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La buona economia

Suba Seeds, multinazionale tascabile ma fa shopping all’estero

31 Gen 2014

L’impresa romagnola produttrice di sementi ha rilevato per 6,5 milioni di dollari l’azienda Usa Condor Seed Production. Ed è solo l’ultima operazione di acquisti e fusioni che negli anni della crisi hanno fatto crescere i ricavi della società del 50%

La sede a Longiano di Suba Seeds
Di imprese italiane che fanno shopping di aziende all’estero non ce ne sono tantissime. Ma quelle che ci sono riescono a fare acquisizioni anche in un mercato ultracompetitivo come quello americano. Una di queste è Suba Seeds, una società di Longiano (Forli Cesena) produttrice di sementi che ha appena rilevato per 6,5 milioni di dollari Condor Seed Production, un’azienda Usa con sede a Yuma, in Arizona, attiva nello stesso settore.

Suba Seeds non è nuova a questi colpi. La società, fondata 40 anni fa da Augusto Suzzi, vanta una storia di acquisizioni e fusioni che ricorda, per numero di affari conclusi, i percorsi delle multinazionali più note. La compagnia romagnola, che dal 2011 è una vera e propria holding, ha infatti comprato diverse ditte (tra cui Sipas Packaging e Royal Seeds) e altre ne ha create per internazionalizzarsi (tra cui Suba&Unico, frutto di una fusione, e Suba France) o per confrontarsi con altri settori (Suba Alimentare).

Insomma, i titoli per meritarsi l’appellativo di “multinazionale tascabile” ci sono tutti. E anche i numeri, visto che l’esercizio chiuso a metà 2013 ha visto un fatturato di 46 milioni di euro (con un aumento del 13% rispetto al 2012) e un utile netto di 3 milioni. Negli ultimi cinque anni, ovvero in piena crisi, i ricavi sono cresciuti del 50%. “Da quando abbiamo iniziato la nostra attività, nel 1974, non abbiamo mai avuto perdite”, dice Suzzi, che oltre a essere il fondatore della società ne è ancora il presidente.

Quella di fare acquisizioni è stata, ed è, una vera e propria strategia anticrisi per il gruppo di Longiano, che dà lavoro a oltre 200 persone. “Andare sul mercato con diverse aziende è un vantaggio: le possibilità di vendere gli articoli che produciamo sono molto maggiori”, spiega il patron.

Uno dei principi di fondo è che quando i competitor si possono inglobare attraverso delle acquisizioni, è meglio farlo. Condor Seeds, l’azienda acquisita un mese fa, specializzata nel mercato denominato “baby leaf”, era appunto una concorrente, soprattutto nei Paesi dell’Est. “Ora lavoriamo a braccetto anziché scontrarci”, afferma Suzzi. “Loro producono articoli che noi non commercializziamo e noi facciamo prodotti che loro normalmente acquistano sul mercato. Adesso possiamo gestire internamente la compravendita di questi prodotti”.

Il gruppo è diventato uno dei leader mondiali nel settore sementiero, dalla produzione alla selezione fino alla vendita. E una spinta

Suba Seeds, reparto selezione
determinante è arrivata dall’ingresso in mercati asiatici ad alto potenziale. “È dal 1986 che vendiamo all’estero, ma all’inizio non penetravamo in Cina e in India perché erano, e sono tuttora, mercati difficili. Ma da quando siamo riusciti a imporci anche lì, i risultati sono migliorati”.

La recessione però non risparmia nessuno e se ci si limita ad espandersi solo nel proprio comparto, senza guardare a possibili diversificazioni, i rischi aumentano. Ecco perché Suba Seeds si è lanciata anche in altri segmenti, come l’alimentare. “Nonostante abbiamo ancora poca esperienza nel settore e la concorrenza sia spietata, stiamo andando discretamente bene”, aggiunge il fondatore.

Un altro punto di forza, non scontato per un’impresa made in Italy che cresce a questi ritmi, è stato il fare continui investimenti in ricerca anche dicendo no a dividendi importanti. “Io e mia moglie – racconta Suzzi – non abbiamo avuto figli e quindi abbiamo considerato la nostra azienda come una figlia. E su di lei abbiamo concentrato le nostre energie. Su di lei abbiamo investito tutti gli utili: per vivere ci basta poco, le nostre esigenze sono molto limitate”.

Con lo stesso approccio un po’ “contadino”, l’azienda ha gestito i rapporti con il suo personale. Tanto che, sottolinea il presidente, “non c’è mai stata un’ora di sciopero e il primo dipendente assunto, Gualtiero Broccoli, nel lontano 1976, è ancora dei nostri e oggi è il responsabile generale del nostro magazzino nonché uomo di massima fiducia: non si muove foglia che Gualtiero non voglia”.

La semina è stata fatta bene, per usare un gioco di parole. Procedendo così, il gruppo punta, insieme a Quadrivio sgr (che a fine 2012 è entrata nell’azionariato, acquisendone il 52%), ad arrivare a 100 milioni di fatturato in massimo tre anni.

 

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