Car Sharing peer to peer: è boom negli Usa, in Italia ancora regole troppo rigide - Economyup

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Car Sharing peer to peer: è boom negli Usa, in Italia ancora regole troppo rigide



Negli Stati Uniti Tura e Getaround, piattaforme P2P per noleggiare un mezzo o offrire la propria vettura temporaneamente inutilizzata, registrano da febbraio incrementi del 40%. E in Italia? Realtà come Auting si sono affacciate al mercato. Ma la burocrazia rischia di frenare il car sharing peer to peer

di Roberto Artigiani

21 Mag 2021


Car sharing peer to peer

Uno degli effetti della pandemia nel settore della mobilità negli Usa è stata, per varie ragioni, un’esplosione del mercato del car sharing peer to peer:  piattaforme P2P come Tura e Getaround, che consentono sia di noleggiare un mezzo sia di offrire la propria vettura temporaneamente inutilizzata, vedono da febbraio incrementi nei guadagni settimanali del 40%. E in Italia che futuro potrebbe avere la condivisione di automobili peer to peer? Vediamolo insieme.

L’effetto pandemia sul mercato dell’auto

Il mercato del noleggio auto sta uscendo da periodo particolarmente duro causato dalle restrizioni legate alla pandemia, ma le grandi sofferenze potrebbero portare con sé anche alcune novità. Le tendenze già presenti nel settore infatti potrebbero subire una forte accelerata, dopo che le esigenze di mobilità di tanti italiani si sono riconfigurate.

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In particolare, il car sharing sembra destinato ad occupare un’importanza sempre maggiore nel mix di mobilità. Se fino al 2019 l’Osservatorio sulla Smart Mobility fotografava una netta crescita, la quarantena e i successivi sviluppi hanno di fatto causato un terremoto di dimensioni epiche nel settore. Ma ora, anche grazie alla prospettiva di un lento ritorno alla normalità, potremmo ricordare il 2021 come l’anno in cui abbiamo cambiato il modo di spostarci, soprattutto in città.

Non solo stiamo vivendo l’esplosione della micromobilità fatta da biciclette, monopattini e scooter elettrici, ma prossimamente potremmo assistere all’abbandono dell’auto di proprietà in favore di soluzioni alternative come il noleggio a lungo termine e il car sharing a flusso libero (free-floating) e tra privati (peer-to-peer).

Forse “abbandono” può essere un termine troppo forte, vista la tradizionale tendenza nostrana a considerare l’auto uno status symbol, ma in ogni caso è indubbio che una nuova sensibilità si sta diffondendo. Accanto alle soluzioni di car pooling e car sharing “tradizionale”, ossia gestito da società che propongono accessi previa sottoscrizione di un abbonamento o a consumo, si sta facendo strada un nuovo modello di noleggio tra privati.

Se da un lato è vero che si tratta di una frontiera ancora poco diffusa nella penisola, la costante crescita degli iscritti ai servizi di car sharing tradizionale e del noleggio a lungo termine, dimostra l’interesse verso forme di accesso alla mobilità privata e individuale che oltrepassano il vecchio concetto di auto di proprietà.

Il car sharing peer to peer in Italia: le startup ci sono ma la normativa è rigida

Non si tratta esattamente di una novità, nemmeno per l’Italia, dove nel 2017 è iniziata l’avventura di Auting, la prima piattaforma nel nostro Paese dove i possessori di un’auto inutilizzata possono metterla a disposizione di chiunque sia disposto a riconoscergli un rimborso (come avviene con la casa su Airbnb, per esempio). Da allora altri player come Popmove, GetMyCar, I-Link si sono affacciati sul mercato, che però è rimasto residuale – tanto da non venire quasi considerato dall’ultimo Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility – anche a causa di una normativa rigida. Per il noleggio vero e proprio, infatti, è necessario che la vettura sia appositamente immatricolata per “uso terzi da locare senza conducente”, un’operazione costosa e che prevede dei vincoli, che non si conciliano bene con la logica di un’offerta fluida per definizione, come tutti i servizi MaaS (Mobility as a Service). 

Car sharing peer to peer: il ruolo delle assicurazioni

Gli aspetti assicurativi sembrano al momento gestiti, anche se non esattamente risolti, grazie al lancio da parte di Reale Mutua di una copertura specifica a tutela dei proprietari così come di chi si trova a guidare l’auto temporaneamente.

Inutile dire che questi ostacoli burocratici rappresentano un freno a quello che potrebbe essere un’opportunità per molti: grazie allo smart working infatti non sono pochi gli italiani che stanno lasciando e continueranno a lasciare ferma la propria quattroruote per diversi giorni al mese. A maggior ragione in un momento in cui alcune categorie di lavoratori in difficoltà potrebbero trovare un supporto economico non indifferente nel noleggio P2P. Il portale Auting stima che un’auto costi in media tra i 1.500€ e i 3.500€ all’anno e che rimanga inutilizzata per il 95% del suo ciclo di vita.

Car sharing peer to peer nel mondo

Nel Nord Europa, in Francia e soprattutto negli Stati Uniti la pratica di condivisione della vettura tra privati è invece una realtà consolidata, presente sul mercato da una decina di anni, anche se tutto sommato ancora minoritaria rispetto all’opzione di noleggio tradizionale. Tuttavia negli USA un accavallamento di cause sta spingendo il settore a livelli mai visti sia in termini di domanda e offerta che di prezzi.

La pandemia ha colpito le società di noleggio auto in tutto il mondo, ma in America il calo repentino di utenti ha mandato in crisi il settore. Un nome storico come Hertz ha dichiarato bancarotta e in generale le aziende hanno cercato di ammortizzare le perdite e abbassare i costi svendendo in massa il loro parco vetture (-31% vetture per Avis Budget Group e 198.000 auto vendute da Hertz solo nel secondo semestre del 2020). Ora, con l’avanzare spedito della campagna di vaccinazione nel Paese, il turismo e gli spostamenti stanno ricominciando a crescere, ma il settore appare del tutto impreparato a soddisfare la domanda.

Le ormai note difficoltà legate alla fabbricazione di microchip infatti stanno comprimendo drasticamente la produzione di molti beni tra cui anche le automobili: per ogni auto servono diversi processori a bassa complessità e basso costo, ma i produttori di silicio preferiscono concentrare i loro sforzi su quelle fasce di mercato più redditizie (come i ben più sofisticati chip per smartphone e computer). Tutto ciò sta causando una forte scarsità di hardware, che rallenta fortemente la produzione automobilistica mondiale. La conseguenza finale è che le società di noleggio stanno incontrando enormi difficoltà a ricostituire il loro parco auto.

Con l’allentamento delle restrizioni, un numero crescente di americani sta riprendendo a usare l’auto anche solo per brevi tragitti, magari per fare acquisti o visitare parenti e amici rimasti lontani per mesi. I prezzi per l’affitto di un veicolo sono arrivati alle stelle in tutto il Paese e in alcune località di maggiore interesse turistico sono quasi triplicati rispetto a prima della pandemia. Sempre più utenti quindi si stanno rivolgendo a piattaforme P2P come Tura e Getaround (che da febbraio vedono incrementi nei guadagni settimanali del 40%), sia per noleggiare un mezzo che per offrire la propria vettura, con tassi di crescita che arrivano al 150%.

Se dovessimo scattare una foto in questo momento al mercato della mobilità e del noleggio auto, apparirebbe sicuramente mossa, vista la rapidità con cui stanno avvenendo grandi cambiamenti nella società e nella stessa industria automobilistica. Anche se l’Italia appare, come spesso avviene, ai margini degli stravolgimenti più grandi, non ne risulta nemmeno immune. In definitiva, forse è ancora presto per tirare le somme su una tendenza in corso di sviluppo e che dovrebbe dispiegarsi nei prossimi anni, ma probabilmente non è troppo tardi per chiedersi “sarei disposto a lasciare la mia auto a uno sconosciuto per qualche giorno?”.

Roberto Artigiani

Appassionato di tecnologia in tutte le sue applicazioni, implicazioni e complicazioni, ma quando non scrivo torno analogico: leggo classici, ascolto musica dei tempi andati e guardo cinema d'antan