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DA ATTORE A INVESTOR

Aston Kutchner, il suo ruolo preferito è scoprire start up

09 Ott 2013

L’attore che interpreta Steve Jobs al cinema ha fondato un venture fund e investito in una trentina di neo-imprese. È anche co-founder di una media company. Ai giovani dice: “Serve passione perché gli ostacoli sono tanti, anche Jobs all’inizio era ignorato”

Stanislavskij sarebbe contento di lui. Non tanto e non solo per come ha interpretato Steve Jobs (pubblico e critica sono divisi in merito) ma perché, di fatto, lui “è” un piccolo Steve Jobs, quindi una sorta di incarnazione del metodo dell’attore russo che prevede la totale immedesimazione nel personaggio.

Ashton Kutcher, noto al grande pubblico come attore e ai patiti di gossip come ex marito-ragazzino di Demi Moore, in realtà ha una doppia vita (per niente segreta) di investitore in start up e aziende hi-tech: una trentina fino a questo momento.

Nel 2011 il 35enne originario dell’Iowa ha costituito con due soci, Ron Burkle e Guy Oseary, un venture fund, A-Grade Investments, che ha investito in varie società hi-tech tra cui Spotify, Airbnb, Foursquare e Uber, solo per citare le più note.

È andato in cerca di talenti tra San Josè e San Francisco, visitato garage e stretto la mano a giovani aspiranti imprenditori. In alcuni casi la carta che lui e i suoi soci avevano in mano si è rivelata molto buona: per esempio ad aprile 2012 si è unito ad altri 33 “angels” per finanziare SocialCam, piattaforma per acquisire e condividere video su Android, cresciuta velocemente fino a 50 milioni di utenti e poi acquistata da AutoDesk per 60 milioni di dollari meno di 3 mesi più tardi.

Altri investimenti devono ancora dare i loro frutti: tra questi quelli per Propeller, sviluppatore di software per mobile app, e per Invi, servizio di messaggeria multimediale per dispositivi mobili.

È invece andata male con Fashism, comunità su web e mobile per amanti della moda, su cui, oltre a Kutcher, avevano investito Sv Angel e altri. La piattaforma ha deciso di chiudere dopo 4 anni di attività spiegando semplicemente che non riusciva più a guadagnare a sufficienza per tirare avanti.

Potrebbe andargli meglio con Twitter: insieme ad altre personalità più o meno note ha investito nella piattaforma di microblogging che sta per sbarcare in Borsa. Se l’Ipo avrà successo, si ritroverà in tasca un discreto guadagno.

Oltre a puntare su altri, l’attore scommette anche su se stesso. È co-founder di Katalyst, media company attiva nella creazione di contenuti originali per media digitali, televisione e film. Grazie a questa impresa nel 2010 è stato nominato tra i 50 “most inspiring innovators”  da “Ad Age”, autorevole rivista dedicata al mondo della pubblicità, e nello stesso anno si è guadagnato la citazione di Time Magazine tra le 100 persone più influenti del mondo.

Insomma, proprio come predicava Steve Jobs, è molto “hungry” nel cercare occasioni di investimento e abbastanza “foolish” da deviare da un comodo percorso di star internazionale per lanciarsi in un mondo un po’ diverso.

Ma cosa bisogna fare per piacere a Aston Kutchner (se si è startupper, ovviamente)? Lui svela che il suo metodo è questo: comincia a pensare a un problema, dopodiché cerca di trovare una start up in grado di risolverlo.

Si dice attratto dai marketplace “two-sided” come Airbn (piattaforma per vendere e affittare case in tutto il mondo), il cui valore per gli utenti finali è dato dall’ampia disponibilità di merchants.

Cerca inoltre qualità specifiche nelle start up, ma soprattutto va a caccia di persone appassionate e perseveranti. “Hanno la passione  e la volontà – si chiede – per affrontare le sfide? Perché, come Steve Jobs, incontreranno grandi ostacoli lungo la strada, persone che non potranno fare niente per loro e altri che non ricorderanno nemmeno come si chiamano”. E infine il know-how: saper fare le cose, e farle bene. Importante, a maggior ragione per chi è all’inizio di un cammino.

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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