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La scoparsa di Loro Piana

La difficile scelta (e la lezione) di un signore del Made in Italy

20 Dic 2013

Pochi giorni dopo la chiusura della vendita a LVMH, è morto a Milano Sergio Loro Piana che con il fratello Pier Luigi aveva trasformato un’azienda familiare in una multinazionale del lusso. Ma senza poter affrontare la sfida del mercato globale. La sua scelta, criticata ma inevitabile, resta una lezione per tutto il sistema

Se n’è andato un signore del Made in Italy. Sergio Loro Piana, scomparso giovedì a notte a Milano a 69 anni dopo una lunga malattia, aveva la naturale eleganza di chi si muove con disinvoltura nella vita senza esibire la storia e la ricchezza di una famiglia che da Biella ha creato un marchio internazionale del lusso. Ho avuto la fortuna di conoscere Sergio una collezione dopo l’altra e con lui si parlava spesso di sigari e ricordo ancora quella volta che me ne fece avere alcuni da assaggiare avvolti nella carta stagnola: mi colpì la semplicità quotidiana della soluzione per proteggere un prodotto pregiato. Era la sua cifra e quella di tutta l’azienda. Uno stile fatto di qualità, riconosciuta a livello internazionale, e di sobrietà.

Per uno di quesi strani giochi temporali della vita Sergio se n’è andato pochi giorni la chiusura della cessione dell’80% della società a LVMH. Era stata una vendita accolta, lo scorso luglio. dalle polemiche di chi vedeva “scippato” dai francesi, anche se a caro prezzo, un’altro pezzo pregiato del Made in Italy. Sergio aveva difeso con convinzione l’operazione in diverse interviste e aveva fatto capire che se non proprio di una resa si trattava di una dolorosa presa di coscienza: da soli seppure sani, forti e apprezzati non sarebbero riusciti a vincere la sfida del mercato globale di fronte a gruppi internazionali come LVMH che hanno creato massa critica ed economia di scala. Sergio era convinto che la sua scelta avrebbe creato nuovo valore e portato lavoro in Italia, perché qui sta il patrimonio materiale e immateriale dei marchi come quello di Quarona, provincia di Vercelli. Adesso si capisce che dietro quella scelta c’è stata anche la consapevolezza del suo stato di salute, forse stanchezza, sicuramente il senso di resposabilità che l’ha spinto, da erede e custode di una storia imprenditoriale, ad assicurare un futuro più sereno e forte al gruppo e a tutta la gente che ci lavora. 

Quante sono le aziende del Made in Italy che, seppur di qualità, non hanno le risorse finanziarie necessarie per crescere nel mondo, per integrare la filiera dalla produzione al commercio? Molte. E quanti sono i possibili compratori italiani? Certamente molti ma molti meno. Se è vero, è inevitabile che altri prima o poi faranno la stessa scelta di Sergio Loro Piana. E sarà troppo facile per tanti polemisti d’occasione e allenatori da Bar Sport criticare e strillare. Non è certo con le polemiche, e con i piagnistei, che si affronta la conccorenza internazionale. 

 

 

 

di Giovanni Iozzia