Congresso globale dell'imprenditoria: il figurone dell'Italia e la responsabilità per l'edizione 2015 | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Il diario

Congresso globale dell’imprenditoria: il figurone dell’Italia e la responsabilità per l’edizione 2015

21 Mar 2014

Durante il Global Entrepreneurship Congress a Mosca la delegazione italiana ha fatto emergere le potenzialità di un Paese in cui fare startup è possibile. E, per GEC Milano del prossimo anno, come per EXPO, dobbiamo farci trovare pronti ed esprimere in modo chiaro la forza e la coesione del nostro ecosistema, benchè ancora giovane. Le potenzialità ci sono tutte.

Sono partito per Mosca tra lo scettico e il curioso. Scettico perché ero dubbioso sull’effettiva efficacia di una kermesse internazionale così ampia, come partecipazione (oltre 3000 persone) e come temi (l’entrepreneurship in tutte le sue sfaccettature). Curioso di capire, di conoscere, di rendermi conto di persona. Avendo bene in testa un obiettivo primario: studiare e imparare, insieme alla delegazione italiana, per impostare al meglio l’edizione 2015 del GEC che si terrà a Milano.

Torno con un sentimento misto di entusiasmo e di responsabilità.

Non pensavo di trovare un clima così coinvolgente ed energetico. Con tanta voglia di condividere esperienze, modelli, policy. E di creare occasioni di networking e di business, trasnazionali. A cui si unisce un inaspettato orgoglio italiano, emerso in almeno 3 occasioni.

Il primo giorno (il 17) al termine di un’interessante sessione di lavoro in cui il governo italiano, si confrontava con quello cileno, l’uno per startup visa (Alessandro Fusacchia) l’altro per startup chile (Nicolas Shea) – titolo della sessione The Startup Talent Race: Entrepreneurial Immigration –

interviene un italiano che vive in Russia da 10 anni sostenendo che in Italia non si può fare impresa per troppe tasse e per troppa burocrazia e che per tale motivo si è spostato all’estero. Fusacchia risponde puntualmente e vigorosamente che: a) la situazione in Italia, quanto al quadro normativo e alle opportunità, è molto cambiata: b) il brand made in Italy è il terzo nel mondo dopo quello di coca cola e di visa, quindi è luogo più che idoneo per fare startup perché ci sono industrie solide e manifatturiere che esportano, capaci di supportare nuove idee imprenditoriali, e viceversa; c) è pieno di italiani nel mondo che parlano bene dell’Italia e che vogliono tornarci a vivere e a lavorare. Grande apprezzamento dalla delegazione italiana!

Il secondo giorno (il 18) Stefano Firpo presenta in modo chiaro – in un affollato seminario promosso dall’ICE – il quadro normativo italiano favorevole alle startup, cui seguono 6 pitch di 6 startup italiane. Ottimi i riscontri e tanti i contatti attivati. Bella promozione verso GEC 2015.

L’ultimo giorno, il 20, nel corso della cerimonia di passaggio da Mosca 2014 a Milano 2015, la delegazione italiana formata da 20 persone (erano oltre il doppio, ma molti sono partiti prima) sale sul palco e accompagna gli interventi di Anna Amati e di Mattia Corbetta (quest’ultimo sottolinea opportunamente come il fare impresa e l’attivare reti internazionali, va a braccetto con il creare nuove opportunità occupazionali e con il favorire il dialogo e la pace tra gli ecosistemi) che presentano GEC Milano 2015, cui segue un bellissimo video sull’Italia. Davvero un figurone di fronte a un’affollata platea internazionale.

Le aspettative sollevate, i contatti attivati e l’entusiasmo palpabile portano con sè

un forte senso di responsabilità per GEC Milano 2015. Come per EXPO, il nostro Paese deve farsi trovare pronto e deve esprimere in modo il più possibile chiaro la forza e la coesione del suo ecosistema, benchè ancora giovane. Le potenzialità ci sono tutte – ben sintetizzate nel recente incontro “Stati Generali” promosso da Italia Startup e preparatorio di GEC – e vanno nella direzione dell’open innovation e della contaminazione di modelli tra nuove imprese innovative e industrie consolidate. Supportate da esempi concreti, da illustrare alla comunità internazionale. Con un’attenzione al cosiddetto “fuori salone” un po’ carente a Mosca e su cui Milano e l’Italia devono dare il massimo. Il Made in Italy è anche questo.

* Federico Barilli è Segretario di Italia Startup

Per approfondire il tema dell’open innovation, conoscerla e soprattutto capire come guidarla e trarne vantaggio, si può far riferimento all’iniziativa del Gruppo Digital360: una piattaforma che a 360° tocca tutti i temi dell’innovazione aperta

                                                                                                     

 

di Federico Barilli*

Articoli correlati