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Scenari

Fintech 2015, il fermento e la debolezza

27 Gen 2015

CheBanca! ha promosso un Atlante che censisce 78 startup. Ma c’è ancora molto da fare e gli investimenti sono troppo scarsi. «Il sistema bancario perde pezzi da tempo», dice il direttore generale Roberto Ferrari. «Il futuro è delle verticalizzazioni e lì c’è spazio per le nuove imprese»

Roberto Ferrari, dg di CheBanca!
78. Tante sono le startup censite dall’Atlante Fintech 2015 promosso da CheBanca! con StartupItalia. Poche? Tante? Sicuramente ancora deboli, per mancanza di nutrimento.
Solo negli ultimi 3 anni negli Stati Uniti sono stati investiti 3 miliardi di dollari in questo settore, ricorda Andrea Rangone. In Italia solo 19milioni di euro. Eppure c!è tanto bisogno di innovazione nel formale mondo della finanza.
Roberto Ferrari, direttore generale di CheBanca!, che è di fatto una ex startup fintech, pur se nel felpato ambiente Mediobanca, non usa mezze termini: il mondo sta cambiando e gli effetti si stanno abbattendo anche sull’industria del denaro. «In italia ci sono 31 mila agenzie. Piu di 10 mila sono inutili.  il sistema bancario perde pezzi da tempo, il futuro è delle verticalizzazioni e li c’è lo spazio per le nuove imprese»..

Per questo il fermento che c’è anche in Italia va alimentato e incoraggiato, altrimenti si corrono grossi rischi. Ferrari li disegna cosi: «O le migliori fintech italiane verranno comprate da qualche opratore straniero o sarà qualche fintech straniera a intercettare i bisogni che anche in Italia stanno emergendo». Concretamente basti pensare a PayPal che ormai intercetta percentuali significative dei flussi digitali di denaro in Italia, portando altrove il valore che questa attività genera.

Ecco perché è importante parlarne, incontrarsi, confrontarsi, dice Il Digital Champions Riccardo Luna. Anche perchè l’Italia come tecnologia e creatività non ha nulla da invidiare a nessuno. «Se non ci diamo una mossa, aziende, startup, università, rischiamo di restare periferia del mondo», avverte Rangone.« E in verità non ce lo meritiamo». (r.eu)

Redazione

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