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Data Management nel retail: dati, efficienza e meno sprechi



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Per un punto vendita, valorizzare il dato significa poter anticipare i trend, attrarre nuovi clienti e competere con realtà più grandi e strutturate. Analizziamo sfide, modelli e strumenti che rendono possibile l’evoluzione

Pubblicato il 21 gen 2026



Data management nel retail
Data management nel retail

Negli ultimi anni, i retailer hanno aumentato gli investimenti in digitalizzazione portandoli a oltre il 3% del loro fatturato (Osservatori PoliMI), segno evidente di una consapevolezza diffusa del valore del dato. D’altronde, nonostante la corsa verso omnicanalità, automazione e AI, la base su cui poggia tutto ciò è la capacità di ottenere informazioni affidabili e integrate sul proprio business, possibilmente in tempo reale. E questo, che può sembrare scontato per una grande catena retail, non lo è per lo specifico punto vendita.

Frammentazione e data quality ostacolano l’evoluzione dei punti vendita

In Italia, non tutto il retail si muove alla stessa velocità. I dati ISTAT mostrano un andamento piuttosto consolidato: mentre la grande distribuzione continua a registrare un aumento di valore delle vendite, le imprese su piccola scala faticano a tenere il passo. È un dato che racconta molto della struttura del nostro Paese, fatta di centinaia di migliaia di punti vendita indipendenti che rappresentano ancora il cuore della distribuzione fisica e che, logicamente, non hanno le stesse risorse, tempo, competenze e strumenti delle grandi insegne.

Questo scenario si riflette anche sulle iniziative di digitalizzazione, nonostante i molti passi avanti fatti negli ultimi anni. Secondo Simone Lolli, Sales Manager di DTR, azienda italiana specializzata in prodotti e servizi per la digitalizzazione del punto vendita, “i retailer hanno digitalizzato molto, spesso per obblighi normativi come la fatturazione elettronica o il registratore telematico. Il problema non è la volontà di innovare: è il mosaico di sistemi che si è creato nel tempo. Ogni negozio produce dati ovunque, ma con strumenti scarsamente integrati, e questo rende difficile ottenere una fotografia attendibile ed efficace del punto vendita”.

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Simone Lolli

Sales Manager di DTR Itlay

Simone Lolli

Per ottenere un quadro completo, bisogna aggiungere almeno altri due fattori: in primis, il fatto che i titolari sono figure 100% operative, che non hanno competenze né tempo da dedicare all’analisi dei dati; in secondo luogo, la frammentazione genera scarsa qualità del dato. Nel punto vendita, piccoli errori possono non fare rumore, ma nel tempo creano scostamenti che di fatto condizionano la cultura e la fiducia nel dato.

Come fare data management nel retail, dalla scelta dei dati al reporting

Fare data management nel retail non può tradursi in progetti IT complessi o in piattaforme enterprise. Significa, molto più semplicemente, introdurre attività e sistemi che si integrino con l’operatività quotidiana e diano ordine, coerenza e continuità alle grandi quantità di dati che il punto vendita produce ogni giorno, tra vendite, giacenze, listini e ordini ai fornitori.

I pilastri informativi del punto vendita

Ogni attività commerciale ha una sua dinamica operativa: un ristorante produce dati diversi rispetto a un centro estetico, così come una boutique di abbigliamento ha flussi informativi differenti da un minimarket o da un negozio di elettronica.

Eppure, al netto delle differenze, esiste un denominatore comune da cui partire per un percorso di data management vincente: le transazioni, i prodotti/servizi, i processi amministrativi e le giacenze. Queste sorgenti costituiscono il cuore informativo del punto vendita, i flussi che raccontano in tempo reale cosa sta accadendo.

Creare integrazione tra le fonti

L’integrazione è la fase che genera la maggior parte della complessità. La registrazione delle vendite è il primo flusso che prende forma in qualsiasi attività commerciale, ma il punto cassa non sempre è integrato con il gestionale, con il sistema di fatturazione o con l’e-commerce, nel caso ci sia.

Qui, semplificare è fondamentale. È necessario mappare le sorgenti informative e creare un collegamento stabile e automatizzato tra i flussi sulla base di obiettivi chiari: allineare venduto e stock, comprendere i trend di consumo, valutare i margini, progettare e migliorare i flussi interni.

Mantenere il dato pulito e utilizzabile

SKU duplicate, giacenze non aggiornate, listini non allineati, articoli battuti come “generico” sono piccoli errori fisiologici che, nel tempo, distorcono l’informazione. Eliminare queste frizioni non richiede tecnologie complesse, ma software personalizzati sulla specifica attività e sui processi che la governano.

Valorizzare il dato in forma automatica

Se vuole essere utile, il dato deve generare insight fruibili in tempi brevi. Quando la generazione di informazioni diventa automatica, il data management genera risultati e diventa automaticamente sostenibile.

Gli strumenti più efficaci – spiega Simone Lolli – sono quelli pensati per semplificare il lavoro quotidiano. Un punto vendita non ha analisti né team IT, ma ha ugualmente bisogno di capire (subito) se un reparto sta andando sotto le aspettative, se una categoria rischia la rottura di stock o se emergono anomalie ricorrenti. Il nostro obiettivo è accompagnare i retailer verso un modello data-driven che sia compatibile con i loro ritmi e con le loro priorità. Per esempio, ai clienti dei nostri registratori telematici mettiamo a disposizione servizi come RT-User, che acquisiscono i dati dei corrispettivi e li trasformano in insight immediati, convertendo un obbligo normativo (quello del registratore telematico, ndr) in un’opportunità”.

Oltre gli analytics: verso un ecosistema integrato per il punto vendita

La valorizzazione del dato transazionale è uno degli interventi rapidi che possono rendere un punto vendita più efficiente, pronto al futuro e competitivo rispetto a realtà strutturate che stanno già adottando soluzioni avanzate, anche AI-based. Ma non è l’unico.

Un altro ambito chiave – ci spiega DTR – è proprio l’evoluzione del punto cassa, che da sempre è il cuore transazionale di qualsiasi esercizio commerciale. A tal fine, l’azienda italiana ha sviluppato MoitoIOT, un applicativo che rende il registratore di cassa il cuore operativo del negozio: transazioni, processi amministrativi e contabili, monitoraggio dell’inventario, organizzazione degli articoli passano così da un’unica interfaccia, personalizzabile in base ai processi del singolo negozio.

Poi, DTR ha sviluppato diverse verticalizzazioni per settori specifici — dai ristoranti ai negozi di ottica — progettate per ottimizzare i flussi tipici di ciascuna attività e dialogare con i dispositivi utilizzati nel settore, come totem e tablet nella ristorazione moderna. Tutto ciò permette all’azienda di adottare uno sguardo davvero sistemico sull’evoluzione dei punti vendita: non solo fornitura di hardware e software, ma la traduzione concreta di una visione di negozio moderno, integrato e fondato sui dati.

(Contributo editoriale realizzato in collaborazione con DTR Italy)

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