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Previsioni

Alphabet: cosa cambia per le startup di Google Ventures?

13 Ago 2015

«Niente» assicura Bill Maris, presidente della società di Google con venture capital in 300 imprese tra cui Uber e Nest. Anche gli imprenditori non sembrano preoccupati della nuova collocazione di GV all’interno della neonata holding. Il vero nodo sono gli investimenti, scesi del 39% nei primi 6 mesi del 2015

L’era Alphabet porterà cambiamenti per le società che fanno parte dell’universo Google e in particolare per Google Ventures, che investe in startup e idee imprenditoriali? In molti si chiedono se, dopo l’annuncio di Larry Page e Sergey Brin della creazione di “un insieme di società, di cui la più grande è naturalmente Google”, chiamato Alphabet, anche le aziende che confluiscono nella nuova holding subiranno modifiche nella struttura o nel nome. La rassicurazione non tarda ad arrivare da parte dei vertici di Google Ventures, la società di venture capital del Gruppo. Bill Maris, presidente e managing partner di GV, ha scritto un post sul sito ufficiale dicendo che “Google Ventures rimane invariata, con il continuo entusiasmo nell’esplorare il mondo delle invenzioni e innovazioni che ci circonda”. Maris è, quindi, perfettamente allineato con Page e Brin e aggiunge che questo fondo è nato “per sostenere gli imprenditori e le aziende che vogliono essere distruptive per i settori industriali tradizionali e, così, migliorare la vita. Da allora – prosegue il presidente di Google Ventures – abbiamo investito in aziende come Uber nei trasporti, Flatiron nel settore sanitario, Slack nelle comunicazioni, Kobalt nella musica, e molte altre. Questa settimana abbiamo annunciato un investimento in Editas Medicine che mira a portare avanti la promessa della genomica per salvare vite umane”.

Nata nel 2009, con l’intento di investire in nuovi progetti e idee vincenti in campo tecnologico, ad oggi GV ha in portfolio circa 300 società in venture capital, tra le quali anche casi di successo come Uber, Nest, Slack, Foundation Medicine, Flatiron Health e One Medical Group. L’obiettivo è di dare non soltanto finanziamenti in ogni fase di crescita, ma anche supporto alle nuove imprese nel design, nella progettazione ingegneristica, nel capitale umano e nel marketing, con un focus sui settori sanità, scienza, big data e impresa, mobile, commerce e consumatori. Insieme con Capital, la società di private equity di Google, GV rappresenterà il cuore finanziario di Alphabet che, essendo ormai svincolato da Google, potrà agire con più autonomia senza il pericolo di intralciare il business del motore di ricerca o entrare in conflitto con esso.

Anche tra gli imprenditori sostenuti dal fondo di venture capital di Google non sembrano preoccupati. “Sto lavorando con le stesse persone e nulla è cambiato”, ha detto Rob Infantino, ceo di Openbay, una startup di Cambridge, Massachussetts, nella quale GV ha investito nella fase seed. Anche Rocana, startup di Boston che si occupa di Big Data e che di recente ha ricevuto 15 milioni di dollari da Google Ventures e General Catalyst, ha fatto sapere che non ci sono stati stravolgimenti negli ultimi giorni.

In futuro forse penseranno a una ridenominazione, dato che le società in pancia a Mountain View devono far riferimento ad Alphabet e non più a Google, ma ora è prematuro dirlo. Anche se sui social non mancano alcune previsioni: come quella di Doug Nelson, partner della società di venture capital Devonshire Investors, che ipotizza A24Z come nuovo nome di GV, più corto ed efficace di Alphabet Ventures. Ma GV ora ha altro a cui pensare dato che, come mette in evidenza CB Insights (considerata la Bibbia dei dati sulle società di venture capital), c’è stato un rallentamento nel volume totale di affari nella prima metà di quest’anno. La società guidata da Bill Maris e David Krane ha chiuso il primo semestre 2015 con il 39 per cento in meno di investimenti in nuove o vecchie aziende, rispetto al 2014, quando è stato totalizzato il numero record di 50 operazioni.

Come negli anni precedenti, la maggior parte degli investimenti di GV è ancora concentrata in California. Tra il 2012 e il 2013, si è assistito a un leggero aumento delle operazioni in Massachusetts. Di recente, invece, il focus è stato spostato su New York, nella quale sono state completate 16 operazioni, in particolare un investimento da 130 milioni di dollari, nel 2014, in Flatiron Health, una società che si occupa di analisi di dati oncologici.

Lo scorso anno, Google Ventures ha puntato sull’Europa, aprendo a Londra una sede della società e stanziando 100 milioni di euro per le startup del Vecchio continente. Ma è l’Asia la nuova frontiera degli investimenti in capitali di rischio. Secondo le analisi di CB Insights, infatti, avrebbe superato l’Europa come volume totale di operazioni e numero di unicorni (le società valutate oltre il miliardo di dollari), anche se rimane ancora indietro rispetto al Nord America. In particolare negli ultimi due anni, l’Asia ha vissuto una crescita molto veloce nei servizi e nei prodotti in venture capital. L’anno scorso, il Giappone è stato in prima linea, mentre quest’anno si sta assistendo all’avanzamento a livello globale di Cina, Singapore, Corea del Sud e India. La società di venture capital di Alphabet dovrebbe quindi volgere il suo sguardo verso l’emisfero boreale. 

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