Smart Control: cos'è e quali sono le tecnologie per controllare merci e processi nel retail | Economyup
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

LA GUIDA

Smart Control: cos’è e quali sono le tecnologie per controllare merci e processi nel retail



Nel retail si usano le nuove tecnologie per controllare lo spostamento delle merci, verificare se sono contraffatte, evitare che siano trafugate, ma anche per fornire al cliente tutti i dati necessari e persino per capire come si comporta all’interno del negozio: è lo Smart Control. Ecco come funziona e alcuni case studies

di Laura Zanotti

13 Feb 2019


Controllare attraverso le nuove tecnologie come si spostano le merci nei magazzini e sugli scaffali, se vengono trafugate, se sono state contraffatte o se per qualche motivo devono essere sostituite, ma anche fornire al cliente tutti i dati di un prodotto o persino arrivare a capire come si sta comportando mentre si aggira per il negozio: sono alcune delle funzionalità di quello che, nel mondo del retail, si chiama Smart Control, controllo intelligente, e che offre tante nuove opportunità di servizio. Quella digital transformation che ha investito il triangolo d’oro della produzione, della logistica e della distribuzione, porta nelle filiere nuovi approcci e nuovi modelli organizzativi incentrati su maggiore velocità ed efficienza. Il tutto a vantaggio di operatori e consumatori.

Smart control: gli ambiti applicativi

Dalla logistica alla sicurezza, dall’infotaiment ai pagamenti, lo smart control aiuta i marchi della distribuzione a governare le 3P (Prodotti, Processi, Persone). Dietro lavora una vera e propria orchestra tecnologica, composita e strategica, ma anche sempre più polifunzionale. Oltre a permettere di presidiare tutte le attività legate alla movimentazione delle merci e al monitoraggio dei processi, infatti, le tecnologie legate allo smart control risolvono le attività di sorveglianza, antitaccheggio e anticontraffazione, offrendo ai brand della distribuzione nuove occasioni di relazione. Ma andiamo per ordine.

Smart control: che cos’è e come funziona

Smart control prima di tutto significa una movimentazione delle merci illuminata dai dati. Grazie all’identificazione automatica univoca, è possibile completare la tracciabilità dei prodotti con la rintracciabilità. È così possibile ritirare dal mercato un lotto che per vari motivi può risultare avariato, scaduto oppure, semplicemente, mal prodotto, minimizzando i rischi. Nel caso di cibi, medicinali o cosmetici lo smart control garantisce la salute e la salvaguardia dei consumatori mentre, nel caso di prodotti difettati, permette di risolvere al meglio brand reputation e customer satisfaction.

I brand della distribuzione che hanno sposato la Internet of Things, infatti, assicurano la qualità e la veridicità di dati e informazioni di prodotto, che in questo modo diventano certificate e garantite. Sistemi avanzati di codifica degli item affiancano ai tradizionali (ma più limitati) barcode l’uso di una sensoristica avanzata, associata all’uso dei tag RFID/NFC e beacon, che coniugano all’Auto-ID, geolocalizzazione, misurazione, monitoraggio e controllo, arrivando a risolvere le aree più critiche dell’antitaccheggio e dell’anticontraffazione, tutelando, al contempo, i brand e i consumatori.

La possibilità di gestire una quantità di dati più precisa e dettagliata in merito a ogni singolo prodotto permette ai brand di mettere a sistema una serie di informazioni importanti, che vanno ben oltre le semplici anagrafiche.

Ad esempio:

. data di produzione

. origine e provenienza del prodotto

. materie prime utilizzate

. fasi di lavorazione

. fasi di trasporto

. fasi di consegna

. data di scadenza (fondamentale nel caso di cibi, cosmetici e medicinali)

Esempi concreti di smart control in Italia

Smart services significa anche smart management. Le opportunità legate all’uso di una multicanalità sempre più integrata ed evoluta stanno facendo la differenza nella relazione e nel business. Vediamo, più in dettaglio, gli ambiti applicativi dello smart control.

  • Inventari

Le smart label rendono più efficienti e veloci gli inventari, assicurando la messa a sistema in tempo reale della merce riducendo cosi i rischi legati all’out of stock.

I tag Rfid integrati nelle etichette di accessori e capi di abbigliamento sono utilizzati dai brand del Luxury (Fendi o Bottega Veneta, ad esempio), del fashion (Liujo o Patrizia Pepe) o del fast fashion (Imperial o Zara). Anche nelle catene sportive (Decathlon, Adidas e Cisalfa) le smart label sono un abilitatore dello smart control, permettendo di fare inventari massivi o anche solo per categoria (quante paia di scarponi da sci ho in negozio e dove, ad esempio). Il tutto in pochi minuti e, soprattutto, senza fermare l’attività in negozio. Lo sviluppo tecnologico oggi garantisce una precisione degli inventari al 99%, che conferma la sua efficienza rispetto a un controllo manuale.

  • Soluzioni antitaccheggio

Gli stessi tag fungono da soluzione antitaccheggio meno invasiva delle placche magnetiche e, allo stesso tempo, più efficace: i lettori, integrati nei varchi di ingresso ed uscita oppure installati a soffitto o nella pavimentazione vicina all’ingresso avvertono per tempo gli addetti preposti alla sicurezza che, in maniera discreta, possono intervenire tempestivamente per bloccare l’azione malevola. Il tutto evitando ai commessi ogni volta la macchinosa operazione di estrazione e gestione delle placche antitaccheggio. Ad adottare questo tipo di smart control su 170 punti vendita, ad esempio, il brand Francesca Rubino (Gruppo Miroglio).

  • Anticontraffazione

I tag, potendo contenere un alto numero di informazioni, possono fungere anche da carta di identità del prodotto, assicurando al contempo i brand e i loro clienti dalla contraffazione e dal mercato grigio. I produttori che non utilizzano un sistema di smart control, infatti, perdono il loro presidio sul processo distributivo: i prodotti passano sì da una fatturazione tradizionale, ma poi vengono immessi sul mercato attraverso venditori non ufficiali, che difficilmente rispettano gli standard di qualità richiesti in termini di supporto e di servizio al cliente. Un impatto negativo che si amplifica se la distribuzione dei prodotti avviene su scala internazionale (ad esempio sul mercato americano o asiatico). In questo caso lo smart control si rivela un approccio vicente da molti punti di vista: basterà un lettore RFID o un portale di accesso tramite password, ad esempio, per permettere a operatori e forze dell’ordine di verificare l’autenticità di un capo. Un produttore può addirittura presenziare alle udienze per prove testimoniali con una prova documentale certa che aiuti i magistrati a capire subito se il capo sequestrato sia o meno originale. A pensarci e ad adottarlo per primo, in Italia, è stato Harmont & Blaine.

  • Infotainment

Lo smart control permette di capitalizzare queste informazioni e di condividerle anche con i consumatori. Ad esempio, installando dei totem in negozio che integrano dei lettori per il riconoscimento del prodotto i cui dati vengono poi visualizzati immediatamente sul display integrato. Una cosa, infatti, è fornire informazioni sulla tracciabilità. Un’altra è garantire che le informazioni fornite siano relative al prodotto di cui si sta parlando. Per capirci: codici a barre e QRCode o similari non garantiscono nulla (un barcode, infatti, può essere duplicato da chiunque). Tramite la generazione di un Qr code sarà possibile mostrare al cliente le informazioni relative a ogni singolo prodotto mediante il suo smartphone o il suo tablet, assicurando però, grazie all’identificazione univoca garantita, che queste informazioni sono certe.

I tag Rfid nei capi di abbigliamento permettono anche di attivare servizi ad alto impatto emozionale. A Milano, ad esempio, Boxeur des Rues ha installato nel flagship store di via Torino due magic mirror che, grazie alle smart label, consentono ai clienti di indossare i capi senza doverli provare. A usare i magic mirror anche Patrizia Pepe, che permette al commesso di gestrire uno smart control ad alto tasso di servizio. Trasformandosi in personal assistant, infatti, l’operatore utilizza lo specchio magico e i capi connessi e comunicanti per consultare immediatamente le informazioni relative al prodotto specifico prelevato dal consumatore, potendo proporgli altri prodotti a supporto delle attività di cross selling e upselling. Il tutto senza dover abbandonare il cliente.

  • Gestione degli accessi (e oltre)

In store, smart control significa anche gestione degli accessi: non solo i varchi che includono i sistemi conta-persone, dunque, ma un uso avanzato dei sensori di temperatura che permettono di rilevare il comportamento della gente che si muove all’interno delle superfici espositive. Se in una zona del negozio si registra un’alta concentrazione di rosso significa che molte persone si trovano in quel punto ed è una zona calda, mentre le zone gialle sono quelle con meno persone e quelle verdi sono le più fredde. A usare questo tipo di mappatura, ad esempio, è Guess in piazza San Babila a Milano. In questo modo il responsabile di negozio può ragionare meglio su come posizionare l’allestimento dei prodotti e favorire un itinerario in negozio ottimizzato. Un’estensione di questo approccio è lo smart control a supporto del neuromarketing. Combinando i sensori legati alla termorilevazione con i sistemi di climatizzazione, è possibile alzare ed abbassare la temperatura da un ambiente all’altro per stimolare gli shopper a spostarsi verso le aree più confortevoli.

 

Laura Zanotti

Ha iniziato a lavorare come technical writer e giornalista negli anni '80, collaborando con tutte le nascenti riviste di informatica e Telco. In oltre 30 anni di attività ha intervistato…