Come investire in alberi e guadagnare ecologicamente | Economyup
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Crowdfunding

Come investire in alberi e guadagnare ecologicamente

di Luciana Maci

23 Giu 2014

Una società con base a Trapani punta a raccogliere 520mila euro sul portale Assiteca Crowd per una piantagione di Paulownia, specie vegetale a crescita rapida. “È un progetto ecologico – dicono i fondatori – ma anche vantaggioso per gli investitori. E vi spieghiamo perché”. E c’è chi ci ha puntato già 140mila euro

Francesco Cuomo, uno dei founders di Paulownia Social Project
Investire in alberi attraverso l’equity crowdfunding: è l’obiettivo di Paulownia Social Project, società creata da esperti di energie rinnovabili, biomasse e tutela ambientale, che da una settimana ha debuttato sul portale Assiteca Crowd puntando a raccogliere 520mila euro e ottenendone già 140mila da un unico (per ora ignoto) investitore.

La startup, che ha base a Trapani, può vantare un tris di primati nell’equity crowdfunding: è la prima startup a vocazione sociale, il primo progetto a carattere ambientale e la prima startup localizzata nel Sud del Paese ad utilizzare questo tipo di raccolta fondi online, che prevede quote del capitale in cambio dell’investimento in una società.  Raccolta che è consentita in Italia alle startup innovative in base al decreto legge 179/2012 e successivo regolamento emanato circa 11 mesi fa.

“Il nostro team – spiega uno dei founder, Francesco Cuomo, originario della provincia di Napoli – ha cominciato a lavorare dal 2006 in vari progetti nel Sud Italia. Poi siamo passati al fotovoltaico, come sviluppatori di progetti, quindi ci siamo dedicati alle biomasse. È allora che abbiamo approfondito le tematiche legate alle biocolture, perché per alimentare le centrali servono specie vocate in grado di crescere rapidamente. Così che alcuni agronomi ci hanno consigliato di puntare sulla Paulownia”.

Originaria della Cina, ma diffusa in varie parti del mondo tra cui l’Italia, è un albero a foglie caduche, maestoso, con fioriture molto belle e in grado di fornire legno di prima qualità all’industria del mobile ma ha soprattutto una particolare caratteristica: è tra le più rapide al mondo per capacità di crescita.

Dopo aver scoperto l’esistenza della Paulownia e i suoi vantaggi, Francesco Cuomo, il socio Emanuele D’Abundo, anch’egli napoletano, e altri soci hanno rivolto la propria attenzione alla Spagna, dove un’università ha brevettato una nuova varietà vegetale di Paulownia: assicurano che non si tratta di un ogm (organismo geneticamente modificato) ma di un perfezionamento del seme che rende la pianta più resistente e le garantisce una crescita più rapida.

Così il gruppo ha dato vita a una piantagione di Paulownia nel trapanese, territorio ritenuto proficuo per questa coltivazione, e nel 2013 ha costituito Agrinnovazioni srl, società che gestisce la piantagione.

Poi ha deciso di espandersi creando una nuova piantagione di 22 ettari e, per farlo, ha voluto offrire al pubblico un’opportunità di investimento. Così a maggio ha costituito Paulownia Social Project, l’ha capitalizzata con 80mila euro e ha proposto quote per un aumento di capitale di 520mila euro attraverso l’equity crowdfunding.

“Ci sono diversi punti di forza in questo progetto – spiega l’avvocato Alessandro Lerro, esperto di crowdfunding e advisor di Paulownia Social Project – per esempio il fatto che è un progetto ecologico, ma sono rilevanti anche gli aspetti più strettamente economici”. Lerro spiega infatti che Paulownia Social Project ha già stipulato un contratto ventennale con Agrinnovazioni per la vendita del legno ad un prezzo prefissato. Se il prezzo dovesse aumentare di oltre il 20% la società può rescindere il contratto dietro pagamento di una piccola penale e ha il diritto di vendere il legname a terzi. “In questo modo – specifica il founder Francesco Cuomo – diamo la massima tutela a nostri investitori”.

Poi, come sottolinea Lerro, la redditività attesa derivante dalla raccolta di capitali è stimata in un dividendo pari al 22% dopo i primi 4 anni, il tempo necessario per coltivare la pianta che, successivamente a quel periodo, verrà tagliata in prossimità della radice (per poi essere nuovamente coltivata). “È un investimento in equity – sottolinea Lerro – che in realtà ricorda molto i bond”.

Altro elemento positivo, sempre a detta dell’advisor, è che “questa non è la tipica startup che punta a fare un grande fatturato per poi realizzare una exit milionaria, facendosi acquistare da qualche multinazionale. Questo è un business più tradizionale che punta a realizzare dividenti interessanti e alla distribuzione costante di utili, sia pure, come abbiamo detto, a partire dal quinto anno”.

E se nel frattempo qualche catastrofe naturale distruggesse le piantagioni? “L’azienda è provvista di copertura assicurativa per questi eventi” assicura Lerro.

Non dimentichiamo l’aspetto ecologico. “La Paulownia – spiegano Cuomo e Lerro – è la specie arborea con maggior assorbimento di Co2, quindi investire nella sua produzione significa investire in un ambiente più pulito”.

La raccolta fondi si chiuderà il 30 settembre. Cuomo è convinto di riuscire a raccogliere tutto il capitale richiesto entro la scadenza, se non prima. La lavorazione del terreno partirà a marzo 2015, poi gli alberi cominceranno a crescere: in pochi mesi crescono già di diversi metri. L’85% del raccolto sarà usato come legname, il 15% sarà destinato alle biomasse.

A rendere ulteriormente appetibile il progetto, sempre a detta dei suoi fautori, c’è una normativa emanata dall’Unione europea a marzo 2013 che in sostanza vieta il commercio di legname provenienti da aree in cui il taglio è illegale. Legali, ecologici e convenienti: è per questo, dicono i suoi founder, che è interessante investire in Paulownia Social Project.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale