Cristina Angelillo, CEO Marshmallow Games: chi è la mamma-startupper che ha scelto di restare al Sud - Economyup

IMPRENDITORIA FEMMINILE

Cristina Angelillo, CEO Marshmallow Games: chi è la mamma-startupper che ha scelto di restare al Sud



La CEO della pmi innovativa che crea app interattive per bambini dai 3 ai 6 anni racconta a EconomyUp la sua storia: da madre a imprenditrice nell’edu-tech, con la volontà di seguire le proprie passioni e rimanere nella terra d’origine. Eletta presidente di InnovUp, ecco cosa intende fare

di Luciana Maci

09 Dic 2021


Cristina Angelillo

La sua startup ha cominciato a prendere forma insieme alla prima figlia: Cristina Angelillo era incinta quando, per problemi legati alla gravidanza, è stata costretta a restare completamente a riposo. Per una come lei, impegnatissima nell’azienda di telecomunicazioni che l’aveva assunta qualche anno prima, non era facile. Ma proprio l’ozio obbligato l’ha aiutata a riflettere: il corpo era quasi immobile, la mente galoppava. Cristina stava dedicando tutte le proprie energie all’azienda, ma voleva qualcosa di più: concentrarsi sulle passioni più autentiche, i bambini e la didattica, e quindi creare qualcosa di veramente suo, come la figlia che stava per generare. Il 7 agosto 2014 è nata l’applicazione Marshmallow Games, due settimane dopo è venuta alla luce Gaia.

Da allora è diventata imprenditrice, oltre che madre. Ha lavorato sull’idea iniziale, l’ha affinata, ha partecipato a bandi, concorsi, premi, ha espanso l’attività, ha assunto persone. Tutto questo restando volutamente al Sud, nella sua città natale, Bari. Pochi giorni fa, all’età di 38 anni, è stata eletta presidente di InnovUp, l’associazione che rappresenta l’ecosistema italiano, per il triennio 2022-2024. Nel frattempo ha avuto un’altra figlia. La conferma che si può essere giovane mamma e imprenditrice innovativa. Un’eccezione nel panorama italiano, dove poco più di una startup su 10 è fondata da una donna? Potrebbe diventare sempre più la regola.

Da saldatrice a creativa: quando un’ingegnera sposa l’edu-tech

Eppure la sua strada sembrava delineata quando, dopo la laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Bari, era stata assunta in una società attiva nel broadcasting radiofonico e televisivo in qualità di progettista hardware. “Avevo spesso il saldatore in mano” rievoca Cristina in questa intervista a EconomyUp, regalandoci l’immagine di giovane donna alle prese con lavori fino a pochi anni fa riservati esclusivamente agli uomini (quasi una versione pugliese di “Flashdance”).  Angelillo si dedica anima e corpo all’azienda, eppure comincia a capire che vuole qualcosa di più. “Mi divertivo, ma non era la mia passione. Ero circondata da colleghi  che avevano a casa laboratori di elettronica. Io invece, tornata in famiglia, non ci pensavo più”. Tanti, al suo posto, si sarebbero accontentati. Lei no. Lei decide di mollare tutto per fondare qualcosa di proprio.

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“Da circa un anno il mio compagno aveva lanciato la sua startup Smarfle, un player musicale intelligente in grado di riconoscere i gusti e le abitudini d’ascolto dell’utente. Insieme a lui sono partita verso il mio viaggio imprenditoriale”.

L’idea: creare e distribuire app educative interattive rivolte al mondo dei bambini. Il nome: Marshmallow Games. “Quando abbiamo deciso di partecipare al nostro primo bando avevamo solo mezz’ora per scegliere un nome. Volevo qualcosa che facesse subito pensare al mondo dell’infanzia, avrei optato per Candy, ma non era utilizzabile (Candy Crush, ndr). Io poi adoro i Marshmallow…”. Così è stata battezzata la startup. Che nasce e si sviluppa in quel letto dove Cristina è costretta a rimanere per alcuni mesi nel pre e post-gravidanza. Lei comincia a programmare, disegnare, scrivere filastrocche e storie per bambini dai 3 ai 6 anni. È un momento particolare, dove l’attitudine alla tecnologia si unisce alla creatività. Alla base una c’è slancio e determinazione: “Non avevo mai programmato fino a quel momento, ma la volontà era talmente forte che, anche grazie all’aiuto del mio compagno, uno sviluppatore, ce l’ho fatta. Dopo, non ci sono più riuscita”.

La prima app ha subito successo. Sviluppata solo per iPad, viene messa in primo piano da Apple e registra diverse migliaia di download. La giovane capisce che è sulla buona strada.

Ma, non appena inizia a percorrerla, si trova davanti al primo bivio: restare al Sud, dove l’ecosistema innovativo è ancora poco sviluppato, o cercare una collocazione nel Nord produttivo e rampante? “La tentazione è stata fortissima, all’inizio ci siamo anche trasferiti per sei mesi a Milano” ammette Cristina. “La città era super-stimolante. Per dare l’idea: pochi giorni dopo il nostro arrivo, cercando un parco giochi, ho conosciuto il papà di un bambino e ho scoperto che anche lui era uno startupper: avevamo cose e contatti in comune”.

Ma alla fine la famiglia preferisce tornare al Sud. “Con il senno di poi, è stata la scelta giusta” afferma l’imprenditrice. “Non solo siamo contenti di creare lavoro nella nostra terra, ma ci siamo resi conto che, per quanto non sia una realtà facile per chi fa impresa, ci sono anche molte agevolazioni, la competizione è più bassa ed è più facile emergere”.

Marshmallow Games: da startup a pmi innovativa

Dopo essersi costituita come startup innovativa, Marshmallow Games partecipa a un bando della Camera di Commercio di Bari ottenendo un grant da 90mila euro, grazie al quale inizia a sperimentare alcune applicazioni. Nel 2016 ottiene un finanziamento pre-seed da 55mila euro da Boost Heroes, la società di venture capital “scaturita” dalla trasmissione televisiva “Shark Tank”, un talent show per startupper in onda sulle reti Mediaset. Nel 2018 ricorre al crowdfunding, raccogliendo 300mila euro con l’apporto di Boost Heroes. “Da allora abbiamo aumentato l’organico e creato Smart Tales, diventata una sorta di Netflix dei racconti interattivi”. L’app Smart Tales è stata scelta da Unicef per promuovere i diritti dei bambini.

In questi anni la startup barese è diventata pmi innovativa ed è passata da 5 a 20 dipendenti. Cristina non scrive più le storie di proprio pugno, ma si occupa di business development, fundraising e partnership (oltre 50 tra commesse di lavori e partnership di co-marketing). Al suo fianco il co-founder (e compagno di vita) Massimo Michetti, il CTO Francesco Capozzi, la Direttrice Creativa Marianna Pappalardi.

Il modello di business di Marshmallow Games è B2C: il prodotto viene venduto in abbonamento ai genitori. L’azienda sta lavorando anche alla commercializzazione di un authoring tool, uno strumento che serve per creare le applicazioni: si chiama Zen Create, è un Software as a Service, è stato sviluppato grazie a un contributo di Smart & Start e sta per uscire nella versione Beta. Secondo Angelillo è uno dei pochi software in circolazione che consente di creare advergame, cioè giochi interattivi per la pubblicità. Il target di utenti sono agenzie di comunicazione e marketing ma anche logopedisti, terapeuti, insegnanti. Insegnanti che sono e restano importanti in generale per tutte le attività di Marshmallow Games: la società ha attivato diverse collaborazioni con le scuole, che somministrano le app ai bambini, ne monitorano le reazioni e possono così dare un contributo al loro sviluppo creativo e grafico.

Cristina Angelillo è, e sa di essere, quasi una mosca bianca nel mondo degli startupper in Italia: secondo i dati di MISE, UnionCamere e Infocamere al gennaio 2021, le startup fondate da donne sono il 13,1%, contro un 21,5% registrato nel complesso delle società di capitali. Perché? “Siamo un po’ meno ambiziose degli uomini e, generalizzando, arrivate a una certa età cominciamo a dare priorità diverse alle attività lavorative. Inoltre la donna ha un carico molto grande, deve occuparsi di famiglia e lavoro”.

InnovUp e la battaglia per la rappresentanza femminile

Una della battaglie che si propone di portare avanti in InnovUp riguarda appunto la rappresentanza femminile nelle giovani imprese innovative: “Vorrei parlare con le donne e capire quali sono le reali motivazioni che le bloccano”. D’altra parte, in totale sincerità, ammette di ricavare una certa visibilità mediatica dall’essere donna e startupper. “A volte mi chiedo: se fossi stato un uomo avrei avuto gli stessi riconoscimenti? Quando sei l’unica donna del panel ti domandi: sono qui perché sono donna o perché sono brava?”.

Cristina lavorerà dunque affinché, tra qualche anno, non esista più “l’unica donna del panel”. Intanto lei un’altra piccola donna l’ha messa al mondo: la seconda figlia Giulia, che ora ha 4 anni. Figli che crescono, proprio come le startup.

Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in…