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Investimenti

1,1 milione di euro per Mangatar, la rivincita del Sud

29 Ott 2015

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La game company fondata da un gruppo di trentenni salernitani ha ricevuto il finanziamento da Fi.R.A. (Finanziaria Regionale Abruzzese) e Invitalia, attraverso i bandi StartHope e Smart&Start Italia. Ecco la storia di questa startup ispirata ai manga giapponesi che sta collezionando un successo dopo l’altro

Il team di Mangatar
Ha più di 600mila utenti, ha vinto il Premio Nazionale per l’innovazione nel 2012, ha partecipato nel 2013 a Slush, una delle più grandi manifestazioni hi-tech al mondo, e ha un accordo con DPixel. Nel 2015 il successo di Mangatar, la game company fondata da un gruppo di trentenni salernitani, continua. La startup ha ricevuto 1,1 milioni di euro da da Fi.R.A. (Finanziaria Regionale Abruzzese) e Invitalia, attraverso i bandi StartHope e Smart&Start Italia. Investimento che il team userà per il consolidamento aziendale e per sviluppare nuovi games su piattaforme mobile e connected tv. Ma chi c’è dietro questa startup che molti hanno definito “la rivincita del sud Italia”?

I ragazzi – perché di giovani trentenni si tratta – del team esecutivo di Mangatar, con molta modestia, si definiscono soltanto appassionati di social game con buone capacità relazionali e una vocazione internazionale. In realtà hanno una marcia in più, avendo dimostrato in pochissimo tempo, dal 2011 a oggi, di avere una visione molto ampia, in grado di internazionalizzare il loro progetto iniziale. Facendo un passo indietro, Mangatar nasce a Salerno, dall’intuito di Andrea Postiglione, Raffaele Gaito, Enrico Rossomando, Alfredo Postiglione e Michele Criscuolo che, in fase prodromica, hanno messo a punto un generatore di avatar ispirato al mondo dei manga giapponesi. Grazie ai feedback degli utenti che usavano la versione beta di Mangatar e quelli degli esperti incontrati alla Business Plan Competition 2011 di Mind the Bridge, hanno poi sviluppato un vero e proprio social game, fino ad arrivare a un collectible card game con il quale gli utenti possono creare il proprio mazzo di carte personalizzato e cercare sfidanti in tutto il mondo. Mangatar Saga ha attratto 70mila utenti e ha portato il team campano sul podio del Premio Nazionale per l’Innovazione 2012, vincendo nella categoria ICT-Social Innovation.

Dopo mesi di duro lavoro, di partecipazioni a diverse competizioni e pitch internazionali, lo scorso luglio è stata presentata l’ultima versione, tecnologicamente più avanzata, di Mangatar: un trading card game chiamato Dengen Chronicles. Nuovo logo, nuovo inizio, pur mantenendo la logica iniziale, ma con un occhio alle nuove potenzialità degli standard web (HTML5 e CSS3), un approccio più vicino al mondo del mobile, personaggi più complessi a figura intera e nuove dinamiche di gioco di gruppo.

L’ultimo grande successo è la partecipazione questo mese a Slush 2013, a Helsinki, in Finlandia, una delle più grandi manifestazioni di hi-tech, gaming e star tup nel mondo dell’innovazione. Durante Slush, Mangatar ha presentato una preview della versione mobile del nuovo gioco Dengen Chronicles, sviluppato all’interno del programma AppCampus, promosso da Microsoft, Nokia e Aalto University.

“È una bella soddisfazione per noi partecipare ad AppCampus e sviluppare l’applicazione mobile di Dengen Chronicles  – spiega Andrea Postiglione, ceo e web designer – per gli smartphone con sistema operativo Windows, di Microsoft e Nokia. Abbiamo ceduto l’esclusiva per tre mesi, poi arriverà anche la versione per Apple e Android. È un importante passo per la nostra start up, in quanto Microsoft ci aiuta moltissimo in visibilità e marketing e noi diamo loro valore nello sviluppo del mobile game”. Grande entusiasmo anche per la partecipazione a Slush che “per noi che lavoriamo nella gaming industry è il massimo – commenta Postiglione -. Helsinki, con le sue oltre 180 aziende del settore ed i suoi clamorosi casi di successo è diventata la capitale europea del gaming, se non del mondo. Abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con chi sta dominando il mercato dei videogiochi, ma anche l’opportunità di creare network ed eventuali collaborazioni. Soprattutto il rapporto diretto con investitori e publisher internazionali – conclude il ceo di Mangatar – rappresenta un’occasione difficilmente riscontrabile in altri eventi così grandi, grazie alla presenza di un’area dedicata ai meeting, oltre agli spazi destinati agli speech di altissimo livello”.

Il 2012 è stata per i ragazzi di Mangatar l’anno della svolta anche dal punto di vista economico, avendo fatto il salto che tutte le start up si augurano, concludendo l’accordo con la DPixel, la venture capital advisory che è entrata nel capitale della società campana, tramite il veicolo di investimento in capitale di rischio della lussemburghese Digital Investments SCA SICAR. Oggi Mangatar è una srl con doppia sede, in Lombardia e Campania.

“Il nostro fondo – spiega Niccolò Sanarico, membro di DPixel che siede nel cda di Mangatar – ha come obiettivo quello di supportare le aziende italiane che operano prevalentemente nel settore delle tecnologie digitali. La nostra partecipazione nel cda di Mangatar ci permette di seguire direttamente l’indirizzo strategico dell’investimento e massimizzare il valore. Alle partecipate diamo anche supporto a livello di network mondiale e nelle strategie commerciali ad alto livello. Cerchiamo anche di essere promotori di idee imprenditoriali rivoluzionarie,  organizzando iniziative di formazione e scouting come il BarCamper”.

La parte più difficile per società come DPixel è riuscire a prevedere il successo di un’operazione di business, specie in un settore così veloce e volubile come quello del gaming che sforna centinaia di nuovi giochi ogni mese. “Noi spesso scommettiamo sulle persone – aggiunge Sanarico -, ogni investimento è un atto di fede su un team che ci sembra veramente rivoluzionario. E i ragazzi di Mangatar da subito ci hanno dimostrato di avere una marcia in più”.

Per il prossimo anno, l’obiettivo di Mangatar è di estendere gli orizzonti all’estero, dove il mondo del gaming è già consolidato, magari con nuovi investitori e partner per continuare a sviluppare videogiochi e game per smarthphone.

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di Annalisa Lospinuso

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