumorale.

Intanto ha raccolto intorno a sé nomi di spicco del settore. Oltre a Luigi Naldini,  volto di Telethon e noto per occuparsi di malattie rare,  nel cda compaiono altri nomi di spicco. Con il completamento del primo round, infatti, sono entrati in Consiglio di Amministrazione Roger Abravanel – in precedenza director di McKinsey & Company, Consigliere di amministrazione di Luxottica e Banca BNL, attualmente Consigliere di amministrazione della multinazionale farmaceutica Teva, di Coesia (Gruppo Serragnoli) e Admiral Group (gruppo assicurativo quotato a LSE) – e Gabriella Camboni, fondatrice di EOS.

GENENTA SCIENCE si propone di sviluppare una terapia basata sull’inserimento di un gene terapeutico nelle cellule staminali, indifferenziate, del midollo osseo in grado di indurre, nella progenie di cellule differenziate che infiltra i tumori (monociti e macrofagi), la produzione di una proteina, l’interferone-α.
Il gene terapeutico è inserito nelle cellule staminali ematopoietiche del paziente attraverso un vettore lentivirale derivato dall’HIV e opportunamente modificato.
L’interferone è generalmente prodotto dal nostro organismo come risposta alle infezioni, ma per il quale è stata dimostrata anche una potente attività anti-tumorale. Tuttavia, l’uso clinico dell’interferone come farmaco è stato finora limitato a causa dall’elevata tossicità.
Il controllo della trascrizione genica e della traduzione proteica alla base della terapia fa sì che i monociti/macrofagi siano in grado di esprimere interferone selettivamente solo nella zona del tumore, abbattendone gli effetti nocivi.

I soci fondatori di GENENTA Science sono l’Ospedale San Raffaele, Pierluigi Paracchi, gli scienziati Luigi Naldini – Direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica (TIGET) e della Divisione di Medicina Rigenerativa, Cellule Staminali e Terapia Genica dell’Ospedale San Raffaele – e Bernhard Gentner, Ematologo e Ricercatore all’Ospedale San Raffaele e presso il TIGET.

“Siamo molto soddisfatti” ha commentato Paracchi. “Ora abbiamo i mezzi per dimostrare che la nostra tecnologia è competitiva. Via con  lo sviluppo del nostro prodotto, con tutte le cautele e le attenzioni del caso. La sfida e la responsabilità che sentiamo sono enormi”.

“Lo scopo di GENENTA Science – ha detto Luigi Naldini, Chairman dello Scientific Advisory Board di GENENTA SCIENCE – è portare rapidamente alla sperimentazione clinica, quindi sul paziente, il risultato di anni di attività di ricerca di laboratorio sullo sviluppo di strategie innovative di inibizione dei tumori mantenendo sempre come primo obiettivo il rigore scientifico e la sicurezza dei pazienti. Per le prime prove cliniche ci concentreremo su alcuni tumori del sangue per cui oggi non ci sono cure definitive”.

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