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Controtendenza

Fluentify rientra da Londra e cerca 20 persone

07 Lug 2014

Lanciata in Uk nel 2013 da un team italiano e finanziata dal co-CEO di Mediobanca la piattaforma online per migliorare l’inglese conversando con madrelingua apre una sede a Torino. Obiettivo: preparare un’app per mobile. “Gli informatici del nostro Paese sono tra i migliori al mondo”

Il team di Fluentify
Investire in Italia assumendo una ventina di persona nei prossimi 12 mesi e realizzando qui, nel nostro Paese, l’app per smartphone e tablet del sito Internet: è la strategia degli ideatori di Fluentify, piattaforma digitale che aiuta chi sta imparando una lingua straniera (inglese in primis) a migliorarla parlando online con madrelingua da tutto il mondo.

Lanciata a Londra l’anno scorso da un team di italiani e sostenuta da Stefano Marsaglia (co-Ceo di Mediobanca), la startup ha trovato terreno fertile in Inghilterra ed è cresciuta anche più delle aspettative, ma ora ha deciso di rientrare in patria. “Da qualche giorno – spiega Andrea Passadori, responsabile del marketing – abbiamo aperto un ufficio a Torino (e quindi una società italiana) anche su consiglio di Marsaglia. Il nostro progetto è quello di costruire un hub di sviluppo ed assumere 20 persone nei prossimi 12 mesi. Abbiamo bisogno essenzialmente di sviluppatori e grafici. Finora infatti avevamo solo la piattaforma web – prosegue lo startupper – ma tra un mese intendiamo lanciare la prima versione della nostra app, in modo che Fluentify possa essere consultato anche da smartphone e tablet. E abbiamo scelto di sviluppare l’applicazione in Italia”.

Ma perché tornare in patria quando le cose stavano andando piuttosto bene all’estero? “Matteo Avalle, responsabile della programmazione di Fluentify dopo essersi laureato in Ingegneria informatica al Politecnico di Torino, e Claudio Bosco, che si occupa di direzione creativa ed esperienza utente, hanno avuto modo di lavorare con persone in varie parti del mondo. Si sono così convinti che l’Italia è tra i Paesi migliori per la formazione a livello informatico, tanto che gli informatici italiani sono molto ricercati dalle Internet companies della Silicon Valley”.

Fluentify però è nata a Londra. Appena un anno fa Giacomo Moiso, l’attuale Ceo, e gli altri tre italiani sono stati selezionati dall’Accelerator Academy della capitale britannica: un luogo di accelerazione dove, in tre mesi, una startup si sperimenta e mette a punto il business plan da presentare agli investitori. A mentors ed investors è piaciuta molto l’idea di base:  una piattaforma web con un sistema di videoconferenza integrato che permette a chiunque si registri (gratuitamente) di entrare in contatto, in maniera immediata ed intuitiva, con tutor madrelingua per fare conversazione ad un costo accessibile, senza vincoli di abbonamento. Per differenziarsi da altri competitor Fluentify propone tutor che abbiamo qualcosa in più, per esempio una competenza specifica in un determinato campo.  Peter, uno dei tutor, ha lavorato per 25 anni nella finanza ed è ricercato da chi ha bisogno di praticare un inglese finanziario. Michael, per 12 anni attivo in uno studio di avvocati, è l’ideale per migliorare l’inglese legale.

La formula ha funzionato perché a tutt’oggi Fluentify ha più di 10mila utenti registrati e 80 tutor selezionati (“Accettiamo solo il 10% delle candidature” specifica Passadori.

Nel frattempo è arrivato il business angel importante, Marsaglia, che ha  investito 250mila sterline nel progetto. “Abbiamo avuto modo di incontrarlo a Londra, ci è stato presentato da un nostro advisor” spiegano gli startupper. Nominato a dicembre scorso Mediobanca Executive Chairman e Co-Head Global di Corporate & Investment Banking, con base a Londra, Marsaglia è un senior banker da un trentennio di casa nella City, con esperienze di vertice in Barclays, Rothschild e Ubs.

Passadori racconta: “Dopo la presentazione ufficiale del sito, avevamo iniziato a lavorare con fondi di investimento a Londra. Abbiamo incontrato una ventina di investors interessati alla nostra idea, poi abbiamo scelto Marsaglia perché è un privato e lo preferivamo a un fondo. In qualche modo siamo stati noi a scegliere lui” scherza lo startupper.

“In un periodo in cui il malcontento e la sfiducia sono a livelli senza precedenti – spiega Passadori – il fatto che un personaggio come Marsaglia decida di investire in Italia è un messaggio positivo ed in controtendenza. Quello che però dovrebbe fare il nostro Paese è semplificare le procedure burocratiche: per aprire una società a Londra basta andare online e spendere 15 sterline. In Italia ci vuole il commercialista, il notaio…Altro che un euro per iniziare!”.

di Luciana Maci

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