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Sharing economy

BnbSitter, come funziona la “figlia” di Airbnb che risolve i problemi ai proprietari

17 Ago 2015

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Nata dall’idea di Piero Cipriano e Biagio Tumino, italiani residenti a Parigi, la startup già attiva in Francia e Spagna è sbarcata da poco in Italia: consente agli “host” di ingaggiare collaboratori per i servizi di check-in, check-out e pulizie. Una soluzione escogitata dai due dopo un’esperienza poco felice in Brasile proprio con AirBnb

I co-founder di BnbSitter, da sinistra Biagio Tumino e Piero Cipriano
La startup “figlia” di AirBnb è nata in Francia dall’idea di due italiani che una volta hanno avuto un problema con un alloggio affittato in Brasile. Si chiama Bnbsitter, ha già decollato in Francia e Spagna e di recente è sbarcata anche in Italia: permette ai proprietari di appartamenti di affittare la propria casa in tranquillità e agli ospiti di avere la giusta accoglienza grazie al servizio fornito di check-in, check-out e pulizie. In pratica il sito mette in contatto gli host (i proprietari dell’appartamento) troppo impegnati (o che non hanno voglia di sbrigare questo tipo di faccende) con persone incaricate di accogliere gli ospiti e ripulire la casa.

Come dicevamo l’idea è di due italiani residenti a Parigi da una decina di anni: Piero Cipriano e Biagio Tumino, entrambi siciliani. L’attuale Ceo Cipriano, 39 anni, un Phd in antropologia sociale, dottore di Ricerca in Sociologia del Management all’Ehess Paris (École des hautes études en sciences sociales)ha co-fondato BnbSitter a luglio 2012 dopo un viaggio a Rio de Janeiro con il socio Biagio, dottore di Ricerca in Fisica all’Enscp Paris (École nationale supérieure de chimie) e oggi Coo della startup. Per risparmiare i due avevano prenotato un appartamento privato con AirBnB ma il proprietario li fece attendere a lungo prima di consegnare loro le chiavi. Da qui l’idea: un servizio per gli host che non hanno tempo, energie o voglia di accogliere e seguire gli ospiti.

Il procedimento è semplice: il proprietario scegliein tempo reale il suo Bnb Sitter, che eseguirà il check-in (comunicare con gli ospiti prima del loro arrivo, accoglierli in modo sorridente e caloroso, far vedere l’appartamento, consegnare le chiavi e infine dare consigli per visitare la città), il check-out (controllare lo stato dell’appartamento, recuperare le chiavi, chiudere porte e finestre, salutare gli ospiti augurando buon viaggio) e potrà occuparsi anche della pulizia della casa che sarà pronta per essere subito riaffittata. Solo dopo aver usufruito dei servizi scelti il proprietario effettuerà il pagamento con carta di credito mediante la piattaforma. Il tutto a partire da € 19.99. Una cifra che non dovrebbe incidere troppo sui ricavi di un host con appartamento o appartamenti affittati spesso e per periodi non brevi (il periodo medio è cinque giorni).

La piattaforma trattiene il 30% del totale versato dall’host al collaboratore che viene precedentemente  selezionato dai gestori della piattaforma. Chi vuole candidarsi come collaboratore deve essere in possesso di partita Iva, essere maggiorenne, parlare inglese e avere predisposizione all’accoglienza dei turisti.  Alcuni collaboratori particolarmente intraprendenti, sostengono i founder, arrivano a guadagnare fino a 3mila euro al mese.

La piattaforma serve 3 Paesi europei, per un totale di 13 città tra cui Roma e Milano, sbarcate da poco su BnbSitter, dopo il boom registrato nell’ultimo anno a Parigi con 20 mila servizi acquistati dai conduttori.

La startup dei due italiani è stata ospitata nelle strutture dell’incubatore del comune di Parigi Welcome City Lab, a forte connotazione turistica, con partner quali Air France, Amadeus France e Galeries Lafayette

BnbSitter non avrebbe potuto esistere senza AirBnb, startup con valutazione ormai plurimiliardaria nata nel 2007 e ormai diventata caso esemplare del fenomeno della sharing economy. Numero uno al mondo negli affitti a breve termine di stanze, appartamenti, dimore storiche e molto altro offerti da privati ad altri privati, attualmente la società guidata da Brian Chesky propone oltre un milione di sistemazioni disseminate in 192 paesi. Di recente è finita sulle pagine dei giornali internazionali per il caso di una teenager statunitense che ha accusato di stupro il suo host, con conseguente invito ad esercitare maggiori controlli sulla sicurezza rivolto da osservatori ed esperti ai gestori della piattaforma.

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di Luciana Maci

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