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Globalizzazione

Elezioni Usa, una startup keniana monitorerà il voto in crowdsourcing

04 Nov 2016

Ushahidi, società fondata nel 2008 a Nairobi, sviluppa un software open source gratuito per raccolta, visualizzazione e geolocalizzazione interattiva di informazioni. È stata usata in 40 Paesi per il monitoraggio elettorale. L’8 novembre i suoi volontari segnaleranno problemi e irregolarità su una mappa online

Il team di Ushahidi
Una startup keniana monitorerà le elezioni dell’8 novembre negli Stati Uniti servendosi del crowdsourcing. Si chiama Ushahidi, è una software company con una storia significativa alle spalle (nasce a seguito delle violenze elettorali in Kenya nel 2007-2008) e da tempo si occupa di monitoraggio degli appuntamenti elettorali in tutto il mondo. Non solo: in Africa ha contributo a segnalare la carenza di medicine in determinati luoghi, nel Medio Oriente a raccogliere informazioni sulle violenze durante i conflitti e a Washington ha aiutato a sviluppare un sito per segnalare blocchi nelle strade. Si tratta di un’azienda no-profit che sviluppa software open source gratuito per la raccolta, la visualizzazione e la geolocalizzazione interattiva di informazioni. Ora si occuperà del voto con il quale si decide il prossimo presidente degli Stati Uniti tra la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump, insieme a 469 seggi nel Congresso e ad altre cariche locali. Una startup proveniente da un Paese in via di sviluppo sorveglierà dunque le procedure elettorali nel Paese più avanzato del mondo. La conferma che le tecnologie innovative possono arrivare da qualsiasi parte del pianeta.

IL PROGETTO – L’operazione si chiama USA Election Monitor ed ha lo scopo di tracciare le irregolarità nelle votazioni riportate dagli utenti su Internet, via email, via Twitter e attraverso gli sms, per poi far confluire le informazioni raccolte in una mappa interattiva online. È la metodologia del crowdsourcing (da crowd, “folla”, e sourcing, da outsourcing, cioè esternalizzazione aziendale), ovvero lo sviluppo collettivo di un progetto grazie al contributo di numerose persone esterne alla realtà che lo ha ideato. “Sarà un modo per analizzare le elezioni ispirato dai cittadini e guidato dai cittadini” ha detto a TechCrunch il direttore esecutivo di Ushahidi, Daudi Were. “La nostra società si occupa di monitoraggio delle elezioni in 40 Paesi – ha proseguito – e adesso ci siamo chiesti: perché non gli Stati Uniti?”. Il progetto sarà gestito dal quartier generale della company a Nairobi grazie a una squadra di 30 persone in 8 Paesi, tra cui gli Usa. In questi giorni USA Election Monitoring sta intervistando volontari per i team di verifica: riceveranno kit formativi e saranno informati attraverso briefing sulla metodologia utilizzata da Ushahidi per analizzare, verificare e riferire gli eventi legati alle elezioni attraverso l’uso del digitale da parte di cittadini presenti sul luogo. La mappa interattiva degli Stati Uniti ha specifici tab per riportare la presenza di lunghe file ai seggi, questioni relative alle cabine elettorali, “voter suppression” (così negli Usa si definisce l’azione che deriva dall’impegno, legale o illegale, per impedire o scoraggiare gli elettori che hanno diritto di voto a recarsi alle urne) o eventuali manifestazioni di violenza.

LA STORIA – La compagnia ha una significativa esperienza in questo campo dovuta al contesto geografico, sociale e storico nel quale è nata. È stata originariamente sviluppata come un’applicazione in crowdsourcing open source per riportare le violenze avvenute durante le elezioni del 2007-2008 in Kenya. Purtroppo nell’Africa subsahariana non sono infrequenti episodi di questo tipo durante le votazioni. Velocemente l’app ha riscosso il consenso internazionale. I quattro ideatori – Erik HersmanJuliana RotichOry Okolloh e David Kobia – hanno costituito la società Ushahidi international IT a maggio 2008. Il suo software è stato impiegato 100mila volte in 160 Paesi. Negli Stati Uniti Ushahidi applicherà le metodologie e l’esperienza sviluppata monitorando le elezioni in Paesi quali Kenya, Sud Sudan e Giappone.

La legittimità delle elezioni presidenziali americane è stata messa in dubbio in forma preventiva dal candidato repubblicano Donald Trump, con affermazioni considerate inusuali nelle storia del voto in quel Paese. Il miliardario ha asserito che il sistema di votazione è “truccato” e che i media americani sono d’accordo nel fare il gioco della sua rivale Clinton. È arrivato addirittura a alludere al fatto che potrebbe non accettare l’esito del voto. Queste affermazioni hanno sollevato preoccupazioni, soprattutto perché potrebbero fomentare eventuali episodi di violenza ai seggi.

  • marcobava

    Perche’ non sperimentiamo questo programma ?

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