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Innovazione & Politica

Decreto Pmi innovative, ecco i 5 punti che potrebbero cambiare

27 Feb 2015

Il relatore Taranto (Pd) indica a EconomyUp i temi suscettibili di emendamenti: ridefinizione di pmi innovativa, rimozione del limite temporale agli incentivi fiscali, estensione della vita delle startup, equity crowdfunding e il ruolo dell’Istituto di Tecnologia, che potrebbe entrare nel capitale delle startup

Luigi Taranto, Pd, relatore del testo sull'Investment Compact in Commissione Attività produttive
Caratteristiche strutturali delle pmi innovative, agevolazioni fiscali agli investimenti, estensione della vita delle startup, equity crowdfunding, ruolo dell’Istituto italiano di Tecnologia nella gestione dei brevetti: sono questi i 5 punti “caldi” del cosiddetto Investment Compact, il decreto nell’ambito del quale si propone di introdurre la nuova categoria aziendale delle pmi innovative, attribuendo loro gran parte delle agevolazioni finora riservate alle startup innovative. Ed è su questi punti “caldi” che si dovrebbero concentrare la stragrande maggioranza degli emendamenti al decreto legge: emendamenti che sono stati consegnati ieri alle Commissioni competenti e passeranno ora al vaglio degli uffici della Camera . Lo spiega a EconomyUp Luigi Taranto (Pd), relatore del testo per la Commissione Attività produttive.

Riepilogando, è iniziato questo mese nelle Commissioni Finanze e Attività produttive riunite l’esame del testo per la conversione in legge del decreto legge “recante misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti A. C. 2844”, datato 24 gennaio 2015. Ieri scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti in Commissione. A tutt’oggi non è possibile sapere con precisione quanti e quali siano. EconomyUp ha ottenuto in anteprima quelli presentati dal Movimento 5 Stelle, che, insieme con tutti gli altri, verranno valutati dagli uffici. Tuttavia il relatore è in grado di ipotizzare che saranno in tutto circa 700, di cui una buona metà incentrati sull’articolo 1 del decreto, quello relativo alle banche popolari.

Ecco tutti gli emendamenti presentati dal movimento 5 stelle

Quanto agli emendamenti riguardanti gli articoli dedicati a pmi innovative e startup, non è ancora possibile divulgare, sottolinea Taranto, i loro contenuti.  Tuttavia, dal dibattito che si è sviluppato in questi giorni nelle Commissioni, sono emersi alcuni argomenti su cui è altamente probabile che i parlamentari siano intervenuti attraverso la presentazione di emendamenti.

Caratteristiche delle pmi innovative – Si è sviluppata nelle Commissioni una  discussione su alcuni elementi emersi dall’articolo 4 ed è emersa la necessità di un approfondimento sulle caratteristiche strutturali delle pmi innovative. In particolare è stata sottolineata la necessità di leggere la complessità del fenomeno innovazione nel suo complesso, tenendo conto che l’innovatività di una piccola o media impresa non si esprime solo attraverso investimenti e spese per la tecnologia.Insomma, si potrebbe andare verso una redefinzione della categoria “pmi innovative”.

Limite dei 7 anni per le agevolazioni fiscali agli investimenti in pmi innovative –  Il dibattito si è sviluppato intorno alla rimozione di questo limite, in modo da garantire agevolazioni a tempo illimitato e garantire un incentivo continuativo agli investimenti.

Estensione della vita di una startup innovativa da 4 a 5 anni – Molti protagonisti dell’ecosistema imprenditoriale italiano si sono pronunciati a favore dell’estensione, tra cui Confindustria. Il Movimento 5 Stelle ha proposto un emendamento in questo senso, ma è probabile che altri partiti ne presenteranno di analoghi.

Estensione dell’equity crowdfunding alle pmi – Il decreto legge prevede che anche le pmi possano usufruire dell’equity crowdfunding, la modalità di raccolta fondi online normata oltre un anno fa in Italia che prevede finanziamenti alle startup in cambio dell’acquisto di titoli di partecipazione nelle società. Ma nelle Commissioni si è aperta una riflessione circa il principio del mentoring. Come è noto, in base all’attuale regolamento Consob, c’è l’obbligo per le startup di far sottoscrivere almeno il 5% degli strumenti finanziari da investitori professionali, comprese fondazioni bancarie ed incubatori certificati di startup innovative. Nel dibattito si è fatto notare che al momento il regolamento Consob non presenta una previsione del periodo di mantenimento di questo investimento, cioè non dice per quanto tempo deve essere tenuto il 5% dagli investitori. Possibili emendamenti in questo senso.

Ruolo dell’Istituto italiano di tecnologia –  L’articolo 5 del decreto legge “Investment Compact”, ai commi 2 e 3, prevede sostanzialmente che l’Iit, centro di ricerca di eccellenza con sede a Genova, diventi il perno dell’attività di brevettazione in Italia. L’Istituto però si è già opposto, ritenendo l’attribuzione non gestibile né congrua. Anche la Conferenza dei Rettori ha ritenuto non funzionale questo modello. Infine è intervenuto Palazzo Chigi facendo informalmente sapere che ci avrebbe ripensato. Più emendamenti sono attesi su questo tema. In particolare quello – o quelli – dei parlamentari dell’Intergruppo per l’innovazione, intenzionati a evitare che  “l’Istituto  svolga un compito che non gli è proprio e che genererebbe, nei fatti, un risultato opposto a quello sperato”. A detta di Taranto l’intergruppo ha proposto la sostituzione dei commi 2 e 3 con altri emendamenti che prevedono la possibilità per l’Iit di partecipare con una quota di capitale alle startup tecnologiche.

All’inizio della prossima settimana si dovrebbero svolgere le sedute per la valutazione dell’ammissibilità degli emendamenti, che potrebbero essere votati nelle Commissioni entro il 6 marzo. Poi il decreto passerà all’esame della Camera.

“Il pregio del decreto – conclude Luigi Taranto – sta nel fatto che tiene saldamente insieme due elementi importanti: il rafforzamento degli investimenti e l’attenzione agli investimenti legati all’innovazione”.

  • rdv2009

    Se una impresa si é impegnata ad innovare il proprio lavoro a proprie spese o ha prodotto brevetti in qualsiasi campo, é già impresa innovativa e non può negarlo neanche un branco di politicanti che si divertono ad inventare regole per complicare le cose, piuttosto, perché non vengono semplicemente valutate le innovazioni che hanno prodotto le imprese senza ricevere alcun incentivo e quelle ritenuti utili al paese o anche alla semplice crescita dell’impresa stessa, non vengono finanziate?

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