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Mini-guida

E-mail marketing: come generare una call to action efficace se sei una startup

15 Mar 2016

Le campagne di e-mail marketing hanno redemption altissime. Il problema è che ogni giorni i clienti vengono sommersi da centinaia di e-mail. Le strategie di ingaggio per suscitare la loro attenzione sono diverse. Ecco i suggerimenti da seguire per un invito all’azione vincente

Qualsiasi sia il core business, ogni startup ha di fronte una serie di sfide diverse. Tra queste rientra una buona strategia di comunicazione. Direct marketing e social media sono senz’altro canali fondamentali per ingaggiare e fidelizzare clienti. Come impostare, dunque, una call to action efficace in un’azione di e-mail marketing?

Esistono una serie di indicazioni importanti. Ecco una mini-guida che sintetizza gli elementi fondamentali da tenere in considerazione.

L’importanza dell’oggetto
Ognuno di noi riceve quotidianamente una mole significativa di e-mail e l’oggetto del messaggio è quello che salta all’occhio come primo elemento di attenzione. Secondo i dati dello specialista Convince and Convert, in base al tipo di oggetto il 35% degli utenti sceglie se aprire o meno il messaggio e il 69% se contrassegnarlo come spam. Ma come è composto l’oggetto perfetto? La prima cosa da fare per costruire una e-mail è concentrarsi sul titolo. In che modo? Focalizzandosi sul destinatario della missiva. È molto importante studiare un linguaggio e un argomento che possa davvero interessare il target. Attenzione dunque alla ricerca semantica: esistono, infatti, termini caldi e termini freddi che possono suscitare o meno attenzione al vostro messaggio. Anche solo la scelta di un sinonimo potrebbe fare la differenza.

La personalizzazione del messaggio
Il valore percepito di un messaggio può essere influenzato dal tono e dallo stile del messaggio. La società di analisi di marketing Retention Science ha esaminato oltre 267 milioni di messaggi per un totale di 543 campagne. I ricercatori hanno scoperto che le e-mail che si rivolgono al destinatario dandogli del “tu” e inserendo il suo nome nell’oggetto ottengono il 2,6% in più di aperture rispetto alle altre.

Le parole ad effetto
Se l’oggetto di una mail perfetto non c’è, esistono però alcune parole magiche tra cui quella notoriamente più ad effetto è “gratis”. A destra, nel 2013 Subject Line Analysis Report, ha analizzato il comportamento dei destinatari di più di 2,2 miliardi di e-mail e ha decretato che i messaggi riportanti nell’oggetto la dicitura “consegna gratuita” sono stati aperti nel 50,7% dei casi, segnando fino a un click-through rate del +135,4%.

La concisione funziona sempre
Less is more recita il marketing e nell’era della multicanalità esagerata il principio secondo cui è meglio usare poche parole efficaci che molte inefficaci ha tutto il suo perché. Senza contare che molti provider di posta elettronica visualizzano un numero abbastanza limitato di caratteri rispetto all’oggetto della e-mail (numero che si restringe ulteriormente nel caso di visualizzazione da smartphone o tablet). La società di analisi Retention Science, dopo aver analizzato 267 milioni di e-mail, ha decretato che l’oggetto perfetto non dovrebbe mai superare le dieci parole. Dello stesso avviso è lo specialista nell’ambito del direct marketing MailUp che nell’Osservatorio 2014 fa notare come la maggior parte delle e-mail analizzate abbia un oggetto di quaranta-sessanta battute e segni però un tasso di apertura più basso (meno del 7%) rispetto ai casi virtuosi in cui l’oggetto non va oltre le 20 battute (raggiungendo un tasso di apertura del 15%).

Attenzione a non abusare di emoticon e simboli unicode
L’aspetto che più di ogni altro attira l’attenzione è senza dubbio quello grafico, su cui l’occhio cade ancora prima di aver letto il testo dell’oggetto. Un conto, però, è una comunicazione BtC e un’altra una comunicazione BtB: “faccine” e simboli unicode possono non essere adatti quando ci si rivolge a utenti business ma è pur vero che anche il semplice utilizzo di parentesi (siano esse quadre o tonde) può aiutare a rendere più dinamico l’aspetto visivo di un oggetto. Esistono test che hanno dimostrato come inserire in alcune e-mail il nome della società tra parentesi può innescare un tasso di apertura più elevato rispetto a quello delle e-mail che riportavano oggetti senza il segno interpuntivo. Per lo stesso principio – ma anche per il senso di precisione e specificità che comunicano – anche i numeri (o le percentuali) sono ottimi alleati per la costruzione dell’oggetto perfetto.

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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