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Cipolletta: «I soldi per le startup? Arriveranno dal fondo di fondi»

12 Giu 2015

L’economista, riconfermato presidente dell’Aifi, analizza lo stato di salute dell’economia italiana e del mercato del venture capital. Sull’innovazione e sulle nuove imprese c’è ancora tanto da fare, spiega. Ma potrebbe essere utile l’iniziativa del Fondo italiano di investimento su impulso della Cdp. «Puntiamo anche a portare una parte del risparmio previdenziale sulle imprese»

Innocenza Cipolletta, presidente Aifi
«Meno investimenti a favore delle startup? La contrazione è dovuta al venir meno di alcuni fondi dedicati. Ma il fondo di fondi lanciato dal Fondo italiano di investimento ha le carte in regola per dare ossigeno all’innovazione e alla nascita di nuove imprese in Italia». Innocenzo Cipolletta non ha dubbi: il mercato del capitale di rischio è destinato a crescere perché il sistema bancario non può più erogare la massa di credito che aveva dato alle imprese del nostro Paese fino a pochi anni fa. E questo scenario potrebbe favorire anche le startup e l’imprenditoria innovativa.

L’impegno dell’economista, riconfermato il 27 maggio presidente dell’Aifi (l’associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) è di stimolare la raccolta di nuove risorse per l’innovazione, anche dal risparmio previdenziale, e di invogliare sempre di più gli investitori stranieri a puntare sull’Italia.

Professor Cipolletta, la congiuntura economica in Italia: + 0,3% nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti. Che segnale è?

L’Italia si sta riprendendo come tutti i Paesi europei. In parte è dovuto a fattori esterni positivi, come la caduta del prezzo del petrolio, l’abbassamento dei tassi di interesse, la svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro, l’assenza di forti politiche restrittive anche se la direzione dei governi nelle politiche fiscali è volta verso il pareggio. Così, si sta rimettendo in moto anche l’economia italiana. La ripresa c’è: le imprese stanno ricostituendo le scorte. Anche la domanda interna è più forte. Nel futuro però ci sono sempre tante nubi, a cominciare dal rischio Grecia.

L’economia si sta risvegliando, quindi. E gli investimenti in capitale di rischio? Che bilancio traccia del suo primo triennio alla guida dell’Aifi?

Il giudizio è positivo. Credo di aver mantenuto alcuni impegni che avevo preso, tra cui coinvolgere di più gli associati e svolgere forte attività di presenza all’estero nel tentativo di risvegliare l’interesse di investitori istituzionali nei confronti della nostra industria. Un esempio sono gli incontri che abbiamo organizzato e organizziamo in piazze importanti come Londra e Lugano. In più, siamo riusciti a far capire a Banca d’Italia e governo che il recepimento delle direttive europee legate a investimenti e risparmi non doveva essere punitivo verso il nostro Paese. E ora puntiamo a far scongelare la grossa massa del risparmio previdenziale in modo che una parte, anche piccola, venga investita sulle nostre aziende e sull’innovazione.

Complessivamente, nel 2014, i fondi di venture capital e di private equity hanno raccolto di più sul mercato, investito e disinvestito di più rispetto all’anno precedente. Ma lei ha più volte ripetuto che si tratta di un canale ancora sottodimensionato. Perché?

Un semplice raffronto con Paesi di dimensioni simili alle nostre in termini di Pil e imprenditoriali dimostrano che c’è uno spazio ampio per il capitale di rischio. Ancora molte imprese italiane sono legate al credito bancario. A mio parere ci sarà anche una forte tendenza nel prossimo futuro a rivolgersi agli investitori: il sistema bancario non potrà dare quella massa di credito che ha dato finora alle imprese.

Il settore early stage – ovvero seed e startup – c’è un calo clamoroso, sia in termini di operazioni (106 contro 158, -32,9%) che di investimenti (43 milioni contro 81, -47,8%). Perché?

Il venir meno di alcuni fondi istituzionali dedicati, come il fondo HT, ha generato una contrazione. Contemporaneamente, però, il Fondo italiano di investimento (di cui Innocenzo Cipolletta è presidente, ndr) sta lanciando su impulso della Cassa depositi e prestiti (uno dei soggetti azionisti del Fondo italiano di investimento, ndr) un fondo di fondi, in cui il Fii mette da 50 a 100 milioni di euro – si vuole arrivare fino a 150 milioni – che possono muovere con l’apporto dei fondi privati circa 400 milioni di euro che verrebbero investiti sull’innovazione e sulle imprese innovative.

Quali altre iniziative sono state lanciate per finanziare l’innovazione?

Come Fondo italiano di investimento abbiamo creato insieme al Fei-Fondo europeo per gli investimenti un fondo seed che finanzia i business angel. Stiamo ricostituendo la filiera. Come Aifi abbiamo deciso di costruire una piattaforma marketplace per venture capital e startup: un sito in cui possano incontrarsi domanda e offerta e in cui chi vuole avviare startup può trovare le informazioni necessarie.

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