Equity crowdfunding, primo passo verso la revisione | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Il regolamento

Equity crowdfunding, primo passo verso la revisione

19 Giu 2015

Consob avvia oggi una pre-consultazione online per chiedere agli operatori cosa non ha funzionato nella normativa emanata due anni fa che consente il finanziamento di startup in cambio di quote azionarie. Scadenza per inviare le osservazioni: 10 luglio

Si parte verso la revisione dell’equity crowdfunding, modalità di raccolta fondi online per startup che consente agli investitori di erogare finanziamenti in cambio dell’ingresso nella compagine azionaria. Oggi la Consob, che a luglio di due anni fa aveva diffuso il regolamento sull’equity crowdfunding – in base a una legge che è stata la prima nel suo genere in Europa – ha pubblicato sul proprio sito la consultazione preliminare. Il titolo del documento è “Revisione del Regolamento n. 18592 del 26.6.2013 sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line”.

Si tratta in pratica di un’indagine conoscitiva tra gli operatori del settore, indagine che avrà termine il 10 luglio. Nel documento si ripercorre l’iter che ha portato alla normativa sull’equity crowdfunding, si forniscono dati e si invita gli interessati a comunicare alla Consob per email o lettera le proprie osservazioni. Lo scopo è sostanzialmente capire cosa ha funzionato e cosa no, quali ostacoli sono sorti, per quale motivo: il fine ultimo è apportare eventuali modifiche alla norma. 

Del resto i dati parlano chiaro. Secondo quelli più aggiornati, sui portali operativi sono apparsi 24 progetti ma soltanto 6 si sono conclusi con il buon esito dell’operazione. Il capitale richiesto, in media, è stato pari a circa 350.457 euro per progetto. L’investimento medio è stato di 10.250 euro. In totale i finanziamenti complessivi hanno toccato i 2.168.356 euro.

L’occasione per rivedere la normativa è stata indirettamente fornita dall’Investment Compact, legge promulgata a fine marzo che ha introdotto una nuova categoria imprenditoriale, quella delle pmi innovative, concedendo anche a queste nuove realtà la possibilità di ricorrere all’equity crowdfunding così come avviene già per le startup. È sembrato dunque questo il momento più adatto per tornare a riflettere sulla normativa ed eventualmente rivederla in alcuni punti.

Una revisione fortemente richiesta dall’Associazione Italiana Equity Crowdfunding  (Aiec), costituita di recente con l’obiettivo di raccogliere gli operatori, autorizzati dalla Consob, che gestiscono le operazioni di raccolta online di capitale di rischio per nuove imprese.

In questi mesi l’Associazione presieduta da Alessandro Lerro ha elaborato e presentato alla Consob alcune proposte di modifiche del regolamento sull’equity crowdfunding. Chiede per esempio che sia innalzata da 500 a 10mila euro la cosiddetta soglia di rilevanza che impone al gestore autorizzato la trasmissione di un ordine ad una banca o una impresa di investimento per la valutazione di adeguatezza e/o appropriatezza dell’investimento secondo la disciplina MIFID. In pratica, se solo si investe più di 500 euro, bisogna giocoforza sottoporsi a trafila di controlli di tipo finanziario: una pratica considerata da Lerro ridondante ed evitabile.

L’Associazione chiede inoltre la modifica o l’abrogazione della norma in base alla quale l’investimento non si perfeziona se il 5% non è sottoscritto da determinate tipologie di investitori professionali, che non includono venture capitalist o business angel. Secondo l’Associazione la norma è controproducente poiché gli investitori professionali operano in una propria logica di portafoglio, equilibrando alcuni investimenti con altri, diversi per numerosi parametri, che l’investitore retail non conosce. Inoltre darebbe dà troppo potere a questi investitori che possono strappare condizioni di favore rispetto agli altri e soggiogare l’azienda.

Infine L’Associazione chiede l’abolizione della forma scritta per il contratto di investimento.

Qui le proposte di modifiche dell’Aiec

di Luciana Maci

Articoli correlati