Ecommerce, ecco i numeri in Italia e l'identikit di chi acquista online | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

LA RICERCA

Ecommerce, ecco i numeri in Italia e l’identikit di chi acquista online

13 Ott 2017

Aumentano gli acquisti in rete e i consumatori sono più social, ma il 40% di over 14 non si connette a internet. Tra chi usa il web, 11,1 milioni sono InfoShopper; mentre gli eShopper sono 20,6 milioni. Per le aziende le sfide sono multicanalità e attenzione al cliente. Tutti i numeri dell’Osservatorio Multicanalità

Italiani amanti dello shopping ma ognuno alla propria maniera: i consumatori tendono a distinguersi sempre di più sia negli stili di acquisto sia nel consumo dei media. Nel nostro Paese cresce la frequenza degli acquisti online e i consumatori sono più social, ma resta un 40% di over 14 che non si connette a internet. Inoltre si consolidano gruppi di consumatori con abitudini molto diverse e distanti tra loro: 21 milioni di individui non accedono alla rete, tra chi usa il web si distinguono gli InfoShopper (11,1 milioni) che ricercano informazioni nel processo di acquisto e gli eShopper (20,6 milioni) che invece fanno eCommerce con sempre maggiore frequenza.

È questo il panorama tutt’altro che omogeneo dei consumatori italiani, delineato dall’Osservatorio Multicanalità promosso da Nielsen, School of Management Politecnico di Milano e Zenith Italy, che ha presentato la ricerca 2017 su come sta cambiando in Italia l’approccio allo shopping e alla fruizione mediale.

Vediamo i dati nel dettaglio.

Chi accede alla rete

Da un lato, troviamo 31,7 milioni di individui sopra i 14 anni (60% della popolazione) che, pur con diversi gradi di maturazione, hanno adottato un comportamento multicanale che interessa le diverse fasi del processo d’acquisto (ricerca informazioni, comparazione di prezzi, lettura di recensioni fino all’acquisto vero e proprio); dall’altro, troviamo 21 milioni di individui (40% della popolazione) che non si connettono a internet, sostanzialmente dal 2012. Due gruppi ormai nettamente separati, con una propria stabilità e proprie caratterizzazioni specifiche.

 

InfoShopper e eShopper

Ancora, una seconda forte divisione si riscontra tra gli InfoShopper – che utilizzano la rete  nel processo di acquisto solo per la raccolta di informazioni (11,1 milioni, il 21% della popolazione over 14 e il 35% di chi usa internet) – e gli eShopper – che invece se ne servono in tutte le fasi del processo di acquisto (20,6 milioni, il 39% degli italiani e il 65% degli internet user), divenuti non tanto più numerosi rispetto al 2016, quanto più attivi, avendo aumentato la frequenza con cui comprano online.

E, tra gli eShopper, è evidente la crescita del segmento più evoluto, quello degli Everywhere Shopper (6,6 milioni, +14% rispetto al 2016), che si connettono in qualunque momento e con qualunque dispositivo, anche in mobilità, usando tutti i punti di contatto, online e offline, che il brand mette loro a disposizione per relazionarsi con la marca e con gli altri consumatori. Si tratta di consumatori che utilizzano nel proprio customer journey i touchpoint online e offline in logica seamless, anywhere eanytime e che esprimono una forte dimensione “relazionale/sociale” in tutte le fasi di relazione con la marca.

“La separazione tra internauti (60%) e italiani non connessi (40%) rimane pressoché stabile e l’exploit degli smartphone – in ascesa da anni – non è certo una sorpresa” commenta Christian Centonze, Business Solutions Manager di Nielsen. “La novità è l’aumento del numero di eShopper che utilizzano internet per dare feedback: gli everywhere shopper e i money saver crescono rispettivamente del 14% e del 7%, a dimostrazione della crescente socialità degli acquisti. Le tecnologie digitali e il social web non hanno impattato solo il customer journey, hanno anche frammentato la domanda, creando sempre più bisogni di nicchia e favorendo consumi trasversali – motivo per cui oggi non si parla più di “segmenti di consumatori”, bensì di pubblici, tribù e stili di vita. È una situazione complessa – aggiunge Centonze – ma anche un oceano blu di opportunità. In questo momento le aziende dovrebbero concentrarsi sull’analisi dei dati già disponibili, per intercettare e sfruttare le potenzialità dei vari mercati. Il momento più avventuroso del prossimo futuro è il presente e il presente richiede azioni tangibili.”

L’identikit di chi acquista online

Everywhere Shopper: 6,3 milioni di individui, rappresentano il cluster più evoluto in termini di Multicanalità (+14% rispetto al 2016). All’interno di questo cluster, il 56% degli individui è di sesso maschile e il 43% appartiene ai Millennials, il 48% fa parte della Generation X mentre il restante 9% afferisce ai Baby Boomers. Gli Everywhere Shopper utilizzano i punti di contatto online in qualsiasi momento e luogo, muovendosi liberamente da un canale all’altro nelle varie fasi del processo d’acquisto e, più in generale, di relazione con la marca. Per gli Everywhere Shopper internet è il canale privilegiato nel processo di ricerca informazioni: confrontano prezzi, consultano volantini online e sono attenti all’advertising digitale. Sono inoltre molto attivi sia nel consultare feedback di altri utenti online sia nel condividere i propri.

Money Saver: 5,5 milioni di individui, si caratterizzano per una forte propensione alla pianificazione e per l’attitudine al risparmio (+6% rispetto al 2016). All’interno di questo cluster, il 54% degli individui è di sesso maschile e il 34% è Millennials, il 46% fa parte della Generation X e il 20% è Baby Boomers. Sono coloro che utilizzano la rete nel processo d’acquisto perché lo ritengono uno strumento molto efficace per soddisfare il proprio desiderio di risparmio. Online comparano prezzi, consultano volantini digitalizzati, leggono opinioni di altri utenti, spesso sui social network, in modo da poter pianificare al meglio i propri acquisti.

Cherry Picker: 4,3 milioni di individui, presentano un profilo più conservativo (-16% rispetto al 2016). Sono persone abitudinarie ed amanti delle tradizioni, fortemente legate ai valori familiari e con dotazione tecnologica sotto la media. I Cherry Picker sono anche il cluster che presenta rispetto agli altri una maggior concentrazione di donne (50%). All’interno di questo cluster, il 24% è Millennials, il 48% fa parte della Generation X e il 28% è Baby Boomers. Sono poco sensibili alle tematiche ambientali.

Pragmatic: 4,5 milioni di individui, si caratterizzano come un cluster dal profilo controllato, fortemente razionale e pianificatore, estremamente curioso ed amante dell’innovazione e della tecnologia (-3% rispetto al 2016). All’interno di questo cluster, il 26% è Millennials, il 55% fa parte della Generation X e il 19% è Baby Boomers mentre il 62% degli individui è di sesso maschile. Questi consumatori utilizzano la rete in quanto strumento di servizio in grado di garantire risparmio di tempo ed incrementare l’efficienza del processo di acquisto. Online comparano prezzi, ma non hanno interesse a consultare opinioni altrui né a condividere le proprie.

Il consumo dei media

La frammentazione riguarda anche il consumo dei media, analizzato per la prima volta nella ricerca 2017 grazie a elaborazioni e stime realizzate da Nielsen a partire dai panel delle misurazioni Auditel e Audiweb. Emerge infatti chiaramente come l’apparizione di nuove piattaforme televisive – Free to Air e Pay – in aggiunta all’utilizzo sempre più diffuso del digital abbia parcellizzato la fruizione dei mezzi di informazione: questo non ha significato l’abbandono della tv, bensì una dispersione dell’audience tra le diverse tipologie di canali televisivi e tra i vari canali digital.

Approfondendo l’analisi della fruizione dei media, si vede come la Tv, pur rimanendo il mezzo di comunicazione più utilizzato, raggiunga mediamente ogni giorno (reach media giornaliera registrata nel mese di maggio 2017) il 76% di coloro che non usano internet, contro il 67% dei consumatori più evoluti. Inoltre, il tempo dedicato alla televisione varia molto in base alle varie tipologie di offerta, Generalista, Free to Air (canali digitali in chiaro) e Pay Tv: per gli Everywhere Shopper, il tempo medio giornaliero speso guardando i canali Free to Air (172,6 minuti) supera quello per i canali Generalisti (162 minuti), un fenomeno che dimostra come il contenuto divenga il fattore centrale nella scelta delle piattaforme di fruizione da parte di questi consumatori.

Quanto all’uso dei media digitali, il tempo speso giornalmente e la percentuale di popolazione che li ha utilizzati si disperdono su una molteplicità di piattaforme diverse, qualunque sia il tipo di consumatore che si analizza. Ad esempio, la reach massima media giornaliera degli Everywhere Shopper – il segmento più evoluto in termini di fruizione dei canali digitali – raggiunge il 42% per social network, piattaforme di Instant Messaging e search. Questi risultati pongono le aziende dinnanzi a molteplici sfide: innanzitutto, la necessità di entrare in contatto con una larga parte della popolazione, il 40% di chi ha più di 14 anni, che non si connette a internet e non accede ai canali digital, ma guarda la televisione; e, d’altro canto, di interagire invece con un cluster di consumatori evoluti, gli Everywhere Shopper, sempre più propensi a dialogare con la marca in maniera diretta sui canali social, che fruiscono in egual misura di differenti  tipi di media in logica seamless, anywhere e anytime e che amano ricevere contenuti personalizzati sia sul mezzo televisivo sia su quello digitale. Inoltre, va gestita la dispersione dell’audience televisiva sui diversi canali Tv (Tv Generalista, Pay Tv e Free to Air), passando a offerte di contenuti personalizzate, anche di advertising, in modo da sfruttare le enormi opportunità che nascono dal contattare l’audience di riferimento, nel momento e contesto giusto.

Le aziende – in questo contesto caratterizzato da forte complessità, da continua evoluzione e progressiva polarizzazione dei comportamenti – si trovano quindi di fronte alla sfida di sviluppare strategie e iniziative che, permettendo di ricomporre la Media and Shopping Fragmentation, siano in grado di costruire relazioni profonde e creare valore nel tempo.

Le sfide future per le aziende

Le aziende si trovano quindi di fronte alla sfida di sviluppare strategie e iniziative in grado di costruire relazioni profonde, sia in termini di comunicazione sia di punti di contatto (touchpoint), con macro-categorie di consumatori che non solo hanno comportamenti fortemente differenti, ma che sempre più si allontanano e cristallizzano le proprie caratteristiche.

“È ormai evidente che, se si considerano i comportamenti di acquisto, le persone si informano ed eventualmente acquistano secondo una pluralità di canali e di punti di contatto – commenta Giuliano Noci, ordinario di Strategia di marketing al Politecnico di Milano e Direttore scientifico dell’Osservatorio Multicanalità -. Infatti, quasi il 60% degli italiani combina in modo più o meno integrato mondo fisico e mondo digitale: si va da chi è molto poco connesso a internet, a chi lo usa per informarsi insieme ai canali tradizionali per poi decidere, a chi acquista via eCommerce con sempre maggiore frequenza, avendo apprezzato l’esperienza”.

“Quindi – prosegue Noci – la multicanalità è ormai un obiettivo ineludibile per le imprese, ma bisogna fare attenzione perché i comportamenti sono diversi e alle aziende è richiesto di scoprirli, analizzarli e costruire esperienze consistenti, altrimenti rischiano, stando nel mezzo, di non raggiungere nessuno. Il primo passo è scontato, ma spesso trascurato: bisogna studiare il proprio consumatore, soprattutto nel dipanarsi del suo sistema di interazioni, in modo da capire che ruolo può giocare ogni punto di contatto, dalla mail, al banner, ai call center. Si può cominciare gradualmente, ma già una prima fase qualitativa di studio è molto importante, perché aiuta a progettare. Poi semmai arriveranno i Big Data”.

“La sfida che attende le aziende già domani si articola su tre dimensioni  – Commenta Luca Cavalli CEO di Zenith Italy -. La prima è quella di passare da un sistema product-driven ad uno consumer-driven che ponga il consumatore come origine del pensiero aziendale. La seconda è quella di passare da un’economia della gestione ad un’economia dell’innovazione costante, per stare al passo con l’evoluzione del mercato e delle sue componenti. È la capacità che abbiamo di fornire servizi e prodotti personalizzati ai nostri clienti e ai clienti dei nostri clienti. La terza è la dimensione tecnologica, che abilita le prime due e permette l’incontro tra aziende e consumatori a livello potenzialmente individuale e l’erogazione di prodotti e servizi altamente profilati. E qui entriamo nel mondo dell’intelligenza artificiale e del machine learning. Siamo in una nuova economia con nuove metriche. Oggi possiamo parlare di Attention Economy ma anche di Expectation Economy per sintetizzare il cambio strategico che ci vede protagonisti nel raggiungere in maniera davvero efficace dei consumatori sempre più volatili ed esigenti. Questa è la strada che porta alla Personalizzazione.”

 

  • 206 Share

Articoli correlati